Testo di – VIRGINIA STAGNI

 

Soundtrack per la lettura – Max Cameron, “Beat The Clock”: https://www.youtube.com/watch?v=bPyOSBmqZec

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Dopo un esordio da record il 21 Ottobre, con 953 mila spettatori per gli episodi 1 e 2 (record assoluto per il debutto di una serie tv su Sky), the Young Pope si candida come una, se non la, migliore serie TV dell’anno.

Ho avuto l’ occasione di incrociare qui a Londra il protagonista, Jude Law, mentre girava uno spot pubblicitario per Lexus.

Vedendolo di persona è possibile capire quanto possa essere stato complesso per una personalità come la sua interpretare e indossare i panni di pontefice. E’ energico, dal passo sveglio; parla velocissimo e tramette un carisma dinamico, principalmente dagli occhi.

Carisma fondamentale per il suo personaggio che, prima che esprimersi con le parole, diventa eloquente con i gesti e la sua presenza. Ogni sua mossa è lenta, sospesa, pensata nei minimi dettagli. La posizione è spesso rigida, costretta: è, effettivamente, onnipresente.

Non finirà mai la mia avversione per i turisti. Perché loro sono solamente di passaggio.

set of "The young Pope" by Paolo Sorrentino. 09/18/2015 sc.441 - ep 4 in the picture Jude Law. Photo by Gianni Fiorito

Una santità, per l’appunto, che “mi è costata anche 14 ore in piedi pur di non sgualcirgli il vestito”, ha dichiarato il divo.

La serie, prima ancora del debutto, è stata venduta da FremantleMedia International in oltre 80 Paesi. Con i territori già coperti dai broadcaster co-produttori (Sky, HBO, CANAL+, MediaPro), sono 110 i paesi che trasmettono e trasmetteranno la serie.

Lenny Belardo, l’American Pope orfano, cresciuto dal Premio Oscar Diane Keaton, è un sovversivo in costante contraddittorio con se stesso e la sua istituzione.

Si può definire laico il modo con cui Paolo Sorrentino osserva il Vaticano, la religione e il clero che, come afferma il regista stesso, non è che composto da esseri umani. Questa classe sociale, spesso rappresentata o come infallibile (per lo più nel passato) o come perfida (per lo più nel presente), è qui osservata, invece, come gruppo di uomini, con luci e ombre, pregi e difetti ma, soprattutto, limiti.

Una onesta e curiosa esplorazione e ricerca di autenticità per la narrazione di una delle figure che tutti, credenti e non, conosciamo: il Papa.

Lenny è un essere umano alla ricerca, un Odisseo moderno di mezza età (ha 47 anni) che incuriosisce lo spettatore. The Young Pope è un viaggio, reale e onirico, nella mente di un uomo che è Dio, Uno e Trino, mortale e divino. Un eletto che altro non è che una “contraddizione”, come dichiara lui stesso.

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Pio XIII è un papa che sceglie il mistero, che preferisce la negazione alla esposizione mediatica come strategia per sé e per la Chiesa. Di certo il contrario dell’attività di Papa Bergoglio nonché l’opposto di ciò che il primo viaggio onirico della prima puntata ci farebbe intuire (curiosa l’Omelia shock del neo eletto Papa ai fedeli in San Pietro che invita al gioco, alla masturbazione, al sesso, insomma, alla libertà).

“I Do Not Exist.”

https://www.youtube.com/watch?v=WmFcUUIVIeQ

 

Fin dai primi minuti, la prorompente giovinezza del protagonista suggerisce un papa rivoluzionario, propenso a un’apertura della Chiesa: osservate le braccia aperte di saluto di Pio XIII durante l’omelia, esplicative in tal senso (gesto più volte ripetuto nel corso della serie – vedasi il trailer a fine articolo).

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A proposito, una curiosità: Sorrentino si è ispirato alla posa di Pio XII dopo il bombardamento di San Lorenzo per questa scena: un gesto simbolico indimenticabile, chiaro nell’immaginario di tutti.

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Jude Law, calciofilo dichiarato, aveva invece in mente Wayne Rooney dopo il suo storico gol in rovesciata nel derby di Manchester (https://www.youtube.com/watch?v=gKLC7ITp3T0).

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Ma Lenny Belardo, fumatore accanito, si dimostra molto meno di larghe vedute di quanto ci aspetteremmo, anzi, per alcuni aspetti, preconciliare tanto è conservatore.

 

Ogni fotogramma si presenta degno di attenzione per l’accuratezza dei simboli che racchiude. Un esempio che ci permette un po’ di speculazione intellettualoide: guardate quante volte è in primo piano un solo occhio. L’estetica dell’occhio singolo – favorita dall’azzurro accattivante degli occhi di Law – non è nuova: senza scadere nel simbolismo esoterico, qui il protagonista sembrerebbe quasi rappresentare l’ occhio del Grande Architetto, un simbolo piuttosto eloquente ed universale della provvidenza divina, della Potenza di Dio che “vede e provvede”.

Il passato è un luogo molto vasto, ci si può trovare di tutto dentro. Il presente no, invece. È una piccola feritoia per solo un paio di occhi.

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Dicevamo, personaggio contradditorio. Si può osservare quanto il dualismo è continuo, insito nella scelta delle inquadrature: il cappello di Pio XIII è di un bianco angelico, vergine, candido: da santo. Dopo pochi secondi appare, sulla sinistra la mano fortemente umana del Papa (cangiante il rosaceo della pelle) con una sigaretta avvizzita, quasi a sottolineare, in contrapposizione al bianco divino, la velocità del tempo terreno che, inesorabile, scorre.

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Un dialogo tra scherzo e verità , gioco e serietà, portando quasi alla paranoia lo spettatore che attende, dietro la colonna berniniana o la statua michelangiolesca, il prossimo colpo di scena (prima o poi comparirà persino un canguro…).

Notevoli fotografia e luci, che permettono una celebrazione della bellezza vaticana, che, come sempre, lascia a bocca aperta. Il tutto accompagnato da dialoghi degni di un premio Oscar.

Insomma è come se fosse Sorrentino stesso a parlare quando Pio XIII afferma “Accontentarsi equivale a morire in vita”.

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Estremo, forte, prorompente la trama, così come il mezzo narrativo scelto da Sorrentino per proporre questo suo nuovo prodotto intellettuale: il mondo della serie tv. Se già ne avevamo avuto un presentimento con Gomorra la Serie e Breaking Bad, con The Young Pope definitivamente il confine tra cinema e serie diventa indistinto.

The Young Pope porta il cinema d’autore all’interno del format della serie tv: un mix tra la visione di un genio premio Oscar, una recitazione ineccepibile degli attori (impressionante l’interpretazione di Silvio Orlando, con un inglese tarato su una cadenza napoletana ‘quanto basta’), una fotografia che parla talmente tanto da quasi distrarre.

Sorrentino, ancora una volta, rompe gli schemi, mescolando rivoluzionario e reazionario, politico e antipolitico, Vecchio e Nuovo Testamento. Come il suo giovane Pio XIII.

Uno scontro gianico tra tradizione e contemporaneità, arte e business cinematografico, che, come sempre, affascina e sorprende.

Onore al rivoluzionario, onore a The Young Pope. (honor to the disruptor come prima tradizione)

I dieci episodi di «The Young Pope» sono in onda da fine ottobre non solo in Italia, ma anche in Regno Unito, Germania, Irlanda, Austria e Francia. Invece, per gli Stati Uniti, bisogna attendere il 2017.

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Qui il trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=N2ZFdepTu-w

 

 

 

 

 

Foto: Ansa, La Stampa, Gianni Fiorito, Lexus.com, Rappler, Express.com, hbobinge, aecshowbiz, timeout

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