Opera della settimana – 3′ puntata

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Testo di – Caterina Laurenzi

 

Maurizio Galimberti è nato Como nel 1956 e cresciuto a Meda.

Si avvicina giovanissimo alla fotografia e da subito conquista l’attenzione di giurie e critica, vincendo premi e concorsi.

Nel 1983 inizia la passione per le leggendarie Polaroid e nel 1990 abbandona l’attività di famiglia per dedicarsi a tempo pieno alla fotografia.

Con una formazione del tutto autodidatta, prende parte al gruppo Abrecal fondato da Nino Migliori. Nel 1989 l’incontro con Giuliana Scimè, storica della fotografia, segna la svolta futura: “Devi unire la forma a un contenuto”. Da allora, Galimberti combina, nei suoi scatti, dinamismo e scomposizione delle forme, eccentrici effetti pittorici e residui di “duchampianesimo”, ovvero il readymade.

Ricercando immagini frammentate e seguendo la lezione degli antichi maestri, dopo una minuziosa osservazione dell’arte ravennate e dei mosaici di Villa del Casale di Piazza Armerina, Galimberti approda ai sui mosaici, composizione di Polaroid scattate da diverse angolazioni e prospettive, oggi firma internazionale dell’artista comasco.

Erede delle lezioni di Boccioni e Duchamp, Galimberti fotografa i soggetti più vari: palazzi, elementi architettonici di decoro, personaggi anonimi e fantasmagoriche celebrità (famosa fu la copertina della rivista Time magazine del 2003 con un suo ritratto-mosaico di Johnny Depp).

Galimberti partecipa spesso all’organizzazione di workshop, condividendo con fotoamatori e curiosi l’amore e la passione per la fotografia e la ritrattistica. È presente tra le più famose collezioni di fotografia. Ha esposto in tutto il mondo in collettive ed individuali.

 

 

Tra senso e frammento: l’immobile movimento di Maurizio Galimberti.

Era il 1955 quando Giò Ponti aprì le danze alla nuova architettura postmoderna sul suolo milanese.

Era il 1955, il cuore della nuova Milano iniziava a battere a ritmo di martelli pneumatici e tram e vicino alla Stazione centrale nasceva un nuovo splendore: il grattacielo Pirelli.

Svettante e snello, con i suoi 127 metri di altezza, il Pirellone segnò il culime del processo di prolificazione urbana ed architettonica che Umberto Boccioni dipinse agli esordi, con tratto profetico, ne “La città che sale” del 1910.

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“Pirellone cinetico quieto con movimento sussurrato…” fa parte di Metacittafisica, una serie di scatti di Maurizio Galimberti, con soggetti desunti dal mondo urbano. 80 scatti con Polaroid scompongono in 80 frammenti il grattacielo milanese e sta all’occhio ricomporlo nella sua tridimensionale interezza. In ombra e poi quasi sovraesposto, l’edificio si curva illusionisticamente, per poi tornare dritto nello scatto subito accanto.

La lezione non può che essere quella futurista; non mancano, tuttavia, accenni di cubismo, e qualche lieve rimando alla poetica del dada.

“Mi tuffo nel luogo, ne ricavo un’immagine emotiva, un mosaico.” ha rilasciato in un’intervista del 2010 Maurizio Galimberti.

L’ondata di Polaroid che compone quest’opera inebria la vista e confonde i sensi: l’occhio sembra sprofondare nelle fotografie e pare perdersi in questo mare di vetri immersi in un velo di nuvole. Il grattacielo è fermo immobile – del resto questa è l’essenza più intima della fotografia – ma il suo movimento è appena accennato dagli scatti vicini: le diverse prospettive suggeriscono infatti una silenziosa danza dell’edificio, che si slancia verso l’etere, abbandonando il caos della città.

Le fotografie sono testimonianza dello sviluppo architettonico del nuovo tempo e del nuovo mondo: seguono il movimento longilineo del soggetto e con un ritmo libero l’occhio percorre i lineamenti della costruzione.

Galimberti dice “Ho voluto far emergere la bellezza dei luoghi, come un atto d’amore di un italiano nei confronti del suo Paese” e questo fotomosaico trasuda una delicata, leggera bellezza in ogni centimetro di pellicola, a partire dal materiale e dalla tecnica, ancor prima del soggetto ritratto.

Galimberti, infatti, impiega qui – come in tutti i suoi lavori – le macchine fotografiche Polaroid, oggi leggendari mezzi, testimoni di un’epoca ormai trascorsa.

“Credo nella poesia delle Polaroid, nel fruscio dei dischi in vinile, nell’odore di un libro di carta”

Tra dinamismo e staticità, tra tradizione e creatività, con un delicatissimo senso della visione, Galimberti frammenta l’opera di Ponti ed il Pirellone diviene un caleidoscopio di immagini che si completano in una semi-parziale interezza. In un mondo dove mattoni e cemento se ne stanno fermi ed immobili senza parlare, Maurizio Galimberti inverte i consueti ruoli: per un secondo è l’uomo a divenire statico, mentre osserva, con occhi silenziosi, il grattacielo che danza e, leggero, volteggia su di sé.

 

“Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”

disse Giò Ponti.

Detto fatto: Maurizio Galimberti l’ha fotografata. Pardon, le ha fotografate

1 risposta

  1. simona

    Blog fatto davvero bene. Se posso permettermi di dare un piccolo consiglio, cercherei di implementare meglio la funzionalità dei feed RSS, dato che per quanto mi riguarda sono una consistente fonte di traffico. Ancora complimenti per il sito.

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