Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

 

“Stoner” di John Williams

 

Di William Stoner tutto si può dire tranne che sia un uomo fortunato, anzi: nato da nessuno e morto ancora peggio.

Una volta partito da casa sua per andare all’università, senza avere bene idea di come avrebbe fatto a cavarsela o di come comportarsi senza che i compagni di corso lo scansassero o ridessero di lui, si ritrova catapultato in una realtà lontana anni luce da quello che credeva di essere.

Stoner segue le lezioni, torna a casa, aiuta i suoi zii (e astiosi affittuari) nelle faccende che questi gli affidano e poi la vita ricomincia di nuovo da lì: università – casa – faccende.

Ed un giorno, qualcosa, nella misera vita di un esile ragazzo di campagna, come è il nostro protagonista, si illumina grazie soprattutto all’improbabile aiuto di un professore di letteratura inglese, il cui mistero resta ancora da svelare: sarà stato più stanco di insegnare o più sfiduciato verso le nuove generazioni?La letteratura è la strada giusta, la retta via per un animo come quello di Stoner. Al bando l’agricoltura, la chimica e le scienze. Lui è un tipo da romanzo storico e da periodo rinascimentale e così a quello votò la sua vita, tanto che ottenne una cattedra nello stesso college dove quell’intuizione lo aveva folgorato a metà del suo cammino scolastico e all’inizio della sua vera esistenza.

Ma William Stoner, a parte un paio di amici, di cui alla fine gliene rimase uno solo, era un uomo solo. Solo con i suoi libri i quali, dopo poco, cominciarono a farlo sentire ancora più solo.

Aveva bisogno di una compagna. Ma chi? Ma dove? Ma quando?

E poi qualcuno volle che l’incontro tra il nostro quasi-professore e la sua dama avvenisse quando egli era meno preparato e lei era la creatura leggiadra, delicata e fragile.

E di due cose siamo certi: che lui fosse impreparato e che lei fosse tutto fuorché la donna di cui Stoner s’era innamorato.

Così, alla fine non si aspettava che la sua vita sarebbe stata proprio quella che fu: un matrimonio così infelice da poter sembrar tratto da ‘Anna Karenina’ e una carriera non particolarmente brillante, anzi.

Solo due eventi riuscirono a riportarlo alla vita, facendolo scoprire più vivo in un caso e più forte nell’altro, di quanto non avesse creduto di essere.

‘Stoner’ può sembrare piatto e tendenzialmente monotono all’inizio, ma quando la vita del protagonista comincia a diventare vita reale e non più mera esistenza finalizzata alla soddisfazione altrui, allora il romanzo fa un salto di qualità, portando il lettore a vedere le cose da un’altra prospettiva, quella della non-lotta contro la monotonia e ripetitività di una vita che non si riesce- o forse non si prova neanche troppo- a cambiare, un po’ per mancanza di spina dorsale e un po’ perché anche quella è una forma di equilibrio, seppure infelice.

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