Testo di – ALICE DOMINICI

 

Lacrime, comportamenti ossessivi, grandi amori immaginari, emozioni, polemiche, haters: sono solo una piccola parte delle manifestazioni del vasto mondo dei teen idols, veri e propri fenomeni di massa che stanno rivoluzionando l’industria discografica mondiale, differenziandosi sempre più dal modello classico di pop star. Cosa sta cambiando? Già da una prima osservazione superficiale ci si accorge che con il passaggio al XXI secolo e con il superamento della musica anni ‘90 non è più l’immagine ad essere costruita attorno alla musica, ma la musica a sostenere l’immagine, in un processo sempre più forzato e standardizzato in cui la musica tende a divenire un accessorio, o, per meglio dire, la chiave d’accesso al mondo dello show business. Il fine non è diventare cantante e quindi amante della musica e del suo studio e della sua espressione, ma è diventare una star, un eidolon, un simbolo.

Come? Il crescendo avvenuto nel processo di customizzazione della star nel tempo si rivela soprattutto nei testi: non più soltanto canzoni d’amore in cui il fan si possa facilmente riconoscere, ma parole il cui scopo è alimentare direttamente l’immagine della star, amata e sentita come persona amica nonostante il suo carattere sia completamente idealizzato, creando così un ciclo di auto-alimentazione ed auto-referenzialità del personaggio in ogni suo aspetto. Mettendo a confronto due generazioni diverse di fans, si nota che in media viene scelta come canzone più intima e relazionata alla propria sfera personale “By your side” per i Tokio Hotel, “Story of my life” per i One Direction: la realizzazione del parallelismo già descritto tra musica e immagine è evidente, soprattutto considerando il videoclip della seconda canzone in cui un abile marketing, inserendo fotogrammi che ritraggono le vere famiglie dei membri della band, cerca di far coincidere immagine e realtà e fornisce quindi informazioni basiche per la ri-creazione della personalità dei teen idols nell’immaginario del fan.

Si pone quindi la questione di favorire un’idealizzazione il più possibile omogenea, da cui la necessità di ricorrere non solo ad immagini, ma anche a testi, interviste e video costruiti ad hoc e sconnessi dall’ambito strettamente musicale, ma con contenuti strettamente di ordine ‘produttivo-industriale’. Entriamo dunque nel campo del marketing dell’industria discografica, regina delle scelte anche di vita della star stessa, condizionata totalmente dagli andamenti del mercato e dalla domanda del mercato stesso. Ad esclusione della mitizzazione delle grandi icone del passato (come nel caso di Michael Jackson che rappresenta comunque un antecedente fondamentale al fenomeno delle baby stars), la produzione di film-documentari, con il gran numero di biglietti venduti in tutto il mondo, è tipica dei teen idols: i primi esperimenti possono essere rintracciati nella progressiva crescita di una Miley Cyrus che prendeva le distanze da Hannah Montana, per poi giungere a Justin Bieber e ai One Direction, secondo una procedura ormai standard non solo nelle modalità di produzione, ma anche a livello di percezione da parte del pubblico.

Lo stesso non è invece mai accaduto per idoli – e sex symbols- del passato come Duran Duran, Billy Idol, Bryan Adams, Take That, Spandau Ballet e per i più recenti Tokio Hotel che, pur essendo esplosi nel nostro paese a partire dal 2005, seguono le orme delle grandi band del passato in quanto ad immagine e crescita. Perché?  Si potrebbe ipotizzare che chi nasce come fenomeno di massa continua a svilupparsi, in seguito, come tale: Miley Cyrus su Disney Channel, i One Direction con X Factor e Justin Bieber come figlio della rete, su Youtube; percorsi che si discostano da quello tradizionale della band del liceo, dei concorsi e dei demo inviati alle case discografiche seguito invece fino all’era dei Tokio Hotel inclusa. Ciò che invece non cambia nel tempo è l’adeguamento dell’immagine ai canoni di tendenza degli adolescenti: i Tokio Hotel e tutti i loro imitatori – i Dari in Italia- sull’onda del modello dark, punk ed emo; Bieber e One Direction, forse anticipati dai Jonas Brothers ormai scomparsi, si adattano invece all’immagine del ragazzo comune di bell’aspetto, come conferma il dato secondo cui la grande maggioranza delle loro fans dichiarano di essersene inizialmente interessate per l’aspetto fisico.

L’affezione “Teen idols” non è infatti una denominazione casuale, ma indica un’accezione ben precisa: l’ “idolo” (etimologicamente:eidolon che significa immagine che diventa poi simbolo, emblema, – ma anche ombra fittizia … Si pensi al mito della caverna socratico…- per l’appunto), anche in riferimento all’antico valore religioso del termine, introduce specificatamente il concetto di mistificazione  del personaggio, corrispondente in questo caso all’ idealizzazione della star come entità vicina ed amica in ogni aspetto della sua personalità più o meno fittizia: nonostante non sia possibile parlare sempre di amore o attaccamento morboso, tipicamente riscontrabili in gran parte dell’audience pre-adolescenziale ed adolescenziale, il sentimento e l’affezione nei confronti della star assumono in ogni caso i contorni di una totale ossessione. È ciò che emerge dalle testimonianze di Pamela, madre trentenne che presiede il Fan Club italiano dei Tokio Hotel, e di Elisa, studentessa ventenne e fan dei One Direction: nel primo caso la figura di Bill Kaulitz è divenuta a tutti gli effetti un amico di famiglia entrando a far parte della quotidianità di madre, padre e figli; nel secondo i membri della band, in quanto coetanei, sono avvertiti e cercati come si cerca un rifugio, un amico che viva le stesse esperienze e sia quindi in grado di comprendere e fornire supporto nel momento del bisogno. Un ultimo importante fattore conferma la magnitudine della mistificazione: come in una relazione reale, il sentimento si trasforma nel corso degli anni ma difficilmente scompare del tutto, il che si traduce, nell’ottica del mercato, nel mantenimento di una domanda stabile, seppure sensibile, alle variazioni di immagine.

Qual è dunque l’immagine che ha catalizzato il successo di Tokio Hotel, Justin Bieber e One Direction, e quale percorso di adattamento ha seguito?

Tokio Hotel

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I Tokio Hotel, venuti alla luce del successo senza il supporto della rete (come già specificato, raggiungono la fama internazionale nel 2005), puntano a conquistare singolarmente ogni fan, che li conosce grazie ad Mtv o tramite inserti e poster su periodici per adolescenti. Unendo quindi la necessità di un look tanto attraente quanto impenetrabile alla già citata popolarità in quegli anni degli stili dark, punk ed emo si ottiene il mix perfetto per destare curiosità e dibattiti ed indurre così all’ascolto della loro musica. Sarà quest’ultima, complici i testi direttamente indirizzati ad un target adolescenziale, a generare il lock-in effect finale. Per questa band “adeguamento” è parola d’ordine: mentre assistiamo, dal 2005 ad oggi, ad un costante rinnovamento del look – e quindi della curiosità dei fans-, il management riesce perfettamente a spostare l’attenzione sui social network; il contatto con i fans diventa assiduo, tanto da fruttare un inaspettato Mtv Ema Award per la categoria “Best fans” nel novembre 2013, a distanza di quasi 5 anni dalla pubblicazione dell’ultimo album in studio “Humanoid” e superando fenomeni di massa del calibro di Katy Perry, Lady Gaga e dello stesso Justin Bieber.

Justin Bieber

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Bieber scala le vette delle classifiche mondiali con “Baby”, singolo del 2010, presentandosi al grande pubblico internazionale come giovane prodigio notato su Youtube, il che fa di lui un ragazzo come tanti, spesso più grande dei suoi fans di non più di 2-3 anni, con un sogno comune ed un talento formidabile. Subentra in questo caso un processo di identificazione da parte del fan che sviluppa, oltre all’affezione, un sentimento di stima: Bieber è l’emblema del sogno divenuto realtà, del talento riconosciuto e ricompensato. Solo così è possibile spiegare il singolare fenomeno dell’incongruenza tra immaginario e reale, concretizzatosi nella difesa a tutti i costi del Bieber-persona, spesso coinvolto in fatti di cronaca che includono sfruttamento del personal management e abuso di sostanze stupefacenti; un fenomeno la cui resistenza – da un lato nei confronti della ripetitività e della frequenza degli atti da difendere, dall’altro verso l’aggressività in rete degli haters-, rimane l’incognita principale. L’identificazione e la difesa costituiscono le fondamenta del successo del giovane canadese, e solo se il marketing sarà in grado di preservarle il successo potrà continuare a lungo termine.

One Direction

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Potrebbe trattarsi di una forma di Tokio Hotel 2.0. L’astro nascente dei 5 inglesi bravi e belli sintetizza magistralmente l’immagine familiare di coetanei, bravi ragazzi pieni di talento e di sogni, all’enorme potenziale di X Factor, fenomeno mediatico di massa strettamente connesso alla rete e ai social network. È ancora presto per tirare le somme sull’evoluzione della loro immagine, poiché l’attecchimento della band sul terreno fertile di una nuova generazione di adolescenti è ancora in via di sviluppo, mentre è già possibile osservare un cambiamento di rotta per quanto riguarda la musica. In tre anni di attività si passa infatti dalla grande orecchiabilità di pezzi come “Best song ever” e “What makes you beautiful” alla già discussa introspezione di “Story of my life”; in altre parole, si va dal generale – grande operazione iniziale di marketing di massa-, al particolare, che volge a solidificare il legame con i fans già precedentemente conquistati.

La presenza di caratteristiche comuni nell’ambito della costruzione dell’immagine si accosta dunque a modalità diverse di crescita e di espansione del fenomeno dovute a cambiamenti radicali nei meccanismi di socializzazione e di scambio di informazioni delle nuove generazioni. L’osservabile tendenza della rete ad assumere sempre di più un ruolo predominante tra i mezzi di comunicazione al servizio del marketing, lascia comunque intendere che i teen idols non sono certo destinati a scomparire, bensì ad adattarsi costantemente alle esigenze del pubblico e a conquistare maggior peso ed importanza nell’industria discografica: la ricetta è ormai nota, resta solo da scoprire quali forme adotterà il fenomeno con il passare degli anni.

Resta comunque una seconda e più importante questione irrisolta a cui solo il tempo potrà dare risposta: se la musica continuerà a chinare la testa di fronte alle ragioni del mercato, per quanto ancora si potrà parlare di Musica?

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