Testo di – GIULIA BOCCHIO

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Del musical Divo Nerone Opera Rock, che ha debuttato il 7 giugno 2017 nel cuore più imperiale della capitale,  tanto si è detto e altrettanto si è scritto: sul Palatino la rappresentazione fastosa e leggendaria dei quattordici anni di regno di un uomo costantemente combattuto fra passioni profonde e atroci delitti, tra arte sublime e dolorosi tradimenti, tra potere e desiderio di salvezza, sempre avvolto dal mito e dalla leggenda: Nerone.

Divo Nerone Opera Rock , presentato come “the fieriest musical in history”, poteva essere la grande occasione per accogliere e trasfigurare nella meravigliosa cornice del Palatino e della Domus Aurea uno dei personaggi più affascinanti e complessi della storia di Roma, attraverso uno storytelling inedito, poiché sotto forma di musical rock, e tutto italiano, valorizzando così uno scenario unico al mondo e altamente suggestivo. Tanto suggestivo quanto unico, appunto, da divenire quasi inaccessibile e inadatto ad accogliere un’arena da circa 3.000 posti, suddivisa negli stessi ordini delle antiche arene romane: Platea Senatori, Gradinate Cavalieri, Miles e Colosseo, che permettono anche una bellissima prospettiva dell’Anfiteatro. E qui cominciano i guai: inviso l’Imperatore inviso lo spettacolo, o meglio, le licenze. Il dibattito sull’allestimento del grande palco posto proprio fra quelle preziose rovine da tutelare, più che spettacolarizzare, ha decretato il rinvio del debutto prima e la sospensione poi dell’opera tutta.

Le polemiche in coro che accompagnano il kolossal, scisse fra un binario e anacronistico sacro&profano, hanno lamentato infatti l’utilizzo del tutto amorale di un luogo sacro per una rappresentazione così profana e ricalcante la storia di un Imperatore che non solo accusò i cristiani del grande incendio di Roma avvenuto nel 54, ma che condannò, sotto la sua tirannide, due pilastri della cristianità: San Pietro e San Paolo. V’è poi, come già accennato, la questione  tutta politica della cura e della tutela dei beni culturali e delle rovine, che non dovrebbero farsi palco e suolo di eventi tanto spettacolari quanto continuativi : attori in scena ogni sera con rappresentazioni sia in italiano che in inglese, fucina d’attrazione per i tanti turisti stranieri in visita. Tocca a questo punto alla Procura di verificare se ci sono stati o potranno esserci danneggiamenti dello strato archeologico e dei monumenti circostanti, anche a causa delle vibrazioni della musica o dell’afflusso di migliaia di spettatori“, anche perché, è bene ricordarlo, dal canto suo lo spettacolo prevedeva decibel sonus incompatibili (circa 70 dB) con un luogo archeologico quale il Palatino. Aspetto altamente rilevante e imprescindibile (quasi ingenuo non tenere presente il paramento) per un’organizzazione di 70 repliche in programma di cui solo 12, di conseguenza, quelle portate effettivamente a termine, senza contare tutti i costosissimi biglietti da rimborsare.

Il sito ufficiale, tuttavia, non riporta ancora l’annullamento dello spettacolo ma ne annuncia la sospensione dal 1 luglio 2017 al 7 agosto 2017, tempo utile per permettere alla produzione di adempire agli adeguamenti tecnici e amministrativi prescritti nelle autorizzazioni amministrative, quest’ultime assai complesse e difficoltose, tali da aver scatenato infuocate polemiche e prese di posizione rispetto all’opera. Opera che è, tra l’altro, il risultato di un importante lavoro a cui hanno partecipato professionisti riconosciuti con premi Oscar e Grammy Awards.

Ad oggi il flop può dirsi conclamato poiché non solo l’opera che prometteva numeri da capogiro non è rappresentabile ma, cosa ancor più grave, il malcontento generale ha anche voci interne : il cast stesso. Attori e maestranze starebbero infatti intentando causa contro la regione Lazio per il mancato pagamento degli stipendi e per l’inadeguata sistemazione di tutto l’entourage in residence e hotel. Niente spettacolo, niente compenso e prove in condizioni igenico-sanitarie grottesche; le dichiarazioni di alcuni interpreti ben rappresentano un dietro le quinte tutt’altro che grandioso o fastoso, il portavoce degli artisti, Riccardo Maccaferri, è emblematico nel dichiarare che“C’è ancora parecchio marcio da spiegare dietro quel trionfo di rossi pompeiani e oro. Chi li salverà? David Zard è stato più volte avvistato nel backstage, chissà se per provare a rilevare lo spettacolo e farne un successo dei suoi. Un AzZard non da poco per un musical che di colossale per adesso ha solo il flop”.

Un’occasione mancata, quella del Divo Nerone, un’occasione che avrebbe dato nuovo slancio e respiro non solo alle attività d’intrattenimento culturale della città, nonché la valorizzazione del repertorio storico di un paese ricco e fecondo quale è l’Italia, ma anche alle eccellenze creative e agli artisti che lavorano a pièces di tale portata valorizzando positivamente il patrimonio culturale del nostro paese.

Un’organizzazione munita dei migliori intenti e sprovvista prima degli adeguati permessi e  poi delle competenze/accortezze professionali necessarie per permettere allo spettacolo e ai suoi protagonisti di infiammare la platea.

Infiammate ad oggi sono solo le critiche e le polemiche.

Ed ecco che latente riaffiora quella damnatio memoriae che colpì proprio il vero protagonista, quando nel 68 d.C. , più inviso che mai, si tolse la vita.

Difficile non richiamare allora alla mente le ultime parole di Nerone stesso, ove ancora una volta Qualis artifex pereo!

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