Testo di – ALESSANDRO PANERAI

From the Official Catalog of 14th International Architecture Exhibition: 

Sufficiency / sə’fiSHənsē/, 1. The condition or quality of being sufficient, 2. An adequate amount or quantity, 3. A modest but adequate scale of living. The state of self-sufficiency, where only necessity is required for survival.

Sostenibilità e frugalità: queste le parole chiave da cui partire per comprendere Objetos da Floresta (Objects of the Forest), l’ardito progetto di ricerca compiuto nel 2012 dalla designer brasiliana Andrea Bandoni. Il piano é ambizioso: un viaggio a piedi di più di 2000km nel cuore della foresta amazzonica, con l’obiettivo di comprendere il vero significato della parola “sostenibilità”, visitando le comunità locali, che da sempre interagiscono con la foresta vergine, in modi, talvolta, decisamente interessanti. Ne è nato un pregevole e-book, il cui free download é disponibile qui (http://objetosdafloresta.com/download/), e che é oggetto di design esso stesso.

Analizzando le abitudini delle tribù indigene locali – sostiene la Bandoni – abituate ad arrangiarsi con quello che la foresta dona loro, a vivere in totale commistione con la Natura e a utilizzare i doni che essa regala per costruire i propri oggetti d’uso quotidiano, si puo’ comprendere meglio la relazione indissolubile che lega l’Uomo all’ambiente che lo circonda, e si possono teorizzare infinite possibilità di sviluppo sostenibile partendo proprio dagli usi delle società cosiddette “primitive”. Un’etichetta -“primitivo”- che finisce per ridursi piuttosto al significato di “non (ancora) occidentalizzato”, dato che le tribù dell’entroterra brasiliano di primitivo hanno ben poco…

Oltre a condurre uno stile di vita pressochè osmotico con la Natura – per cui in un certo senso privilegiato – gli indigeni hanno spontaneamente perfezionato tutta una serie di attività che molte società cosiddette sviluppate ancora faticano ad interiorizzare: il riciclo delle risorse che utilizzano; lo sfruttamento massimo delle stesse per raggiungere anche esiti creativi; l’apprendimento di pratiche artigianali. Il tutto a partire da foglie di palma, bucce di maracuja, o addirittura dalla lingua di un pesce (!). Nulla viene gettato, ed ogni elemento naturale trova una via per essere magnificato nella sua dignità.

Ecco allora che da una semplice foglia di palma possono nascere i più svariati oggetti: una borsa, un vaso da fiori, un recipiente per cucinare e conservare alimenti…

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“Objetos da Floresta” raccoglie decine di esempi simili, astuzie quotidiane che glorificano la grandiosa arte d’arrangiarsi, di cui noi italiani rimaniamo ancora maestri, ma sempre meno a livello pratico. Un paese che si regge sull’eccellenza del suo sapere artigianale, un sapere che le giovani generazioni sembrano ignorare, attratte da ben altre, forse più effimere, prospettive di carriera…Oguno faccia le proprie riflessioni e ne tragga le dovute conclusioni. Chiusa parentesi.

Nella foresta amazzonica, dunque, luogo impervio e inospitale per antonomasia, si respira un’atmosfera tutta particolare, in cui ogni elemento naturale puo’ divenire in breve tempo un oggetto di design, e dove la spontaneità della vita di ogni giorno coincide col fare arte in maniera creativa, e collettiva. Un luogo, come sottolinea Andrea Bandoni nell’introduzione di “Objetos Da Floresta”, tra i più sofisticati al mondo, dove ogni organismo puo’ diventare elemento decorativo, e di una ricchezza incommensurabile.

Una ricchezza, purtroppo, in serio pericolo. L’e-book, infatti, ci porta a riflettere sullo stato delle grandi foreste. Ogni 60 secondi, nel mondo, viene disboscata una superficie equivalente a 25 campi da calcio. 33 delle 100 città più grandi al mondo dipendono dalle foreste per poter usufruire di acqua corrente. Nelle foreste vivono 60 milioni di persone, perlopiù appartenenti a tribù indigene, ma i prodotti che da esse derivano danno da vivere a un miliardo e mezzo di individui, per un giro di affari di 330 miliardi di dollari all’anno, più altri 77 miliardi legati all’ecoturismo forestale (dati UN REDD+: per saperne di più potete dare un’occhiata a questo report http://www.un-redd.org/portals/15/documents/IRPBuildingNaturalCapitalthroughREDDMarch2014finallowres_EN.pdf ).

Le statistiche di cui sopra tradiscono un’evidente pericolo, e il Brasile resta una delle nazioni maggiormente soggette alla deforestazione, nonostante secondo alcuni le cose stiano migliorando (http://www.vox.com/2014/6/14/5808548/brazils-fight-against-deforestation-has-been-a-surprising-success) . Altrove, invece, le pratiche di disboscamento illegale sono aumentate vertiginosamente nel corso degli ultimi anni, come dimostrato da queste immagini satellitari che offrono una panoramica della situazione in Indonesia negli ultimi 15 anni:

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In un mondo trascinato sempre più follemente da modelli economici che auspicano il perpetuarsi di una crescita forsennata, dovremmo forse incominciare a chiederci cosa significhi “sufficienza”, e quanto le nostre vite siano improntate all’accontentarsi del bastante, del necessario, piuttosto che dell’accessorio e del futile. L’ingordo appetito che muove la più parte di noi, e che motiva gran parte delle nostre scelte, non é, come abbiamo visto, neutrale nei confronti del mondo che ci circonda, ed incide sullo stile di vita di comunità, come quelle amazzoniche, che hanno fatto del rapporto quasi fraterno con la ricchezza naturale la cifra delle loro esistenze. La riflessione continua al padiglione malese della Biennale di Venezia, che siete tutti invitati a visitare…

 

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