Testo di – DAVIDE PARLATO

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Sotto il pittoresco tendone del Cirque du Sziget, una delle innumerevoli attrazioni allestite per il pubblico sull’isola di Obuda, abbiamo avuto modo di discutere con Károly Gerendai (Founder and Festival Director), Tamás Kádár (CEO), Jozsef Kardos (Program Director) e Andras Berta (International Relations Director) sulla natura di questa edizione del festival più importante d’Europa e, in generale, sulla mission specifica dell’evento. Quanto emerso dalla conferenza non ha fatto altro che ribadire le nostre impressioni positive sul Sziget, che si riconferma uno degli appuntamenti più eccitanti all’interno della programmazione festivaliera europea.

Ma cos’è che rende Sziget così imperdibile? La concorrenza con gli appuntamenti musicali in ambito europeo è di certo spietata, con liste di grossi nomi del panorama artistico e musicale che si fanno sempre più ampie ed invitanti. La formula Sziget, però, cifra distintiva che permette al festival ungherese di stare un passo avanti e riconfermarsi al primo posto per importanza e per numeri, non sta negli svariati headliners che infiammano il main stage – seppur rimangano un elemento sostanziale del pacchetto. Kàroly racconta come 5 anni orsono il direttivo di Sziget si trovò di fronte ad una scelta decisiva: continuare a spendere gran parte del budget nei grandi nomi della musica (puntando quindi tutto sulla natura musicale dell’evento) oppure ripartire la spesa investendo in modo eguale sull’aspetto esperienziale del festival, ovvero ciò che rende Sziget così unico. Inutile dire che la scelta è ricaduta sulla seconda opzione, con il 50% del budget totale investito sull’aspetto musicale e la restante metà sui palchi, i tendoni, i villaggi, le zone relax e gli artisti che animano e vivificano l’isola. “Lo slogan ‘The Island of Freedom’ riassume tutto questo” dice Kàroly: “la completa esperienza del festival è unica e determina la qualità di Sziget, tanto che il 40% dei biglietti viene acquistato dal pubblico molto prima dell’uscita della line up ufficiale”. Questo senso di fiducia del pubblico nei confronti della qualità dell’esperienza offerta fra le acque del Danubio parla da solo, e questo è motivo di orgoglio per il direttivo e fonte di ottimistiche speranze riguardo al futuro di Sziget. Una settimana di puro divertimento, sotto tutti i punti di vista. Un’isola da vivere e da esplorare, sia per chi campeggia sia per chi decide di alloggiare nella capitale, un buquet completo di musica, di danza, di arte, di condivisione, di sballo alcolico e mangereccio e, non meno importante, di grande impegno culturale e sociale. Tutto questo riesce definitivamente a rendere imperdibile e concorrenziale questo festival.

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Di nuovo i numeri parlano da soli: 500.000 sono stati i biglietti staccati per questa edizione 2016, che ha in questo modo battuto il record di ingressi dell’edizione scorsa. Insomma: un successo su tutta la linea. Immaginatevi un tale quantitativo di persone che si incontra su un’isola che al contempo è un centro cittadino. 500.000 visitatori provenienti da 102 differenti nazioni. Non semplici visitatori ma Szitizens, cittadini di Obuda e del festival, persone di tutte le età che condividono la stessa sete di divertimento, la stessa passione per la musica e il piacere della scoperta, del conoscere e del conoscersi: “un pubblico veramente speciale e open-minded il cui feedback rappresenta uno dei più importanti motivi di lustro del festival” dice Tamàs. Un pubblico anche molto diversificato, interessato in diversa misura alle varie tipologie di esperienze offerte da Sziget. C’è chi sceglie Sziget e Budapest come meta per le proprie vacanze. C’è chi porta la famiglia e i bambini (che come ricorda Kàroly possono divertirsi con i loro genitori nelle aree preposte ma anche nelle varie venues disseminate per l’isola). C’è chi viene per un giorno, chi per due, chi per il weekend: insomma, la natura del pubblico si definisce come uno dei grandi highlights dell’esperienza.

Una delle notizie che più preoccupava in riferimento all’edizione di quest’anno è stata l’aumento dei controlli di sicurezza in vista delle sempre più frequenti minacce terroristiche che stanno facendo tremare l’Europa. Beh, possiamo dire che anche su questo versante è stato fatto un ottimo lavoro. “Quest’anno abbiamo reso i controlli fuori dall’isola e all’ingresso più forti” dice Joszef “ma all’interno del festival voi non vedete i nostri sforzi nell’ambito della sicurezza. La gente deve potersi sentire libera, senza vedere in giro poliziotti, militari o altre persone armate”. In effetti tutt’altro si respira che aria di tensione o sentirsi osservati. Tutti questi aspetti logistici sono stati al meglio ottimizzati ancora una volta per garantire un esperienza di festival il più possibile fedele al senso di libertà insito nella già citata mission.

È anzi proprio in opposizione al generale clima di tensione attuale che il festival si sforza sempre più nella direzione di offrire un chiaro messaggio culturale. “E’ molto importante per noi essere sensibili a tematiche rilevanti per l’Europa, dal tema dell’immigrazione a quello dell’intolleranza, dell’antisemitismo e dell’omofobia” ci ricorda Joszef. Ed è in effetti bellissimo e ulteriore motivo di risalto del festival notare come siano organizzate venues apposite in tema di sensibilizzazione (come il Magic Mirror, palco e luogo di scambio e dialogo della comunità LGBT), iniziative musicali sul tema (come l’esibizione di un collettivo di DJs turchi immigrati in Germania che raccontano le loro storie sulle note della loro musica) e iniziative di natura più sociale (come la possibilità di donare la propria tenda ai rifugiati al termine del campeggio o tavoli di discussione sui temi caldi dell’attualità).

È quasi commovente capire come questo direttivo così creativo e lungimirante abbia compreso la ghiotta opportunità per un evento di questa natura di farsi non solo occasione di divertimento e svago ma anche foriero di rilevanti messaggi culturali, mai in maniera banale, retorica, bacchettona, ma sfruttando il linguaggio proprio dei Szitizens: quello della condivisione, che spezza tutte le barriere, le chiusure mentali e le pastoie del pregiudizio e che passa un senso di comunità che trascende anche l’europeismo. L’isola della libertà, della libertà di divertirsi, di svagarsi, anche di devastarsi, ma soprattutto libertà di pensiero e libertà dal pregiudizio. Ovviamente anche questo aspetto, dice Kàroly, concorre con il successo commerciale dell’iniziativa a rendere fiduciosi gli stakeholders, contenti i visitatori e quindi a rendere forte il brand e il pacchetto offerto.

E cosa altro si potrebbe volere di più?

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