Testo di – GIULIA BOCCHIO

 

Gin alla camomilla, Vermouth Bianco, Grand Marnier, Campari e una goccia di essenza di rose.

Non necessariamente in quest’ordine: un’atmosfera retrò shakerata all’agrodolce, l’essenza di un noir amalgamata al rosso scarlatto di un abito e d’uno smalto laccato, un barman che ha il volto di Clive Owen e quello di chi non se la beve mai, una piscina d’acqua in cui galleggia un morto e non una ciliegina al maraschino, una femme fatale, musiche d’ambiance e confessioni da bancone.

E il risultato è il medesimo: Killer in Red, un cocktail e un cortometraggio promozionale firmato Paolo Sorrentino per il primo dei 12 film-spot del progetto Campari Red Diaries 2017.

L’assioma è infondo questo «ogni cocktail racconta una storia» e la storia in questo caso è quella di  di un fascinoso barman di nome Floyd che negli anni Settanta, in un locale tanto patinato quanto ben frequentato serviva drink e oracoli inventando tra l’altro anche il suddetto Killer in Red.

Rosso, come la tinta dei capelli della donna a cui lo serve, rosso come l’ebbrezza provacata dall’attrazione fatale e come il sangue di chi invece farà una fine ben più amara.

Il racconto è stilizzato, come piace a Sorrentino, e il cortometraggio stesso s’assopora come un cocktail puro di estetismo, di citazioni, di giovinezza e di grande bellezza, per un effetto finale che non annacqua quel retrogusto che certo sa di cinema piuttosto che di pubblicità. L’inconfodibile segno di Sorrentino regista infondo è come l’impronta di un rossetto sul bordo abissale di un affusolato calice di Killer in Red. In cui le regole del genere noir, in una manciata di minuti di inquadrature voluttuose, esauriscono completamente ed esattamente l’equazione fra brevità ed intensità dell’opera. Sempre accurata la scelta delle musiche e degli ambienti, suggestiva e iconica la villa con piscina e assolutamente convincente il doppio piano temporale in cui il barman-Clive Owen si muove.

Il video integrale, presentato a Roma (dove in parte è stato girato) il 24 gennaio, ora fruibile sulla piattaforma You Tube, è certamente una svolta per Campari, se non altro un cambio di prospettiva, in cui centrale è la storia che v’è dietro ogni drink piuttosto che un calendario (seppur storico nella loro tradizione pubblicitaria) di foto.

Le immagini finalmente “vivono” e i cocktail sembrano assumere non solo l’identità di chi li crea ma anche di chi li beve. Coinvolgendo in tal maniera tutti i cinque sensi.

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