TOUR DI DUE GIORNI IN UNA ROMA NON MAINSTREAM

Testo di – DIANA SALA

Fotografie di – STEFANO DI FONZO

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Primo giorno: Bunker di Mussolini, Villa Torlonia, Catacombe di Priscilla e Villa Ada

 

Abbiamo deciso di trascorrere due giorni nella Capitale evitando tutti quei siti e luoghi che generalmente vengono visitati o consigliati ai turisti che hanno poco tempo a disposizione per visitare la Capitale, ma scegliendo i luoghi meno noti anche agli stessi romani.

Il nostro tour è iniziato in tarda mattinata nei giardini di Villa Torlonia; essa è la villa più recente tra quelle nobiliari di Roma poiché venne acquistata da Giovanni Torlonia nel 1797, il quale affidò la conversione dell’edificio dei Panphilj – già presente sulla Nomentana – in un vero e proprio palazzo nobiliare a Giuseppe Valadier. L’architetto si occupò anche del giardino della villa, dove creò viali simmetrici e perpendicolari tra loro che furono successivamente arricchiti da numerose statue in stile classico.

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Alla morte di Giovanni, il figlio Alessandro, fece edificare alcune strutture nel parco (come i Falsi Ruderi, il Tempio di Saturno o la Tribuna con Fontana) e all’interno della villa (come l’aranciera – più nota come Limonaia – o le Serre) per seguire la moda eclettica di quel tempo. La celebrazione della famiglia Torlonia è evidente dall’edificazione di due obelischi in granito rosa dedicati uno alla madre e uno al padre di Alessandro.

Tra il 1925 e il 1943 Villa Torlonia è stata residenza di Benito Mussolini, della moglie Rachele Guidi e dei loro cinque figli Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna Maria; pare che la famiglia Mussolini la ricevette in affitto ad una cifra simbolica di una lira dalla famiglia Torlonia stessa che aveva insistito affinché si trasferissero in quel terreno. La villa per volere del Duce non subì alcuna modifica, se non la creazione di due bagni – successivamente demoliti – e la sistemazione dei due coniugi in stanze separate.

La Villa presenta numerose sale affrescate, una piccola sala da ballo ed è visitabile nella sua interezza, anche senza prenotazione.

Grazie all’associazione speleo archeologica Sotterranei di Roma abbiamo avuto la possibilità di visitare per prima cosa i due rifugi antiaerei e il bunker di Mussolini all’interno del parco (previa prenotazione al sito http://www.sotterraneidiroma.it).

Dopo che l’Italia prese parte alla Guerra, vennero realizzate all’interno della Villa tre strutture blindate sotterranee per la paura crescente dei bombardamenti aerei degli Alleati; questi rifugi prevedevano anche protezioni antigas e sono denominati Rifugio Cantina (del 1940), Rifugio del Casino Nobile (del 1941, utilizzato nei due anni successivi) e il Bunker (realizzato tra il 1942 e il 1943).

Il Rifugio Cantina è stato il primo dei tre che abbiamo visto; esso fu creato riadattando i locali della cantina della famiglia Torlonia, vicino al Teatro e sotto il laghetto del Fucino. Mussolini lo riteneva un rifugio scomodo e pieno di difetti dal momento che era distante molti metri dalla casa ed era facilmente individuabile poiché sottostante alla riproduzione del lago (creato in ricordo del prosciugamento del lago del Fucino in Abruzzo) che, riflettendo la luce, avrebbe reso troppo visibile la posizione della cantina; il rifugio era tuttavia fornito di doppie porte blindate, di sistemi antigas con filtraggio e rigenerazione dell’aria azionabile a manovella da alcuni militari, un gabinetto, un letto, una piccola scrivania e un telefono con linea diretta ad uso del Duce. Si narra però che Mussolini piuttosto che entrare nel rifugio preferisse rimanere fuori da esso o che rientrasse in Villa prima che gli allarmi per i bombardamenti terminassero.

Il secondo rifugio è il Rifugio del Casino Nobile, nella sala centrale del piano seminterrato del Casino Nobile; a differenza del precedente è rinforzato da mura in cemento armato spesse 120 centimetri. Inoltre, questo è accessibile direttamente dalla Villa, sebbene Mussolini non lo ritenesse del tutto sicuro.

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Il bunker fu iniziato nel 1942 e non ancora terminato alla data dell’arresto di Mussolini, avvenuta il 25 luglio 1943. In tale data erano ancora assenti le dotazioni tecnologiche di aerazione, le porte blindate e la copertura esterna del pozzo; il ritardo era dovuto principalmente alla composizione del terreno che, essendo poco consistente, comportò la necessità per i Vigili del Fuoco, che si sono occupati della realizzazione della struttura, di costruire le fondamenta ad una profondità doppia rispetto alle previsioni (infatti fu costruito ad una profondità di quasi 7 metri sotto il piazzale antistante il Casino Nobile). La pianta del bunker è a forma di croce e con gallerie a sezione circolare, forme per l’epoca innovative poiché ricordano gli attuali rifugi antiatomici nei quali ogni braccio è isolabile e indipendente; le mura sono protette da coperture in cemento armato spesse 4 metri, nonostante nel periodo della costruzione ci fosse carenza di metallo. Dai progetti risulta che se il bunker fosse stato completato sarebbe stato il bunker italiano con il grado di protezione più elevato; Mussolini ne aveva predisposto la costruzione proprio per avere una protezione maggiore rispetto ai due rifugi precedentemente costruiti, dal momento che l’idea che la presenza del Pontefice potesse proteggere Roma era ormai venuta meno.

Il Bunker era stato già aperto al pubblico nel 2006, ma interdetto quasi immediatamente per una presenza eccesiva di gas Radon; dopo i necessari interventi di bonifica e strutturali di aerazione, è stato possibile riaprire al pubblico il bunker.

Dopo la visita ai rifugi abbiamo osservato all’interno del parco i falsi ruderi, il Tempio di Saturno, il campo da tornei (noto per le numerose foto del Duce mentre giocava a tennis su quel suolo) e il Casino delle Civette. Quest’ultima struttura era una Capanna Svizzera, successivamente modificata per volere del nipote di Alessandro Torlonia, Giovanni jr., diventando una raffinata residenza ricca di balconate, loggette, torrette, interamente decorato da vetrate. Gli spazi interni si dispongono su due livelli e risultano ricchi di intarsi, decorazioni e stucchi che riprendono l’insistente tema della civetta e della natura.

Successivamente abbiamo cambiato zona, avendo deciso di visitare le Catacombe di Priscilla, lungo la Via Salaria. Le catacombe sono chiamate in questo modo dal nome della donatrice del terreno per l’area sepolcrale e si estendono per più di 13 km passando anche sotto alla Villa Ada (il cui parco è consigliato, noi l’abbiamo visitato successivamente alle Catacombe).

Questo sito è stato definito “la regina delle catacombe” per la grande quantità di martiri in esso conservati, per la presenza di sette papi (San Marcellino, San Marcellino I, San Silvestro I, Liberio, San Siricio, San Celestino I e Vigilio) e per l’estensione quasi unica all’interno di una cava di tufo; l’inizio degli scavi risale al II secolo d.C., sebbene sembra che siano proseguiti fino al V secolo. Le catacombe si estendono anche in profondità; il primo piano, il più antico, presenta i tipici loculi, con le tombe comuni nelle quali i corpi venivano posti in posizione fetale, avvolti da lenzuola, cosparsi di calce e murati con lastre di marmo o tegole. Spesso i familiari per riconoscere la tomba del proprio caro aggiungeva oggetti personali, comuni erano i simboli come il pesce o l’ancora indicanti la cristianità del defunto.

Tra i numerosi loculi è possibile visitare il Cubicolo della Velata, che prende il nome da un affresco su una volta che rappresenta una donna velata, con le braccia levate verso l’alto in atto di preghiera; la stessa donna doveva essere lì sepolta perché è successivamente rappresentata sui lati in altri momenti simbolici della sua vita, come il matrimonio o il parto di un figlio. Al centro della volta è invece dipinto il Buon Pastore nel giardino paradisiaco e in altre lunette sono riconoscibili episodi dell’Antico Testamento (come il salvataggio dei tre Ebrei dalle fiamme a Babilonia).

Oltre al Cubicolo della Venere è possibile ammirare in un’altra nicchia quella che è ritenuta la più antica rappresentazione della Vergine, risalente alla fine del II o all’inizio del III secolo; purtroppo però la conservazione di questo stucco non è ottima.

La nostra prima giornata si è conclusa con una passeggiata al parco di Villa Ada, il secondo per estensione di tutta la Capitale, che presenta alcuni sentieri praticamente incolti e numerosi edifici neoclassici come il Tempio di Flora, Villa Polissena, le Scuderie Reali, la Torre Gotica… oltre ad essi è presente il rifugio antiaereo reale, i resti di un insediamento urbano databile intorno all’VIII secolo a.C. e la villa reale.

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Secondo giorno: Musei Capitolini, Scuderie del Quirinale, terme di Caracalla

 

Il secondo giorno avendo molto più tempo a disposizione abbiamo deciso di trascorrere tutta la mattina e parte del pomeriggio tra alcuni dei musei più grandi e la serata alle terme di Caracalla, sebbene siano luoghi più noti al grande pubblico.

Abbiamo raggiunto il Campidoglio passeggiando accanto al Colosseo e lungo la famosa Via dei Fori Imperiali, dove è possibile riconoscere il Foro di Cesare (risalente al 46 a.C. e caratterizzato dalle colonne di quello che era il tempio di Venere), il foro di Augusto (identificabile dal tempio dedicato al dio Marte e risalente al 2 a.C.), e i fori di Nerva e Traiano, molto più piccoli dei precedenti a causa dello spazio già occupato da questi.

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La michelangiolesca piazza del Campidoglio si erge sul monte Capitolino, uno dei sette colli della Capitale; la sede dei musei del Campidoglio è dislocata tra Palazzo Nuovo – così definito perché fu realizzato ex novo da Michelangelo nel XVII secolo, quando gli fu commissionato il restauro della piazza – e Palazzo dei Conservatori – sede della magistratura cittadina – che si fronteggiano ed è considerato il complesso museale più antico del mondo, perché fu aperto al pubblico dal 1734.

La nostra visita è partita da Palazzo Vecchio, in particolare dall’appartamento dei Conservatori, che è il nucleo più antico del complesso; in queste sale si tenevano le riunioni del Consiglio Pubblico e del Consiglio Segreto. Le sale dell’Appartamento si suddividono in: Sala degli Orazi e dei Curiazi, Sala dei Capitani, Sala di Annibale, cappella dedicata alla Vergine Maria e ai SS. Pietro e Paolo, Sala del Trono (detta anche degli Arazzi), Sala dei Trionfi (che conserva il noto bronzo dello “Spinario”, il giovinetto che si toglie la spina dal piede), Sala della Lupa (che conserva al centro la Lupa Capitolina in bronzo, simbolo della Capitale), Sala delle Oche (dove fu collocato il busto di Medusa del Bernini) e Sala delle Aquile.

Direttamente dall’Appartamento è possibile accedere al museo del palazzo dei conservatori; da questa zona il percorso si snoda per numerose sale e opere e approda ad una nuova sala vetrata – che in principio segnava il confine tra le proprietà dei Conservatori e la famiglia Caffarelli – dove è possibile ammirare l’originale della Esedra di Marco Aurelio. Successivamente si arriva all’area del Tempio di Giove Capitolino, di cui sono visibili le imponenti fondamenta in blocchi. Si passa poi al cortile dove sono conservati i resti della statua colossale di Costantino e numerose altre sculture marmoree.

Al secondo piano si accede alla pinacoteca capitolina e al Medagliere; Tiziano, Caravaggio e Rubens sono solo alcuni degli autori che è possibile riconoscere tra quelli esposti. Nel medagliere sono invece esposte numerose monete, medaglie, gioielli e monili, nonché raccolte numismatiche e glittiche.

Dal 2000 è possibile visitare anche il Palazzo Clementino, in cui è possibile osservare una raccolta glittica della collezione Santarelli, la Sala degli affreschi e la Sala del Frontone romano (in cui è stato ricostruito l’altorilievo frontonale che presenta una scena di sacrificio a Marte e a due divinità femminili, compiuto da un togato); grazie ai lavori di restauro è stato possibile ripristinare le dimensioni originarie degli ambienti e recuperare la maggior parte degli apparati decorativi di quello che era il piano nobile del Palazzo.

L’ultimo settore del museo che abbiamo visitato è stato l’esteso Palazzo Nuovo, a cui è possibile accedere attraversando il cortile che ospita la statua di Marforio affiancata da due Satiri e un lungo porticato in cui spiccano le statue di Minerva, Adriano e Marte.

Merita una rapida occhiata anche la piccola Sala Egizia a ridosso del cortile con sfingi e cinocefali.

Le sale nel Palazzo Nuovo sono suddivise in base ai temi delle raccolte che accolgono; è quindi possibile vedere la raccolta dei ritratti e dei sarcofagi, la raccolta dei resti della Villa Adriana a Tivoli, la Sala degli imperatori e quella dei filosofi che raccolgono le loro statue e ritratti.

Si accede così alla Galleria del Palazzo Nuovo, in cui sono raccolte più di 100 statue di carattere, dimensioni e provenienze diverse, affiancate secondo un gusto prettamente estetico.

La visita termina nel Salone e nella Sala del Fauno, che sono le sale più monumentali per le statue contenute e per le decorazioni seicentesche dei soffitti con decorazioni a cassettoni in legno dorati.

Spostandoci a piedi dal Campidoglio al Quirinale abbiamo osservato l’Altare della patria, la Colonna Traiana con l’antistante Foro Traiano, il Palazzo del Quirinale e l’obelisco del Quirinale davanti al quale è presente la fontana dei Dioscuri.

Le Scuderie del Quirinale sono state costruite tra il 1722 e il 1732 su alcuni resti – ancora visibili – del tempio di Serapide; le Scuderie delimitano il Palazzo del Quirinale e il Palazzo della Consulta. Le Scuderie hanno mantenuto la funzione originaria di rimessa per carrozze e posta di cavalli fino agli anni Trenta, finché non venne riadattata a rimessa porier le automobili della Presidenza della Repubblica.

Le Scuderie del Quirinale ospitano anche eventi espositivi; dal 12 marzo al 25 maggio 2016 è possibile visitare la mostra “Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento”. I protagonisti dell’esposizione curata da David Ekserdjian sono quindi Antonio Allegri detto il “Correggio” (1489- 1534) e Francesco Mazzola detto il “Parmigianino” (1503-1540); sono esposti per l’occasione circa cento tra disegni e dipinti provenienti da oltre cinquanta prestatori di tutto il mondo.

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La mostra si estende per nove sale che presentano i temi, gli sviluppi, gli stili e le tecniche dei due autori per similitudini e contrasti nonché in ordine cronologico. È evidente l’influenza di Correggio su Parmigianino, nonostante vengano messe in risalto le differenti personalità. Di Correggio sono più che evidenti le influenze del Mantegna, sia per la tipologia dei soggetti sia per gli schemi compositivi. Correggio ebbe una carriera di immediato spicco già all’età di sedici anni – a differenza di Parmigianino – quando eseguì la pala con il Battesimo di Cristo. Entrambi gli autori sono accomunati da una preferenza per il ritratto e da una particolare attenzione ai particolari emotivi del volto che ogni personaggio deve trasmettere all’osservatore.

Nel Rinascimento i soggetti artistici richiesti erano prevalentemente di tema religioso, entrambi gli artisti tuttavia hanno dedicato una piccola porzione della loro produzione ai soggetti mitologici. Inoltre in questa epoca era comune la pratica di svolgere un disegno preparatorio a matita prima di realizzare l’opera commissionata con una differente tecnica, per questo motivo un’intera sala è stata dedicata ai disegni preparatori dei due artisti.

Tra le opere più note di Parmigianino osservabili in questa mostra vi sono: “Matrimonio mistico di santa Caterina con san Giacomo Minore”, “Matrimonio Mistico di Santa Caterina con San Giovanni Evangelista e Giovanni Battista”, “Saturno e Filira” e “Schiava turca”

Di Correggio sono invece degne di nota tra le tante “Matrimonio mistico di Santa Caterina”, “David davanti all’Arca dell’Alleanza”, “Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne”, “Venere con Mercurio e Cupido” (nota anche come “Educazione di Amore”).

Terminata la visita alle Scuderie ci siamo diretti verso le Terme di Caracalla, passando accanto al Circo Massimo, per concludere lì la nostra visita nella Capitale.

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Le Terme di Caracalla, dette anche Terme Antoniane, possiedono un buono stato di conservazione sebbene risalgano al II secolo a.C.; inoltre sono tra le poche ad essere rimaste libere da edifici moderni. Queste terme pubbliche avevano il vantaggio di sfruttare al meglio l’esposizione del sole grazie alla costruzione del Calidarium a Sud e in posizione sporgente rispetto al resto del complesso architettonico.

Visitando il bene è possibile osservare il recinto (in condizioni peggiori) e il corpo vero e proprio delle terme; all’interno del recinto vi è anche il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, che ha voluto rappresentare l’unione dell’arte contemporanea col patrimonio passato artistico e storico.

Lo spazio che intercorre tra il recinto ed il corpo era occupato dalle aree verdi denominate xystus, cioè una sorta di camminamento coperta da pergolato.

Il corpo era accessibile da quattro porte e portava agli spazi quali: la natatio (la grande piscina), il Frigidarium, il Calidarium e il Tepidarium, gli spogliatoi (apodyteria, che conservano tutt’ora mosaici di decorazione) e due palestre.

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