Testo di – VALENTINA ZIBONI

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Ancora una volta la Villa Reale di Monza ospita nelle sue stanze una mostra di grande spessore: dall’8 settembre al 29 ottobre avrà luogo, infatti, uno dei più grandi concorsi fotografici al mondo, il Sony World Photography Awards.

 

L’obiettivo della manifestazione è quello di dare spazio alla miglior fotografia del mondo, e direi che ci sono riusciti. L’edizione di quest’anno ha accolto 227 000 candidature da 183 Paesi e il risultato è un’ottima raccolta, originale e variegata, di fotografie meravigliose.

I temi trattati sono molteplici, senza tuttavia compromettere la coerenza della presentazione. Scene di vita di uomini e donne, da Paesi lontani e vicini. Culture a confronto, sguardi su tradizioni e rituali. Sfaccettature di un mondo che parla, anzi grida, attraverso la macchina fotografica: la situazione in Siria, l’alto tasso di omicidi in Argentina, la condizione della donna in Arabia Saudita, la prostituzione in Bangladesh. Foto che raccontano pezzi di cronaca che sfuggono nel caos di un mondo che corre forse un po’ troppo veloce per fermarsi realmente a guardare. Ed è bello, invece, vedere che c’è un’intera generazione di giovani fotografi che ha avuto il coraggio e la cura di maneggiare questioni così scottanti e comunicare con tragica poesia l’aggressività del reale.

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La qualità di questa mostra, tuttavia, risiede proprio nell’aver superato la questione sociale per dare anche spazio a temi meno impegnati ma comunque interessanti e abilmente trattati: spesso, infatti, nei concorsi di fotografia l’impegno sociale e umanitario diviene colonna portante del lavoro, criterio implicito in base al quale valutare i concorrenti. Questa volta, invece, seppur la bravura tecnica e la spiccata sensibilità artistica accomuni ogni fotografia presentata, lo spettatore si trova immerso in un microcosmo che accosta sequenze paesaggistiche, in cui la natura si fa scenografica protagonista, a ritratti, come quello ispirato a Mathilda di Lèon.

 

“La scelta di un progetto della categoria Paesaggio, come vincitore del titolo più prestigioso, potrebbe stupire chi si aspettava la vittoria di progetti documentaristici o di fotogiornalismo. La decisione è sempre complessa: come possono delle immagini paesaggistiche competere con tragedie umane come guerre, esodi, fame o alluvioni? Non è possibile confrontare categorie tanto diverse. I diritti umani, i diritti delle donne, le ingiustizie politiche che affliggono il globo…Tutti questi temi sono profondi ed emozionanti e si prestano alla realizzazione di scatti di rilievo. Tuttavia, ho scelto una serie di scatti paesaggistici perché volevo tornare a un approccio fotografico improntato all’essenza. Spesso i paesaggi restano in secondo piano, ma in realtà hanno un ruolo chiave per la nostra esistenza.”

[Zelda Cheatle | Presidente, Concorso Professionisti]

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