Testo di – ROBERTA MANFREDI

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Un improbabile psicanalista in crisi alle prese con una terapia di coppia non convenzionale, quale punto di partenza migliore per incuriosire anche gli addetti ai lavori?

Con queste premesse mi sono immersa nel romanzo di De Silva, narrato a due voci, quella degli amanti Modesto e Viviana, che raccontano due punti di vista della stessa storia, due diverse sensibilità che alle volte sembrano tremendamente distanti e altre profondamente complementari.

Due persone legate da una forte passione e da un sentimento al quale faticano a dare un nome, una storia clandestina che mette i protagonisti a confronto con le loro vite, i loro bisogni, le loro paure e tutte le persone che girano loro intorno.

Modesto, più conservativo e semplice nel suo interrogarsi, si pone poche domande per paura di dover cercare, ed eventualmente anche trovare, delle risposte.

Questo lo metterebbe di fronte alla necessità di agire, aspetto che non sembra molto nelle corde del personaggio che vive nel presente cercando di mantenere inalterata quella che avverte come situazione stabile e scevra da pericoli o prese di posizioni.

Viviana, più incalzante, si accorge invece di volere altro dalla storia senza sapere esattamente cosa e, soprattutto, quanto può permettersi di rischiare.

Mentre il libro scorre aleggia costante da parte di entrambi, seppur in modo diverso, il timore del cambiamento, la sensazione che il ripensare alla coppia e al modo di vivere la relazione modificherebbe non solo l’identità di entrambi i personaggi ma anche il loro modo di stare insieme.

I due oscillano pertanto tra il desiderio di cambiare e di rimanere uguali a se stessi, attribuendosi a vicenda pensieri, colpe e responsabilità varie in un crescendo di incomprensioni, ma è Viviana che si accorge che non sono già più quelli di prima, che intuisce il cambiamento ormai irreversibilmente in atto.

Sembra invece che Modesto rifiuti di fermarsi e riflettere, non accorgendosi che la storia non può rimanere cristallizzata nel tempo, che ha subito e sta attraversando una profonda evoluzione anche se non se ne accorge o preferisce non farlo.

E’ una relazione, la loro, alla quale l’autore attribuisce importanza e significato, indagandone le emozioni  e consentendo di portare in primo piano le dinamiche psichiche attraverso la terapia, utilizzata anche come simbolo di ciò che appartiene alle “coppie ufficiali”, le coppie che meritano lo sforzo di far sì che funzionino, di capire e salvaguardare qualcosa di importante e che le distingue da quelle che non hanno valore, che se hanno dei problemi smettono di esistere per la natura effimera delle stesse.

Mi sono interrogata su questo, sul significato delle storie “altre”. Quando altro significa ad una prima lettura divertimento, spensieratezza, fuga dalla quotidianità ma, inevitabilmente e più profondamente, anche ricerca, perchè poi spesso, ad un certo punto, accade qualcosa.

Accade che ci si incontra magari davvero, si inizia a conoscere l’altro e allora la leggerezza perde significato e qualcosa di nuovo si affaccia.

Nella loro esperienza, chiaramente non generalizzabile, quello è «..un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere».

-Cosa succede a quel punto e qual è il punto in cui queste storie cambiano?- mi sono chiesta leggendo il libro, ascoltando la narrazione così diversa di Modesto e Viviana e, proprio per questo così fedele al loro vissuto e ai loro sentimenti.

Succede che gli altri ci fanno un effetto, sempre. Un effetto che cambia con il tempo, le circostanze, la condivisione ed è difficile controllare ciò che accade.

Forse il più delle volte è questo il momento di chiusura, il gioco non funziona più.

O forse uno dei due inizia soffrire e la relazione di sbilancia, inevitabilmente.

E spesso si complica, inevitabilmente.

Al di là dei nostri punti di vista, dei racconti, delle giustificazioni, delle posizioni che i protagonisti assumono, quello che diventa sempre più chiaro è che Modesto e Viviana fanno i conti con qualcosa che non cercavano esplicitamente ma che acquisisce senso quando conosciamo la loro storia di vita.

Nell’assenza di progettualità individuale e di coppia i protagonisti non riescono più a godere del piacere fine a se stesso, il tempo da immediato diventa futuro, un futuro che apre nuove possibilità o le chiude definitivamente.

Rimaniamo in attesa fino alla fine di sapere di che tipo di coraggio sono capaci loro, consapevoli che se non faranno il passo, sarà la fine.

Perché spesso è così che finiscono le storie, anche quelle “convenzionali”.

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