Testo di – VIRGINIA BISCONTI

 

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Unica boa nostrana sola tra le tante pellicole d’oltreoceano, ormai monotematiche e focalizzate sulle infinite ed imminenti apocalissi che sono pronte a stravolgere le nostre vite da un momento all’altro (quella del lattaio quanto quella del business man), ecco sbarcare nelle sale cinematografiche un film inusuale, che in molti hanno liquidato come stralunato ed “un po’ matto.”

A sorprenderci è Giancarlo Giannini: settant’anni, eclettico attore, già una volta dietro la cinepresa negli anni ‘80 (con “Ternosecco”). Con uno sguardo indipendente e allergico all’omologazione, non smette di investigarsi e reinventarsi il poliedrico artista, che questa volta s’improvvisa anche produttore di un noir psicologico degno dei grandi maestri del cinema: “Ti ho cercata in tutti i necrologi”.

Tra numerosi primi piani, inquadrature dal basso, e focus sui dettagli, il film innesca un curioso equilibrio fra riflessione tragica e umorismo malinconico, che fa storcere il naso ai più. Ma già dal titolo, che incuriosisce e lascia un po’ perplessi, s’intuisce la profondità della sceneggiatura.

La storia è apparentemente semplice e lineare, eppure ci intrappola in una riflessione che straripa nell’introspezione: Nikita, interpretato dallo stesso regista, è un autista di carri funebri.; il traghettatore di anime ci è presentato come un uomo senza alcuno spessore, che fa da spola tra l’agenzia funebre ed il cimitero, concedendosi un pokerino ogni sera e proprio questo suo unico svago lo condurrà ad impelagarsi in qualcosa che stravolgerà totalmente la sua esistenza.

L’intera storia, tratta da un episodio di cronaca, sembra risolversi nella metafora stessa della vita: il tema portante è e rimane, infatti, la caccia all’uomo e solo così Nikita, scialbo Caronte moderno che ha perso qualsiasi attrazione per la vita, sembra risvegliarsi dall’apnea che lo ha tormentato. E lo fa giocando in bilico fra la vita e la morte, inseguendo spasmodicamente la prima ma attirando l’altra.

Il protagonista si sorprende così ad essere, allo stesso tempo, preda e cacciatore: preda della frenesia insita nel primordiale istinto di sopravvivenza; cacciatore di emozioni, di tinte forti ed intense scariche elettriche che possano farlo sentire vivo, finalmente. Nikita, sembra incarnare la figura dell’uomo moderno, che si analizza senza mezzi termini e piuttosto che rifugiarsi nella tristezza di un destino che non può far altro che accettare, è “faber fortunae suae”.

E se la critica svilisce l’esercizio di stile che Giannini ha coraggiosamente portato nelle nostre sale, a mio parere, questo non va per nulla sottovalutato. Questa pellicola controcorrente, strappando più di un sorriso, ci porta a guardare al concreto, all’essere umano e alla sua esistenza, toccando argomenti scomodi e conturbanti, e relegando le apocalissi e le invasioni aliene al posto che meritano: la fantasia.

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