Riflessione a cura di – VIRGINIA STAGNI

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Milano, lunedì 12 maggio 2014

Il Costituto Senese, 1309

Chi governa deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”

Articolo 9 della Costituzione Italiana, 1948

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

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Un’atmosfera di totale e condivisa orizzontalità tra autorità e cittadini di qualsiasi estrazione sociale, una dimensione politica vera, genuina: è quella che si respirava oggi al Teatro Parenti, un riuscito prototipo di comunità civile, civica e sociale, una polis greca. L’aria vibrava e fremeva di una strana energia, quella di cui parla Einstein quando afferma “C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.”. A Milano questa mattina abbiamo potuto assistere e prendere parte ai lavori per cambiare le cose, ascoltando, discutendo e accogliendo le istanze verso il tema caldo della giornata, cioè il giusto regime gestionale della Cultura italiana. Un workshop di circa otto ore, dalle 10 alle 18, in Via Pier Lombardo, organizzato dall’Associazione Priorità Cultura, presidiato da Francesco Rutelli, ed ospitato nel tempio della Politica –quella vera- da una inimitabile Andrée Ruth Shammah (che avevamo già intervistato qui: http://www.youtube.com/watch?v=NABBtBR6ipc ), caratterizzato da un’ esaltante intellettualità, elitaria ma mai snob, lontana da ogni genere di disfattismo o eccessivo pessimismo, aperta al libero confronto.

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Si è andata cioè ricostruendo la dimensione di dialogo, è emerso il, purtroppo non sempre fragrante, lògos che caratterizza tutto ciò che è arte, cultura, politico, sociale, civile: in una parola, Uomo.

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Il tutto in uno spazio a misura di cittadino, proprio come da mission dell’ Ex Salone Pier Lombardo (si veda nostra intervista: http://www.youtube.com/watch?v=JWbpM0evqt0 ), che si è anche piacevolmente trasformato in un banchetto in cui cittadini, esperti, autorità e studenti si sono uniti in un pranzo simposiale che aveva del surreale per la partecipazione distesa ed egualitaria di tutti i commensali, accomunati non solo dalla pietanza, una gustosa michetta farcita di pasta e fagioli (raffinata citazione del Carracci?) ma anche dagli innumerevoli temi discussi tra tavoli imbanditi con cura da atelier di grande classe ed estetismo, come solo la Shammah poteva donare ai propri ospiti – ma non avevamo dubbi a tal proposito.

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Ha prevalso la libera polifonia, che si è però riunita all’unisono per affermare un definito scopo etico e morale: dare proposte innovative, tangibili e pragmatiche per finanziare la cultura, vessillo sotto cui uscire dalla crisi egemone nelle menti, nelle speranze e sulle ali di visioni prospettiche, una volta di ampio raggio, di istituzioni, industrie e, soprattutto, di cittadini e di giovani. Ali che, grazie agli interventi di oggi, hanno ritrovato un poco di quella energia perduta, hanno riacquisito il gusto edonistico del volo perché hanno percepito nell’aere una lampante volontà da parte dei presenti di agire e far sì che si agisca verso e per il nostro Patrimonio Culturale.

Petrolio, oro, valore, bene: ciò che è Cultura è stato etichettato nei modi più disparati possibili ma è palese che quando parliamo di cultura facciamo ovviamente riferimento a un cosmo potenzialmente indefinibile perché infinito, tanto quanto la creatività dell’Uomo e, come ha ricordato Maria Giulia Crespi, della Natura.

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C’è chi differenzia la Tutela e la Valorizzazione, anzi, le contrappone, ma, come ricorda il professor Salvatore Settis, sarebbe il caso di eliminare questa inutile dicotomia ossimorica che pone solo paletti ad innovative forme di gestione di ciò che è il Nostro Patrimonio: dal monumento celebre in tutto il globo alla piccola abbazia domenicana, civica o privata che sia, tutela significa già sempre conoscenza, non è mera conservazione. E senza conoscenza non vi è valorizzazione. Occuparsi, anzi, pre-occuparsi, promuovere, fare cioè Cultura, significa investire le proprie energie nel Bene Comune: non è quindi più tollerabile pensare alla Cultura come un tema di nicchia ma anzi deve diventare uno strumento di uguaglianza civile, sociale e politica. Ragionano ampiamente in tal senso il Ministro della Cultura e del Turismo Dario Franchischini e il vice ministro dell’ Economia Luigi Casero.

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E smettiamola anche di polemicamente contrappore pubblico e privato: prendendo l’esempio della manifestazione odierna, solo la formula della sinergia è quella vincente. Va integrata la conoscenza, la valorizzazione come anche la scoperta con ciò che è promozione, anche privata, delle risorse del nostro territorio, che siano esse del settore primario, secondario, terziario. La nostra Penisola è mondialmente invidiata per le sue eccellenze: perché non prenderne orgogliosamente atto e avere il coraggio di mostrarle e, ancora meglio, esprimerle, in tutto il loro potenziale, anche economico? E se per farlo diventa necessario affidarsi al privato, non è il caso di temporeggiare quando le condizioni sono chiare per entrambe le parti e le normative definite. Proprio così si verrebbe a palesare un’altra grande qualità italiana: la sua capacità imprenditoriale che sa diventare fattore e motore culturale, impulso a quel sistema circolatorio policardiaco che è il patrimonio nazionale, tanto ricco in ogni sua regione o, per essere precisi, in ogni suo comune, da diventare impossibile quantificare – anche economicamente – i gioielli che custodisce.

In ogni discussione è anche emerso quanto sia necessario lasciare spazio alle nuove generazioni, con i propri strumenti di nativi digitali e i loro linguaggi, che costituiscono una ventata di novità e di potenziale crescita per il nostro Paese: solo così, dando libero spazio a nuove forme di comunicazione, si potrà tentare una virale radicalizzazione del Valore Cultura anche tra i più giovani, coinvolti su più profili, in primis quello scolastico e social; una delle più interessanti proposte è quella di Riccardo Rossotto che parla di un Portale unico nazionale delle nostre grandi bellezze. Bellezze non solo artistiche. Dato che il Ministero della Cultura è collegato con quello del Turismo, va anche dunque esaltato appropriatamente un turismo d’eccellenza, di qualità, mentre denigrato quello di massa e privo di contenuti.

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Tutto questo è però attuabile solo se, da una parte, le istituzioni prestano il loro orecchio alla causa e non la considerano secondaria rispetto a temi “più imminenti” come quelli economici – come troppo spesso accade, infatti, anche in contesti accademici affermati, Economia al servizio dell’Arte e della Cultura è disciplina di serie B rispetto all’Economia fine a sé stessa, con grande superficialità miope di chi non comprende che la scienza economica è “triste” non solo perché tratta di risorse scarse ma proprio perché, volutamente, la si tiene lontana da ciò che la renderebbe ontologicamente umana e, di conseguenza, vera.

Dall’altra parte però è richiesto anche un impegno civile: sia in termini di impresa che di partecipazione dal basso, genuina, verace.

Con questo si intende che l’impresa, come più volte sottolinea il professor Severino Salvemini nel suo intervento, dovrebbe andare oltre il mecenatismo e la sponsorizzazione, meccanismi di finanziamento della Cultura che non sono più al passo con i tempi della post-industria.

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Ora i manufatti o, per coniare un neologismo, i “mentemanufatti”, in quanto facenti parte di quella che viene definita industria culturale, vanno nel verso del kalokaiagathos, bello e ben fatto, intesi cioè come opportunità, momenti di senso, modelli non più solo materiali ma anche antidoti contro il dilagante e minaccioso “anonimizzazione della globalizzazione”, in quanto cioè capitale, prima che pratico, simbolico ed artificio tecnico (anche qui, inevitabile, ricordare il significato greco di techne che, non casualmente, era termine univoco per indicare sia l’artigianato che l’arte). Dello stesso parere anche Antonio Calabrò, consigliere delegato di HangarBicocca e consigliere di amministrazione della Fondazione Pirelli: la cultura deve diventare core business dell’impresa culturale.

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La cultura è ormai, inevitabilmente, una tappa evolutiva obbligata della classe imprenditoriale e manageriale: non vederlo o, ancor peggio, non volerlo vedere denigrando tutto ciò che è al servizio della Cultura (come può essere l’economia e le sue figure professionali derivanti – ad esempio i manager per la cultura, che invece sempre Riccardo Rossotto dichiara figure vitali per il sistema d’impresa odierno) è dimostrazione di cecità, anche nel breve termine, dei possibili riscontri economici tangibili, oltre che una ammissione implicita di ignoranza civica e morale che sarebbe meglio sanare il prima possibile – anche se diventa preoccupante perché troppo spesso raggiunge il più dei vertici istituzionali e d’azienda.

Per quanto riguarda invece il contributo individuale, va di certo operata una sensibilizzazione del cittadino, il cui grido in difesa della Cultura deve diventare risonante perché, solo essa, lo rende cives: egli deve uscire dal mero consumismo narcisistico (così lo ha definito il Professor Carandini, Presidente del FAI) per ritornare a cercare, scoprire ed apprezzare i luoghi dell’arte e della natura, amando i monumenti (cioè “ciò che è degno di essere ricordato”) quanto le persone.

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Ed è proprio l’affetto più che l’amore, inteso nel suo senso latino di ad – facio: faccio, agisco, opero per e verso qualcosa, per ciò che gratuitamente e, sotto l’insegna della charis greca (come più volte ricorda Pier Paolo Pasolini), riceve dal passato se arte antica o dagli artisti contemporanei se arte coeva, che ci rende cittadini ma, primariamente, Uomini.

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Opportuno infatti riflettere, come ci invitano a fare il Ministro della Cultura Dario Franceschini e la Dottoressa Sandretto Re Rebaudengo della Fondazione omonima, anche sul grande valore dell’arte contemporanea perché “All art has been contemporary” e “la Cappella Sistina è stata anch’essa arte contemporanea, come il Colosseo” e per questo non può e non deve essere mai sottovalutata – ovviamente, come ricorda nel suo veemente e impetuoso intervento Vittorio Sgarbi, nei limiti dell’accettabilità e comprensione estetica (di certo è condivisibile lo sgomento nel vedere la meravigliosa imponenza del Castello Sforzesco coperta da strutture discutibili per Expo 2015).

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Colui che ha condotto la regia dell’evento è stato il lodevole per proposte, contenuti e qualità di pensieri e parole Presidente dell’Associazione organizzatrice “Priorità Cultura”, Francesco Rutelli.

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Proprio lui, nella sua introduzione, ha esposto le luci e le ombre di questa crisi italiana culturale, partendo dal drammatico ridimensionamento dei bilanci e delle disponibilità da dedicare ai nostri Beni, come anche la pericolosa e preoccupante prima tendenza di diminuzione al consumo di cultura pro capite. Si denuncia inoltre un continuo depauperamento della struttura amministrativa del Mibact, da un punto di vista di mezzi (sarebbero infatti necessari, dati ufficiali statali, in tutta la loro crudeltà e tristezza, alla mano, tra i 500 e i 600 milioni di euro annui – quando invece ne sono disponibili solo 250-300), personale sia come numero (siamo passati da 28mila a 18mila addetti ai lavori) sia come sua formazione e, invece, continuo prevalere della burocrazia e di ogni suo cavillo annesso e connesso, che non fa che rendere macchinoso, per esempio, il sistema delle donazioni.

Ma se crisi, alla luce dell’etimologia greca, krino, discerno, separo, scelgo, diventa dunque scelta dopo attenta riflessione e quindi possibilità di riscatto, questo diventa il momento perfetto in cui effettuare dei cambiamenti validi nel contesto legislativo ed amministrativo italiano proponendo, pragmaticamente, soluzioni e non solo, vanamente, sottolineando ciò che non va nel sistema e perseguendo quella – misteriosa – tendenza tutta italiana e molto spesso mediatica, di cannibalizzare le positività, annebbiandole e defraudandole dei coni di luce che invece potrebbero illuminare il cammino culturale nostrano.

Come ci ha rammentato a tal proposito Roberto Grossi, presidente di Federculture, ci sono ottimi e preziosi esempi di eccellenze di gestione culturale in Italia: solo per citare alcuni degli esempi riportati, frutto della sinergia di pubblico e privato, la ammirevole realtà sarda, la Fondazione Barumini Sistema Cultura o la Reggia di Venaria e il risanamento della stessa.

Iniziative positive di cambiamento normativo-istituzionali potrebbero essere un ampliamento del sistema dei crediti d’imposta (come già accade per il cinema proprio grazie a Rutelli), la possibilità di detrazione fiscale per le spese culturali domestiche – del tutto legittimo se si pensa che abbiamo un vantaggio fiscale ogni qualvolta acquistiamo un elettrodomestico – , l’attribuzione di almeno 1/3 della tassa di soggiorno al turismo culturale, la regolamentazione del crowdfunding e nuovi modelli anglosassoni gestionali ed assicurativi per autofinanziare musei e istituzioni (da annotare ed emulare l’esempio riportato da Enrico Boglione, presidente AOM, del Comune di Cento, sede della Pinacoteca del Guercino, che si è risollevata, dopo il tragico terremoto emiliano, con il lavoro di restauro del partner bolognese ArtDefender, reso possibile grazie ad un auto-sostentamento monetario ottenuto dall’ applicazione di un illuminato schema di gestione del rischio, promovendo cioè attività di prestito ad altri istituti culturali di opere per incassare i bonus sui premi assicurativi sui prestiti, ricavando così liquidità spendibile).

072857468-0ba9bffb-875b-40a0-8c77-d414c6f26c1f Guercino in viaggio

Tutte le proposte sembrano essere state, nel corso del congresso, annotate dal Ministro, che, nell’imperante clima disteso di speranza e positività di questa mattina – che in un certo senso rispecchiava la fiducia della ambiziosa ma giusta dichiarazione di mesi fa del neo-ministro stesso “quello della Cultura sarà il Primo Ministero economico del Paese” – si è mostrato totalmente disponibile nel cogliere le istanze sollevate. Perché si può e si deve fare della cultura un motore di sviluppo che è, prima che economico, un investimento civile per la comunità. Il 12 maggio è stato un primo, ambizioso ma riuscito, passo in questa direzione.

E se tutte queste fossero le solite “belle parole”, vane, fluttuanti, negli animi e nel vento? Beh, avremo il predominio di un’egemonia sottoculturale e la sconfitta di quell’élite d’avanguardia che abbiamo visto oggi essere in fermento in quel tempio della politica genuinamente periclea che è il Teatro Franco Parenti.

Perché le insidie sono palesi, soprattutto perché per essere aggirate necessitano di un nuovo dinamismo e mutamento legislativo (e di certo le tempistiche italiane non aiutano) e nuove volontà e capacità gestionali, all’insegna della semplificazione, della cura e della valorizzazione ragionevole e ragionata. Difficoltà che richiederanno altre innumerevoli energie, ma per cui tanti giovani hanno già fatto palestra: e scrivo qui, me lo si conceda, pro domo mea, ricordando una realtà come Revolart che nasce proprio in questo senso (si veda a tal proposito il nostro manifesto: http://revolart.it/revolart/manifesto/ ).

Perché abbiamo appreso che, come ci insegna Aristotele, “le radici della cultura sono amare,”, necessitano di cure continue, iniziative illuminate e grande forza di volontà, prontezza nel fare sentire la propria voce e le proprie proposte e progetti,  “ma [sappiamo anche che] i frutti sono dolci.”, anzi, sono al sapore di pasta e fagioli. Perché la cultura non deve essere un lusso ma, sempre, alla portata di tutti, anche del mangiatore di fagioli.

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Il mangiafagioli, di Annibale Carracci

Hanno preso parte all’evento e portato la loro testimonianza (in ordine di comparsa e poi in ordine alfabetico):

Severino Salvemini Andare oltre il mecenatismo e la sponsorizzazione. Perché gli investimenti culturali fanno bene alle imprese.

Salvatore Settis Il fabbisogno pubblico per le politiche culturali in Italia. Risorse necessarie, qualità della spesa, certezza degli investimenti.

Pierluigi Sacco Valore per la cultura, valore della cultura: innovazione e competitività nel rapporto pubblico-privato.

Andrea Carandini Quando avvicinarsi al pareggio rappresenta già un successo. La visione del FAI nella gestione dei monumenti.

Dario Franceschini Ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo

Luigi Casero Viceministro all’Economia

Umberto Allemandi La fiaba delle tre melarance ovvero il bene dei beni culturali italiani: i tre cambiamenti necesari.

Enrico Boglione Prestiti di opere d’arte da parte di soggetti pubblici:come creare valore dalla gestione del rischio.

Armando Branchini Altagamma, industria culturale e creativa.

Antonio Calabrò Impresa è cultura: dall’Archivio storico all’arte contemporanea.

Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini I beni culturali quale strumento di sostegno al sistema economico. Le grandi sfide del turismo delle imprese e dei mestieri d’arte.

Alberto Foà Il ruolo del privato al fianco della cultura.

Roberto Grossi Modernizzare l’offerta per un uso efficiente delle risorse e per attrarre investimenti.

Renzo Iorio Cultura, paesaggio, innovazione nel turismo per la crescita del paese.

Francesco Micheli L’esperienza di MITO: potenzialità e criticità dei rapporti pubblico-privato per la cultura.

Giulia Maria Mozzoni Crespi La nostra madre terra, la cultura e il paesaggio.

Riccardo Rossotto Un nuovo modello di partnership pubblico-privato per la conservazione-valorizzazione del nostro patrimonio culturale: progetti e casi concreti.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo All Art has Been Contemporary. Investire in cultura contemporanea.

Riccardo Tozzi Il sistema televisivo e l’industria di produzione culturale.

Massimo Vitta Zelman Mostre, musei, luoghi artistici: opportunità, ruoli e regole della collaborazione pubblico-privato

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Sandrina Bandera, Aldo Bassetti, Franco Bernabé, Paolo Biscottini, Caterina Bon Valsassina, Antonio Calabrò, Andrea Cancellato, Salvatore Carrubba, Francesca Colombo, Fedele Confalonieri, Filippo Del Corno, Tilde Corsi, Sergio Escobar, Giorgio Ferrara, Sabrina Florio, Carlo Fontana, Carlo Fuortes, Franco Iseppi, Piergaetano Marchetti, Armando Massarenti, Vittorio Meloni, Salvatore Nastasi, Vittorio Sgarbi, Beatrice Trussardi, Salvatore Veca,  (…)

3 Risposte

  1. teresa m.

    Un incontro di “vecchi” , anziani. I detentori del potere sulla cultura in Italia. Avessero invitato a parlare un giovane sotto i 60 anni!!!! Una rappresentaza di student, di universitari.
    In più l’evento è stato proposto in piena campagna elettorale per le Europee.
    Sterile è l’aggettivo più appropriato per questa accozzaglia di interventi.

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