Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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Il Teatro delle Moire nasce alla fine degli anni 90 in un periodo in cui il mercato teatrale è in totale discesa vincolatosi ormai a un viziato e vizioso sistema di sovrafinanziamento pubblico e adagiatosi sugli allori di questo.

Una gang d’istituzioni riconosciute “meritevoli” del soldo pubblico per investitura divina in uno scenario quindi sclerotizzato su sé stesso e nella sua stessa tradizione, situazione che escludeva in partenza i nuovi competitors che volessero affacciarsi su tale mercato.

Contro la maggior parte delle previsioni invece, complice di una forza data forse proprio dalla sua stessa indipendenza, il Teatro delle Moire riesce nella missione di crearsi una sua identità viva e pulsante, imbastendo un progetto artistico capace di resistere e fortificarsi nel corso della prova del tempo: oggi è una realtà coperativa da ormai tanti anni che guardandosi alle spalle può compiacersi del solco lasciato dal suo passaggio, da quanto, indipendentemente, sia riuscito ad edificare sulle basi della sola passione che ne ha animato ogni passo.

Uno spirito trasversale che, poeticamente, si è sempre legato al pensiero di un teatro che fosse, in primis, il mettere in scena sé stessi, presentandosi tenendo conto delle vite di ogni singolo tassello che concorresse nel formarne il disegno: un’ operazione sfociante in quanto si può forse definire come drammaturgia iconica del pop.

In questo scenario di auto-ricerca, o forse meglio di scoperta dei leitmotiv della collettività attraverso l’analisi del proprio vissuto, si inserisce anche il fortunato Songs For Edgar, in scena dal 4 all’ 8 Febbraio al CRT Triennale.

Edgar Allan Poe è il tema cardine della “messa in scena”: riconosciuto nel suo ruolo di artista come uno dei più influenti della modernità sarà indagato e metodicamente fotografato per riuscire ad esplorare quell’ oscuro e allucinato universo dark di cui fu padre e che a sua volta è diventato nel tempo ispirazione e talvolta incipit su cui sono state edificate opere nuove e svariate.

Uno spettacolo crossmediale che accosterà alla componente teatrale un’ anima musicale animata dal lavoro di Camilla Barbarito, “generatrice di suoni” che con questi scandirà il ritmo dello spettacolo, il viaggio nel Nero che è l’esperienza di Allan Poe.

Lo scopo del lavoro è, a detta del regista Attilio Nicoli Cristiani, la creazione e l’esposizione di

 uno spettacolo borderline fra le singole arti in gioco, la realizzazione di un’ opera teatrale sviluppata come un live musicale, un’ infrastruttura multi-artistica attorno allo scheletro di una “scaletta”, del susseguirsi delle singole tracce.

Non si tratta di uno spettacolo canonico, non ci sarà una drammaturgia vera e propria ma un susseguirsi di immagini e canzoni: la sacerdotessa, demiurgo di scena, aprirà il palco andando ad animarne le sonorità e progressivamente su queste il Teatro delle Moire concretizzerà i singoli temi creando visività e recitazione, evocando innanzi al pubblico immagini che da Allan Poe andranno a svilupparne ciò che nel tempo è stata la scia.

Quella delle Moire non è “avanguardia“, questa è di fatto forse una parola vetusta che oggi non ha più senso di esistere. Adesso la rottura degli schemi in generale è un qualcosa che è ben lontano dal mondo dei teatri italiani contemporanei: lo stesso CRT, che nacque come centro di ricerca teatrale votato all’ indagare le nuove forme della messa in scena, non è più avanguardia ma un melting pot di artisti differenti, un grande contenitore in cui certo la ricerca sussiste ma in modo blando (seppur comunque sostanzioso paragonando questa realtà a quella generale del Teatro nostrano).

Il luogo delle avanguardie si è spostato nei Festival, che seguono e formano gli artisti in un percorso completo,  andando a stimolarne la creatività e spronandoli nel non seguire campi usuali e/o comunque già traversati da altri.

Resta comunque interessante il vedere una partecipazione fra CRT Triennale e Teatro delle Moire, fra due nomi che, ad ogni modo, spesso nel tempo hanno sulla sperimentazione e sull’ antiquotidianità basato il loro lavoro.

“Muovendoci in un terreno che ha dato origine ai topoi della rappresentazione noir, macabra e dell’orrore, ci siamo avvicinati anche ad altri artisti, come ad esempio Jan Svankmajer, strepitoso cineasta e artista della stop motion che si è accostato all’horror in modo assolutamente singolare.

Abbiamo indagato tutta quella materia ambigua tipica delle leggende e dei racconti popolari, che hanno poi originato molte delle fiabe come le conosciamo ora, così come quelle creature che si rivelano al buio e che sono il terrore dei bambini, e non solo”

(Teatro delle Moire)

Songs for Edgar è un concept concert, ma con una forma assolutamente personale, un viaggio dentro i testi di Poe, nella loro atmosfera e in tutto ciò che essa evoca. Un’immersione nell’ intimo dark side che poi ad ognuno appartiene, costituendo la rosa dei timori e delle paure. Non vuole essere un’illustrazione dei testi di Poe, quanto piuttosto qualcosa che abbia le radici nel suo universo.

Un’esperienza performativa e visuale dalle atmosfere allucinate e grottesche che indaga la zona di penombra di ciascun essere umano, in una sorta di passaggio continuo dal nostro mondo ad altri mondi.

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– SONGS FOR EDGAR –

Concept concert by TEATRO DELLE MOIRE
@ CRT
Teatro dell’Arte – via Alemagna 6 Milano
4 – 8 FEBBRAIO 2015

Concept e regia Alessandra De Santis. Attilio Nicoli Cristiani
Con Camilla Barbarito, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
Voce e ambienti sonori Camilla Barbarito
Elaborazione testi e brani Camilla Barbarito, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
Costumi Elena Rossi, Erica Sessa, Darya Ershad Luci Adriana Renna

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