Testo di Alice Arduino

Londra 1912

Le donne non hanno la calma e il temperamento, né l’equilibrio mentale per esprimere un giudizio nelle questioni politiche. Se permettiamo alle donne di votare sarà la perdita della struttura sociale. Le donne sono ben rappresentate dai loro padri, fratelli e mariti. Una volta concesso il voto sarà impossibile tornare indietro. Le donne chiederanno il diritto a diventare parlamentari, ministri e giudici

Esordisce con queste parole il film della regista Sarah Gavron, presentando un panorama vuoto e desolante dal punto di vista femminile. Conosciuta dal grande schermo per aver diretto il film Brick Lane nel 2007 raccontando la storia di una donna indiana costretta a sposare un uomo più anziano, la regista torna in campo per la battaglia delle donne con il nuovo movie Suffragette.

“Per decenni le donne fecero manifestazioni pacifiche per l’uguaglianza e il diritto al voto. Le loro motivazioni furono ignorate. In risposta Emmeline Pankhurst, leader del movimento delle suffragette fece una campagna di disobbedienza civile. Questa è la storia di un gruppo di lavoratrici che aderì alla lotta”.

Il diritto al voto fu solo l’inizio della consapevolezza delle donne. Se la possibilità di votare permetteva di esprimere un giudizio in materia politica e sociale, diventava il primo passo per un riconoscimento paritario verso gli uomini. Sono molteplici le tematiche affrontate nel film che evidenziano la mancanza di qualsiasi diritto alle donne. Orari di lavoro superiori agli uomini, l’essere sottopagate, subire abusi sessuali dai datori di lavoro, l’allontanamento dei figli qualora non rispettassero il marito e la mancanza di libertà di parola su qualsiasi questione pubblica e privata. La campagna di Emmeline Pankhurst diventa la miccia della rivolta, portando le donne a sognare e sperare nel cambiamento possibile:  “Vorrei vedere nel mio negozio un giorno scritto Ellye e figlie. Bisogna pensare alle generazioni future”, dice Edith una suffragette.

Gli eventi narrati sono storici, i personaggi realmente esistiti e presenti nel film sono diversi: l’attivista britannica Emmeline Goulden Pankhurst (interpretato da Meryl Streep) proveniente da una famiglia dell’alta borghesia, guidò il movimento suffragista femminile del Regno Unito; Natalie Press interpreta Emily Davison e fu la donna colpita dal cavallo di re Giorgio V al Derby di Epsom il 4 giugno 1913; e l’attore Adrian Schiller che interpreta il politico David Lloyd George colui che si oppose al voto alle donne. Al contrario Maud Watts (Carrey Mulligan), la protagonista del film, è un personaggio inventato, che incarna una donna qualunque del movimento proletario diventando l’icona della resistenza femminista.

Il film diventa così, uno spaccato di vita vera, rappresentando una società di donne in rivolta, proletarie e benestanti, unite da un unico obbiettivo: il diritto al voto.

Manifestazione davanti al parlamento (tratto da una scena del film)

Le scene e i personaggi rappresentati, possono essere interpretati come reali perchè si rifanno a fatti realmente esistiti: il riconoscimento del ruolo della donna iniziò come lotta pacifica ma negli anni diventerà una battaglia violenta e una rivolta come unica via al cambiamento.

Le donne sono disposte a tutto pur di ottenere l’uguaglianza, a tal punto che arriveranno a sacrificare il lavoro, la famiglia, i figli, la vita.

Donne, madri, moglie ribelli. La solidarietà femminile di capirsi e sostenersi a vicenda è il motore del movimento. Questa è la storia di tutte le donne, di ogni ceto sociale che unirono le loro forza e lotta contro la disparità di genere, degli abusi e soprusi che per 50 anni dovettero subire. Una lotta che impose non solo grande solidarietà all’interno del movimento, ma numerosi sacrifici volti al sogno di un mondo migliore e possibile. E le parole di Emmeline Pankhurst esprimono perfettamente i sentimenti di lotta e ribellione del tempo: “Per 50 anni abbiamo operato pacificamente per far ottenere il voto alle donne, siamo state maltrattate e ridicolizzate e ignorate. Adesso abbiamo capito che l’azione e il sacrificio devono essere quotidiani. Combattiamo perché ogni bambina che nascerà abbia le stesse possibilità dei sui fratelli. Non sottovalutate la forza che noi donne abbiamo nel decidere il nostro destino. Noi non vogliamo infrangere la legge, noi vogliamo scrivere la legge. Militate […]. Incito ognuna di voi e tutte le donne inglesi alla ribellione. Preferisco essere una ribelle che una schiava. Mai arrendersi. Mai smettere di lottare!”

Maud, Violet, Edith ed Emily incarnano perfettamente questi modelli di donna e sono rappresentate sullo schermo, con passione e dedizione alla causa. Lo spettatore segue la storia con l’occhio di Maud, vive con lei gioie e dolori. Ripercorre con la memoria gli abusi subiti, le numerose ore di lavoro sottopagate, la separazione dal figlio, l’allontanamento del marito, il carcere e le torture. Ogni suo diritto di essere umano viene negato e la lettera che scrive all’ispettore di polizia incarna il disagio, la rabbia e la dedizione alla propria causa: “Ha detto che nessuno ascolta donne come me. Non posso più permetterlo. Sono stata rispettosa per tutta la vita, ho fatto ciò che gli uomini mi dicevano. Valgo né più né meno di lei. […] è giusto che gli uomini combattano per la loro libertà, dunque è giusto che le donne combattano per la loro. Se la legge dice che non posso vedere mio figlio, combatterò per cambiare questa legge. Siamo soldati entrambi a nostro modo, combattiamo entrambi per la nostra causa. Non tradirò la mia, lei tradirebbe la sua?”.

 Una scena del film in cui Maud viene arrestata dalla polizia.

Se la pellicola rappresenta il mondo del Novecento ha diverse similitudini con la vita contemporanea. Maud potrebbe benissimo rappresentare una donna odierna. Madre, lavoratrice, casalinga, moglie. Ed è questo che colpisce e cattura lo spettatore. Ogni donna esistente è Maud e quotidianamente porta avanti una battaglia.

Se ad oggi, le donne hanno dei diritti, lo dobbiamo sicuramente alle lotte che sono state realizzate. Ma l’uguaglianza per la parità di genere, per ottenere un salariato pari a quello degli uomini, più donne in parlamento, o il semplice diritto di voto non ancora legale in alcuni paesi del mondo, è una battaglia ancora aperta. La regista Sarah Gavron ce lo ricorda con questo film, elencando nei titoli di coda le date in cui Il voto alle donne divenne nazionale in altri paesi: 1893 Nuova Zelanda, 1902 Australia, 1913 Norvegia, 1917 Russia, 1918 Austria, Germania, Polonia, 1920 Usa,  1932 Brasile, 1934 Turchia, 1944 Francia, 1945 Italia, 1949 India e Cina, 1953 Messico, 1971, Svizzera, 1974 Giordania, 1976 Nigeria, 2003 Qatar, 2015 Arabia saudita (promessa di diritto di voto alle donne).

Presentato in anteprima In Italia al 33° Torino Film Festival nel 2015, è attualmente nelle sale cinematografiche italiane. Un film da vedere, che esalta la determinazione e l’orgoglio della lotta femminista. E la marcia delle suffragette verso il parlamento, mentre intonano inni di gloria, ne è la prova: “Urlate col vento perché sta sorgendo l’alba. Marciate, marciate, unitevi al movimento, la nostra bandiera sventola alta e si sveglia la speranza”.

Suffragette cover 1

CURIOSITÀ

Il film Suffragette è stato girato nel 2013. Nello stesso anno, in Svezia, inizia una serie tv dal titolo “Fröken Frimans krig” (tradotto “La guerra di Miss Frimans”). La serie parla dell’apertura di un negozio alimentare da parte di un gruppo di donne svedesi e successivamente della loro lotta per il diritto al voto attraverso riunioni segrete. La serie, si rifà ad eventi realmente accaduti in Svezia ed è un’altra opera cinematografica, che speriamo presto venga diffusa al grande pubblico e possa arrivare anche in Italia.

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