Testo di – VALENTINA COLOMBO

 

Sfido chiunque, nel vedere gli ultimi secondi dell’episodio finale di Breaking Bad, a non aver pensato almeno per un momento “Beh, sicuramente durerà ancora un po’. Succederà ancora qualcosa.”

Invece no.

Breaking Bad, una delle serie televisive più amate (e premiate) degli ultimi anni, è terminata dopo un percorso durato cinque stagioni con Felina, l’episodio finale andato in onda il 29 settembre 2013. Un percorso tortuoso e drammatico capace di coinvolgere lo spettatore emotivamente e di richiamare gli istinti più violenti e oscuri, quelli di cui ognuno di noi, nel profondo, ha paura. Vedere l’evoluzione di Walter White da professore di chimica che si prende cura della propria famiglia a Heisenberg, genio e carnefice, è contemporaneamente disarmante e pauroso, sublime e (forse) sadicamente affascinante.

Dal 29 settembre 2013, numerose sono state le pressioni da parte dei fan (tra cui figurano nomi famosi, come Justin Timberlake che ha espresso quanto gli manchi la serie televisiva in uno scambio di tweet con Aaron Paul, co-protagonista nel ruolo del giovane Jesse Pinkman) per il ritorno dello show e sfumata la possibilità di un seguito, si è delineata quella dello spin-off della serie, incentrata sullo spumeggiante personaggio di Saul Goodman, interpretato da Bob Odenkirk.

Better Call Saul, che ha debuttato con una doppia prémiere l’8 e il 9 febbraio negli Stati Uniti, è il prequel/spin-off della serie Breaking Bad e ci mostra come James McGill, aspirante avvocato squattrinato, si sia trasformato nel Saul Goodman difensore della coppia White-Pinkman. Il titolo è costituito dal motto del protagonista, che vanta numerose citazioni argute che sono diventati veri e propri must per i fan più affezionati.

Il primo episodio, Uno, ci fa presagire che Better Call Saul abbia tutte le carte in regola per essere uno show in linea con quello originale. Ancora una volta l’autore, Vince Gilligan, è capace di dimostrare la sua indiscutibile bravura nel plasmare un mondo che sappia essere coerente con quello precedente, che abbiamo imparato a conoscere in cinque stagioni: dai primi minuti si possono riconoscere lo stile, i colori, le inquadrature del mondo cupo e arido del New Mexico. Compaiono anche conoscenze che incrociano il loro destino con quello di Saul molto prima dell’arrivo di Walter White e del suo socio in affari. Siamo contemporaneamente spettatori onniscienti e osservatori curiosi, intenti a scoprire quali eventi della vita abbiano portato a trasformare James in Saul così come abbiamo visto Walter diventare Heisenberg.

In quanto fan sfegatata (al limite della dipendenza) di Breaking Bad, ammetto di aver posto maniacale attenzione ai dettagli, ben cosciente che Gilligan nel suo lavoro dissemini con sagacia particolari che, dopo molto tempo, vanno a formare un’immagine più ampia e completa, luci e ombre, minuscoli ricami che compongono un’opera d’arte impeccabile. In alcune situazioni mi sono chiesta se non fossi io a vedere cose che in realtà sono solo coincidenze fortuite, stupendomi di quanto questo potesse coinvolgermi.

Una cosa è certa: gli ultimi secondi del primo episodio di Better Call Saul vi faranno saltare in piedi urlando dallo stupore, riassaporando quella sensazione suscitata dai colpi di genio di un autore che, lungo la narrazione, non permette mai allo spettatore di abbassare la guardia.

Una sorpresa, un incontro inaspettato, una coincidenza possono cambiare il destino di un individuo irreversibilmente, come una reazione chimica in cui un materiale si trasforma in uno nuovo. E nel caso di Saul, i cambiamenti sono bruschi e improvvisi, come solo un personaggio dell’universo di Breaking Bad può essere: non un carattere delineato, né una maschera, una figura piatta. Gilligan crea personaggi quadrimensionali, vivi, tormentati, dotati di un’anima che molto spesso lotta strenuamente contro se stessa in un conflitto senza fine.

“Così va il mondo, ragazzo. Stai dalla parte del vincitore.” consiglia Saul a Jesse Pinkman.

Di certo stare dalla parte di Vince Gilligan e del suo Better Call Saul si conferma, ancora una volta, la scelta migliore.

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