Testo di DANIELE CAPUZZI

La sala Verdi del Conservatorio di Milano ha accolto ancora una volta in modo caloroso il Quartetto di Cremona. Aveva solcato il palco già nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014, durate le quali aveva proposto l’esecuzione integrale dei quartetti per archi di Beethoven, registrati poi dalla casa discografica tedesca Audite, che li ha pubblicati in una raccolta di cinque volumi. Ora è la volta di Mozart.

La Società del Quartetto offre un’ottima iniziativa culturale, attraverso la quale concede al pubblico di entrare in contatto con il compositore, comprendere la sua evoluzione come musicista, nonché i mutamenti della personalità che, come per ogni artista, si riflettono negli spartiti.

Ieri sera, 19 gennaio 2016, ha avuto sede il primo appuntamento del ciclo di cinque concerti (tre nella corrente stagione, due nella prossima) dedicati all’intera opera per quartetto d’archi di Mozart, che comprende 23 composizioni. In questa occasione è stato dipinto un Mozart giovane, appena adolescente, al primo approccio con la forma rigida del quartetto, che è stata il banco di prova nel saper coniugare le tecniche compositive col proprio estro. I quartetti che sono stati eseguiti, furono composti fra le città di Bolzano, Verona e Milano e sono fortemente influenzati dallo stile italiano, soprattutto dal grande maestro del violoncello che fu Boccherini.

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I musicisti hanno voluto dedicare il concerto alla memoria di Elisa Pegreffi, membro del Quartetto Italiano, spentasi pochi giorni orsono. Il programma del concerto è stato il seguente:

Quartetto di Lodi:

  • Quartetto in sol maggiore K 80

Quartetti milanesi:

  • Quartetto in re maggiore K 155
  • Quartetto in sol maggiore K 156
  • Quartetto in do maggiore K 157
  • Quartetto in fa maggiore K 158
  • Quartetto in si bemolle maggiore K 159
  • Quartetto in mi bemolle maggiore K 160

 

Il Quartetto di Cremona ha saputo dare splendore a un repertorio non frequentemente esplorato, forse per via della relativa semplicità della scrittura dell’adolescenza mozartiana rispetto ai capolavori della maturità, benché si possa già cogliere il genio precoce. Il suono del Quartetto è brillante, pulito e vigoroso (seppur con qualche leggera sbavatura nell’intonazione), ma non trascura l’intensa espressività dei movimenti lenti, fra i quali colpisce l’esecuzione dell’Adagio del K 156. Nei movimenti veloci si apprezza la tecnica sicura e agile. È stato concesso anche un bis, inneggiato dal pubblico: è stata proposta la prima versione dell’Adagio appena citato, cui Mozart stesso rimise mano per ampliarlo nella suadente atmosfera patetica e lacrimevole.

In accompagnamento al concerto, non è stato distribuito il classico programma di sala riportante una succinta descrizione delle opere proposte, bensì è stato consigliato in vendita (a prezzo ridotto di 15€) il libro I quartetti d’archi di Mozart commissionato dalla Società del Quartetto allo storico della musica Sandro Cappelletto. L’autore guida il lettore lungo i due decenni lungo i quali Mozart compose queste meraviglie per archi, col supporto di analisi storiche e musicali che sono apprezzabili anche da chi non ha mai studiato la musica.

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