Testo di – LUDMILA GABUSI

 

The theory of everything  

Theory of Everything Poster

Il nuovo biopic diretto da James Marsh (Oscar al miglior documentario nel 2009) The theory of everything vuole raccontarci, essenzialmente, una storia di amore e senso della vita, il tutto condito dalle note di Wagner e Mozart. Dagli anni del dottorato ai giorni nostri viene ripercorsa la vita di Stephen Hawking, uno dei più importanti fisici del nostro secolo affetto da un morbo degenerativo (malattia del motoneurone) che lo obbliga ad esprimersi tramite un sintetizzatore vocale (per il film Hawaking ha concesso i diritti di copyright sulla sua voce sintetizzata, sentiremo quindi la sua “voce” originale).

Un biopic per tutti che se dal punto di vista della fisica può risultare mancante o troppo semplicistico (d’altro canto con il rischio di smarrirsi per chi di fisica poco si intende), dal lato sentimentale si sforza di indagare a fondo il rapporto tra Stephen e la moglie nel corso degli anni.

Una storia certamente drammatica che tuttavia non manca di sottolineare la gioia di vivere e lo humor tipici di Stephen Hawking, senza dimenticare il lato visivo con alcune soluzioni ipnotiche che catturano insieme l’occhio e il cuore. Una scena particolarmente “magica” risulta essere quella del ballo, in cui la danza degli indumenti dal candore luminescente rimanda alla vita delle stelle. Fisica e spiritualità in continuo interscambio, nessuna verità definitiva ma un lungo cammino volto alla vita.

Dalla spensieratezza iniziale alla cruda realtà del quotidiano ci ritroviamo ad osservare ammirati il grande talento dell’attore protagonista Eddie Redmayne che riesce a rendere più che credibile la malattia di Hawking e la sua immobilità, la sua fatica, trasmettendoci contemporaneamente un ampio spettro di emozioni soltanto mediante lo sguardo e leggeri movimenti mimici. In occasione della consegna del premio Maserati/Torino a Redmayne (già apparso nella trilogia di Elizabeth e in Marilyn) egli ha dichiarato che la preparazione per interpretare Hawking è durata quattro mesi, con l’opportunità di avere un incontro con Hawking stesso. Al riguardo ha rivelato Redmayne:

Al momento dell’incontro ero così nervoso e così poco pronto al singolare ritmo lento che richiede un incontro con lui che per riempire questi silenzi molto lunghi, che io personalmente detesto, ho di fatto parlato per quarantacinque minuti a Stephen Hawking di Stephen Hawking. Poi mi sono ripreso, ho superato il mio nervosismo e ho scoperto un uomo di grandissima generosità, estremamente arguto e con una mente un po’ birichina.”

 

The disappearance of Eleanor Rigby: Him/Her

C’è solo un cuore in questo corpo: abbi pietà di me.” (Conor)

The-Disappearance-of-Eleanor-Rigby5

Due film, una storia: la drammatica vicenda di Conor (James McAvoy) ed Eleanor (Jessica Chastain). Debutto alla regia di Ned Benson, i due film-esperimento trattano un argomento spigoloso: la memoria. Chi ha già avuto occasione di vederli entrambi probabilmente avrebbe risposto che il tema dei due film non può che essere come affrontare la perdita di un figlio. La vicenda però, se analizzata in prospettiva di film-esperimento, sembra concentrarsi su un’idea più grande, ovvero quanto il ricordo possa essere fallace e soggettivo, lasciando lo spettatore senza nessuna soluzione e tante domande.

Per Eleanor una storia di fughe, di “sparizioni” che vuole “ricominciare da zero”. Per Conor la voglia di dimenticare, di non affrontare il problema. Una vicenda sofferta da due persone che, grazie o nonostante il loro amore, devono trovare il modo di andare avanti. Him (lui) ci fa vedere i fatti più “esternamente”, è incentrato sul rapporto tra lui e lei, Her (lei) è interiore. Il personaggio di Conor è una presenza/assenza (lo vedremo pochissime volte), la storia è principalmente quella di Eleanor, della sua sofferenza e la sua lotta per ricominciare.

Voglio che il comportamento racconti la storia. E non rivelare l’esatta cosa che è accaduta. E lasciar rivelare a loro (agli attori, n.d.r) la cosa tramite quel comportamento. Ecco cosa mi interessa per quanto riguarda il modo in cui racconto le storie.”

In un’intervista ad Entertainment Weekly il regista ha dichiarato che l’intenzione iniziale era quella di far cadere gli spettatori in errore per poi far capire loro il vero motivo dei problemi della coppia. Ciò sembra, in realtà, poco credibile in quanto risulta subito chiaro che la coppia, ormai lontana dalla spensieratezza iniziale, soffre per eventi dalle radici profonde.

Un progetto che risale a ben dieci anni fa e oggi trova forma compiuta, grazie ai suggerimenti della stessa Chastain, in due episodi (o forse sarebbe meglio dire tre considerando che uscirà un’ulteriore versione, Them (loro), che combina le due esperienze in un unico film).

Dalla confessione di un adulterio alla riscoperta di un “ti amo”, l’idea del regista diventa sempre più chiara: non presentarci una visione completa e ponderata da ricavare tramite il racconto dei due personaggi, bensì uno svelarsi di pensieri, di fatti uguali ma diversi. Film dal ritmo non sempre scorrevole ma facili da seguire, se messi a confronto ricchi di sfumature e contraddizioni che ben si fanno portavoce dell’inevitabile condizionamento dei ricordi, della memoria.

 

 

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