Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

Donne che amano troppo di Robin Norwood

Ammetto di aver scelto Donne che amano troppo perché mi aveva incuriosita il fatto che lo stesse leggendo un ragazzo che frequentavo, studente di psicologia.
Nonostante la scelta fosse perfettamente coerente con i suoi interessi, mi aveva comunque colpita e lasciata lievemente perplessa.

Il libro, inserito nella categoria saggi della Feltrinelli, in realtà non è per nulla un testo che si potrebbe usare come soluzione intermedia fra uno Xanax e una camomilla: riesce a conquistare il lettore (le lettrici, in particolare, io credo) sin dalle primissime pagine.
Il punto di forza sono le storie che lo costruiscono che permettono alla psicologa di analizzare tutti gli errori commessi a monte e a valle dalle sue pazienti-protagoniste.

Chiaramente quelli presentati sono “casi limite”, donne con un passato fatto di abusi psicologici e fisici, trascurate e non amate che, senza neanche accorgersene, si sono ritrovate fra le braccia di uomini fatti della stessa pasta di coloro che le avevano concepite e quindi non-plasmate proprio come erano.

Ad alcolisti e drogati si alternano bugiardi seriali, uomini senza spina dorsale e ogni sorta di delinquente; per ognuno di loro c’è una donna d’età, estrazione sociale, colore della pelle diversa che hanno tutte in comune una cosa: il disperato bisogno di aggiustare il loro partner difettoso.

Perchè? Cosa le spinge a volerlo fare, a non lasciarli per andare cercare qualcosa di meglio? Alla fine il mare è grande, è pieno di pesci, come mai stanno lì a sprecare tempo ed energie, a farsi trattare male, per usare un eufemismo, senza mandarli a quel paese e ricostruirsi una vita?

Leggete il libro, lo capirete e vi arrabbierete.
Vi arrabbierete con le protagoniste più che con i loro uomini, sarete arrabbiate con voi stesse perché vi direte “ah, vedi, a me non sarebbe mai successo!” e dopo una manciata di secondi vi ricorderete di quanto voi siate diverse da loro ma nonostante la diversità abbiate affrontato una situazione di dipendenza sentimentale. Più o meno intensa che sia, più o meno lunga, più o meno dolorosa della loro e allora saprete che alla fine, tra voi e loro la differenza c’è, ma esiste anche un punto d’incontro.

L’ho già scritto, sono casi limite ma nonostante questo penso, soprattutto arrivata alle ultime pagine, che sia un libro che tutte le donne (ma anche gli uomini, c’è un capitolo dedicato proprio alle loro storie) dovrebbero leggere.
E’ formativo, apre gli occhi su una serie di errori che noi, in quanto portatrici sane di utero, siamo più propense a compiere rispetto agli uomini.
Ho decine di amiche dall’intelligenza vivida, eleganti, gentili e belle che soffrono del complesso dell’infermierina, io stessa ho sperimentato cosa significhi essere schiacciata da qualcuno che non ha saputo vedermi o che, peggio, mi aveva fatto credere di essere vista solo per raggiungere uno scopo.

Come sempre e in questo caso a maggior ragione: leggete per voi, per essere migliori e non permettere a nessuno di dirvi quello che non siete. Leggete per essere davvero grandi contro chi è piccolo ma vuol farvi credere di essere un gigante.

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