Testo di – LEANDRO BONAN

 

Qualche mese fa, in occasione dell’incontro bilaterale tra Italia e Germania, il nome di Michelangelo è balzato (fortunatamente) all’attenzione delle cronache, per via della scelta di Matteo Renzi di organizzare la conferenza stampa conclusiva nelle Gallerie dell’Accademia di Firenze. L’immagine dei due capi di governo che parlano sovrastati dagli oltre 4 metri (base esclusa) di perfezione del David di Michelangelo è stata di fortissimo impatto mediatico, e la statua è stata per giorni al centro del dibattito. L’opera, simbolo universale di Arte Italiana, viene terminata dall’autore aretino nel 1504, durante il suo periodo fiorentino: Michelangelo, infatti, è vissuto nella città medicea gran parte della sua vita, e la sua presenza è testimoniata, oltre che dal David, replicato in scala ridotta davanti  a Palazzo Vecchio, anche da innumerevoli altre opere, tra cui spicca il Tondo Doni, custodito negli Uffizi.

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TondoDoni

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L’altra grande città, però, in cui l’artista ha lasciato il suo immortale segno, è Roma, o per essere più precisi la Città del Vaticano, dove infatti Michelangelo vive oltre metà della sua lunga vita. Il rapporto, secondo la leggenda, inizia con una tentata truffa: una sua statua, oggi andata perduta, ritraente Cupido, viene venduta ad insaputa di Michelangelo al cardinale Riario, nipote del Papa Sisto IV, come un reperto antico, ad un prezzo esorbitante. Il prelato, una volta acquistato il Cupido, viene informato del raggiro, e decide di convocare a Roma l’artista che con la sua maestria era riuscito ad ingannarlo (seppur non volontariamente). L’incontro risulta proficuo per entrambi, ed il cardinale decide di intercedere presso lo zio per dare al giovane artista possibilità di lavoro. Inizia così un rapporto incredibilmente fruttuoso, tanto da attirare numerose gelosie ed invidie alla corte papale. Nonostante le numerose pause, talvolta lunghe anni, dovute sia al carattere burrascoso del Buonarroti sia a complotti che cercarono più volte di metterlo in cattiva luce nei confronti dei pontefici, Michelangelo collaborò in maniera costante con il Vaticano per tutta la vita.

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dannato

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Il frutto più celebre del rapporto è senz’altro l’affresco della cappella Sistina, per la cui realizzazione Michelangelo perse undici anni e qualche diottria. Esso avvenne in due momenti diversi: per prima la volta (1508-1512) e successivamente il celeberrimo Giudizio Universale (1534-1541). Il ponteggio  originario era stato progettato dal Bramante, anch’egli tra gli artisti di cui il papa era mecenate. Lo stesso Bramante cercò in ogni modo di usare la sua influenza per evitare che la commessa fosse data all’artista aretino, al tempo conosciuto esclusivamente come scultore. Nonostante le sue lamentale, tuttavia, Michelangelo ottenne il monumentale incarico, che rappresentò una svolta definitiva nella sua carriera. Personaggio orgoglioso, ai limiti del paranoico, egli temeva che il ponteggio mobile del Bramante celasse un tentativo di sabotarlo. Per questo rifiutò la collaborazione con l’allora più conosciuto architetto della chiesa di San Satiro, a Milano (meraviglioso esempio di inganno ottico nei pressi di via Torino) e ne progettò uno personalmente. La cappella in origine doveva avere le dimensioni del tempio di Gerusalemme, ma per ragioni di mancanza di spazio (dopotutto, l’intera Città del Vaticano ha 44 ettari, di cui 23 occupati dai Giardini), si optò per mantenere del tempio solo le proporzioni. La volta è alta 20 metri, e poiché il Buonarroti dipingeva pressoché sdraiato contro il soffitto, non poteva avere un’impressione di come le gigantesche figure ch’egli affrescava sarebbero sembrate dal basso. Terminate le prime tre scene, che ritraggono diversi episodi della vicenda di Noè, Michelangelo procedette a smontare il ponteggio per osservare il risultato da terra. Ne fu molto deluso, perché gli affreschi, che da vicino sembravano monumentali, dal basso erano eccessivamente cariche di personaggi. Dalla scena seguente, perciò, decise di aumentare notevolmente le dimensioni delle figure e semplificò la composizione delle scene: il contrasto è visibile, e quasi sembra che l’autore sia cambiato a metà della volta. Nella celeberrima creazione di Adamo, per esempio, la mano di Dio è lunga oltre 40 centimetri, e l’intera figura supera i tre metri..

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michelangelo_creazione

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L’eclettico artista non fu immune al desiderio di ritrarsi, come fece Raffaello nel meraviglioso affresco della Scuola di Atene, ma la natura del dipinto rendeva il compito assai difficile. Sicuramente non poteva dare le sue fattezze a  personaggi biblici, ma non gradiva nemmeno l’idea di mettersi tra i dannati. Trovò quindi un ingegnoso compromesso e diede le sue fattezze alla pelle di San Bartolomeo, che secondo la tradizione venne martirizzato per scorticazione. Tra i beati, senz’altro, ma in una posizione tale da non essere tacciato di hybris.

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san bartolomeo

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A causa del grasso delle candele e della continua presenza di fedeli, la cappella si annerì progressivamente. L’intero ambiente venne restituito ai colori originari grazie ad una monumentale opera di restauro iniziata nel 1980 e terminata quasi vent’anni dopo (1999). Solo alcuni piccoli quadratini sono stati lasciati allo stadio pre-restauro: sono quasi completamente neri, a testimonianza dello stato di avanzato deterioramento in cui la cappella si trovava. Basti pensare che la raffigurazione della barca dei dannati, traghettata da Caronte, in basso a destra nel Giudizio, venne scoperta solo al termine dei restauri: prima al suo posto si vedeva solo una massa informe.

Meno conosciuta, invece, perché normalmente chiusa al pubblico, è la Cappella Paolina, ove si tengono le messe che aprono e chiudono un conclave, e luogo privato di preghiera del Pontefice. Due sono gli affreschi del Buonarroti, qui: le sue ultime opere pittoriche. I soggetti raffigurati sono i due santi patroni di Roma, San Pietro e San Paolo. Il primo ritratto nel momento del martirio, in cui lancia un ultimo straziante sguardo allo spettatore, il secondo nell’atto della conversione, accecato da una luce che taglia in due lo spazio pittorico. Entrambi vengono raffigurati anziani, sebbene ciò non sia coerente con i racconti biblici. San Paolo, infatti, si convertì quando era relativamente giovane, tanto che ebbe il tempo di scrivere le numerose lettere contenute nel Nuovo Testamento. Alcuni studiosi hanno ipotizzato la scelta sia stata dettata forse da un ultimo intento autobiografico: i due sono infatti gli ultimi affreschi dell’artista, che li terminò ormai settantacinquenne.

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san pietro

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Contrariamente all’aspettativa di vita media dell’epoca, Michelangelo sopravvisse altri quattordici anni, spegnendosi alla soglia dei novanta. Stroncato, dice la leggenda, dalla decisione del Concilio di Trento di coprire con drappi le parti “oscene” di tutti i nudi dei suoi immortali affreschi del Giudizio universale, a cui tanto tempo e passione aveva dedicato.

1 risposta

  1. Ravecca Massimo

    Entrando nella Cappella Sistina di Michelangelo, sopra il Giudizio, speculare all’Innalzamento del serpente di rame, da parte di Mosè, vi è dipinta la crocifissione di Aman, primo ministro persiano che voleva uccidere gli ebrei e poi a morire sarà lui. (cfr. Libro di Ester). Unica croce presente negli affreschi. Fa si che abbiamo una promessa (la croce di Cristo), sotto forma di minaccia. Aman protagonista negativo del carnevale ebraico, negli affreschi di Michelangelo assomiglia al Gesù giudice del Giudizio Universale. Ma in questo caso la somiglianza a cui si alluderebbe non sarebbe fisica, (come invece avrebbero avuto Gesù, Leonardo da Vinci e Michelangelo verso il termine della loro vita), ma funzionale. Il genio di Michelangelo, gli ha permesso un fantastico viaggio nel tempo: avrebbe visto la morte di Gesù in croce, mentre assumeva anche il ruolo di Aman, (anticipando di 4 secoli l’ipotesi simile dell’antropologo Frazer di inizio 900). In un carnevale si perde la cognizione di quello che si fa. Tanto che Gesù sulla croce esclamò: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Cfr. ebook/book. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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