Testo di – SVEVA SCARAVONATI

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Dopo Roma, eccolo a Milano al Fabrique per la seconda data italiana del suo Fixion tour in collaborazione con DNA Concerti.

Ancora un viaggio, breve ma profondo, a tratti introspettivo, quello a cui abbiamo partecipato ieri al Fabrique.

Trentemøller, dj-non dj danese dalla riconoscibilità unica è ritornato in Italia in occasione del suo nuovo album Fixion, per ricordarci quanto in realtà ci era mancato. Ritorna si, ma con nuove sonorità, bassi alla New Order e outtake alla maniera degli Editors, richiamando il suo acclamato album Lost.

Ma è così che ci piace Anders, accompagnato da Marie Fisker e da altri musicisti, perché nella sua concezione non è il dj a prevalere, non è il personaggio ad essere elevato, ma la forma musicale, con le sue sinuosità e i suoi richiami minimal techno tanto presenti all’inizio della sua carriera che potresti tranquillamente sentire nella grande Berlino o le sofisticate architetture darkwave post punk. Nella sua filosofia è solo ed esclusivamente la musica ad essere il tramite tra il sé e l’esterno.

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Ieri sera oltre ad averci presentato il suo nuovo album non sono mancati i pezzi grossi, totalmente onirici, come Miss You e Moan, da ascoltare ad occhi chiusi e mente aperta, per cogliere ogni vibrazione e tramutarla in poesia, quella poesia che solo i suoni possono ispirare.

Visuals d’impatto, con luci che spaziavano dal rosso led al bianco ghiaccio grazie ad un maestrale lavoro dell’artista svedese Andreas Ermenius che ha curato anche il design del palco e che aveva già collaborato come regista di tre singoli dell’ultimo album.

Un Fabrique pieno ma non pienissimo, in cui per fortuna solo i veri appassionati potevano gustarsi un segreto sonoro, un’ora e mezza di esperienza sensoriale polimorfa in cui gli assi musicali spesso si spostavano in maniera contrastante e repentina, passando dall’universo deep house, alla psichedelia per poi arrivare alla minimal il tutto con una coerenza che solo lui è in grado di ricreare.

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Ancora una volta un live e non un dj set, scelte sagge di uomini che preferiscono la spontaneità dell’attimo al premeditato, in cui il computer da studio viene surclassato da sintetizzatore e tastiera: è un universo diverso, bellissimo, ed è per questo che quando lo si ascolta è tutto così puro e candido.
Perché Trentemøller è vero come ciò che compone, realizzatore di sogni in una palette di colori pastello che improvvisamente diventano accesi.

Ci piace, tanto, tantissimo. Alla prossima data, Anders!

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