Testo di — ELEONORA RONDELLI

 

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Tom Odell, classe 1990, è un giovane cantautore britannico molto promettente e famoso in patria, specialmente dopo aver vinto il Critic’s Choice Award ai BRITs di quest’anno, ma poco conosciuto in Italia, dove viene ascoltato dagli “addetti al lavoro” e da pochi altri.

Con queste premesse non mi aspettavo di trovare una folla al suo concerto, tenutosi lo scorso 9 Marzo ai Magazzini Generali di Milano, ma invece così non è stato. Già dalle 18, ossia ben un’ora prima dell’apertura dei cancelli, ci si trovava davanti a una fila interminabile di persone, composte per la stragrande maggioranza da ragazzine, dall’inconfondibile stile indie, con tanto di genitori al seguito, che aspettavano l’arrivo di Tom, che invece si stava esibendo a “Quelli che il calcio”.

Apre il concerto l’inglese Ryan Keen, che oltre alla sua bella presenza, si rivela sorprendentemente bravo sia con la chitarra, sia come cantante e cantautore. Ci diletta con una versione instrumental di “Fix You” dei Coldplay e con dei suoi pezzi originali

(Qui potete averne un assaggio: https://www.youtube.com/watch?v=_uWcbiuNokQ )

Ora è importante specificare che Tom Odell è un vero e proprio malinconico, nel suo album “Long way down” parla principalmente delle sofferenze dell’amore perso, non trovato, che gli ha fatto spezzare il cuore e perdere la fiducia, e lo fa con una voce flebile e melodica, accompagnata dai tasti di un pianoforte.

Detto ciò mi aspettavo un concerto relativamente tranquillo, ma lui fin da subito, ci ha fatto capire che non sarebbe andata così.

Apre il concerto esordendo con un “Ciao bella gente!” per poi cantare “Hold me” una delle sue canzoni più energiche, proprio per manifestarci quale sarebbe stato lo spirito della serata.

Fin da subito sono chiare le grandi capacità tecniche della sua band, la sua abilità al pianoforte, la bellezza della sua voce, che non cala mai durante le quasi due ore di concerto, ma specialmente la sua vitalità e la sua energia, che dal suo album non erano assolutamente trasparite.

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Quando poi arriva a suonare “Sirens” l’atmosfera si scalda ancora di più e cominciano a comparire le prime, inaspettate, sfumature punk del personaggio, che caratterizzeranno il concerto dopo l’encore.

Il momento topico della serata si raggiunge con “Another love”, brano che gli ha fruttato un premio ai BRITs e la fama.

Prosegue poi con la dolce e melodica “Grow old with me”, deliziandoci in seguito con una “Behind the rose” eseguito per la prima volta live, per poi tornare sui suoi passi e proporci una versione molto intensa e forte di “See if I care”

Conclude lo spettacolo da solo col suo pianoforte, cantando: “Milano, Milano I don’t wanna leave you, I don’t wanna go home unless I can take you home”

Concerto davvero stupendo, capace di trasmettere emozioni tra loro diverse e una carica che non mi sarei neanche lontanamente immaginata.

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