Testo di – ALESSIO MASCOLO

The Butler di Lee Daniels è un film che rapisce fin da subito: neanche 3 minuti, neanche il tempo di conoscere bene il protagonista che già la sua storia, che si scoprirà essere drammatica, diventa parte di te.

The Butler

1925, Stati Uniti d’America: la voce fuori campo del protagonista annuncia drammaticamente “Tutto quello che conoscevo nel mondo era il cotone”. Un uomo bianco cammina tra le piante, e, in preda a improvvisi desideri peccaminosi, decide di prendere una delle donne di colore che lavorava nel campo e portarla nella stalla per soddisfare i suoi bisogni primari. Seguono grida di sofferenza e di aiuto da parte della donna, il figlio di appena otto anni vorrebbe correrle in soccorso ma è bloccato dal padre che gli dice di lasciar perdere gli uomini bianchi. Ma è lo stesso padre a perdere le staffe quando vede uscire l’uomo bianco dalla stalla, soddisfatto e con i pantaloni ancora slacciati, e gli va incontro fissandolo con sguardo truce. L’uomo bianco per tutta risposta lo guarda infastidito, tira fuori la rivoltella, lo uccide a sangue freddo e se ne va.

 Quel bambino di appena 8 anni che ha appena visto uccidere il padre e stuprare la madre è Cecil Gaines, il protagonista di The Butler.

La guardiana del campo (Vanessa Redgrave, premio Oscar per Julia nel 1978) vedendo il dramma del bambino decide di aiutarlo, togliendolo dai campi e trasformandolo in un “negro da casa”. Ed è proprio grazie all’abilità e all’impegno nel suo mestiere che Cecil riesce a cambiare vita, trasferendosi a Washington e sposandosi con Gloria (un’intensa Oprah Winfrey), con la quale ha ben due figli: Louis e Charlie.

Una bella storia di scalata sociale che dovrebbe avere come ciliegina sulla torta l’assunzione di Cecil come maggiordomo alla Casa Bianca. Ma l’impegno del protagonista nel suo nuovo lavoro lo porta a trascurare la moglie e a creare tensioni con il figlio Louis, attivista nei movimenti antirazzisti e, quindi, assolutamente contrario al lavoro del padre.

La pellicola continua con la storia d’America degli ultimi sessant’anni, non trascurando quasi nulla: da Martin Luther King all’omicidio di J. Kennedy, dalla guerra in Vietnam (alla quale prende parte anche il figlio più giovane di Cecil) all’elezione di Barack Obama. Il tutto scandito dalla successione cronologica con la quale il protagonista si trova a “servire” ben otto differenti presidenti degli Stati Uniti (da Truman a Reagan), con un unico imperativo: “Tu non vedi niente. Tu non senti niente. Devi soltanto Servire”.

Il film, come ci ripete senza sosta il trailer e l’enorme cartellone pubblicitario, è tratto da una storia vera: quella di Eugene Allen, maggiordomo alla Casa Bianca per ben 34 anni (dal 1958 al 1986). Il Butler viene interpretato da un Forest Whitakerì in ottima forma, pronto a bissare la statuetta come miglior attore protagonista ottenuta nel 2007 con “L’ultimo re di Scozia”, truccato e invecchiato magistralmente dai makeup artist del film, anche loro probabilmente in nomination per l’Oscar e accompagnato da un cast senza precedenti: tra gli altri John Cusack, Jane Fonda, Lenny Kravitz, Alan Rickman, Alex Pettyfer, Mariah Carey e Robin Williams.

 Quando un classico kolossal americano si trasforma in un ottimo film, e sono pochissimi i casi in cui questo avviene, i meriti maggiori vanno al regista e The Butler conferma la regola. Lee Daniels è talmente bravo che riesce a riassumere gli ultimi settanta anni di storia americana, e ad amalgamarla perfettamente nelle vicende familiari dei Gaines.

 The Butler non è soltanto la storia americana dell’odio razziale, ma la storia di un rapporto padre-figlio difficilissimo, di una famiglia in crisi, di un uomo che trova nel lavoro la sua ancora di salvezza: ed è questo che rende il film universale.

Già campione d’incassi negli Stati Uniti, in Francia e in Spagna, é arrivato nella sale italiane il primo Gennaio. Uno dei modi migliori per iniziare il nuovo anno.

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