Testo di – CLAUDIA FRANGIAMORE

 

 

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Una delle opere di installazione più originali che il mondo dell’arte contemporanea e i siciliani abbiano mai visto. Fu così che Piazza Garraffello diventò celeberrima, ridando fascino ed energia ad un quartiere, La Loggia, e allo storico mercato della Vuccirìa, di cui oggi è il cuore pulsante. Quando Uwe Jaentsch, artista austriaco che da quasi 15 anni vive e opera a Palermo, vi realizzò la sua seconda installazione nel 2006 (la prima, “Suite 25”, è del 2004), forse si aspettava di ricevere reazioni contrastanti in merito al suo “tributo” a una piazza che rischiava di essere dimenticata dai palermitani. Ciò che fece fu riproporre la cattedrale della città in chiave decisamente moderna, ricollocando cassonetti stracolmi di immondizia all’interno dell’edificio squarciato; qualche tempo dopo vennero rimossi dagli addetti AMIA, l’azienda che si occupa del
la gestione dei rifiuti a Palermo, ovviamente contro il volere dell’artista. Da allora comunque Piazza Garraffello è famosa per ospitare la cosiddetta “Cattedrale dei rifiuti”, solo una delle tante installazioni bizzarre che Uwe realizzò di lì in poi, al fine di valorizzare quartieri e luoghi di una città per cui prova un amore profondo e sincero. “E’ anche grazie al mio lavoro che oggi molti palermitani sanno dove si trova piazza Garraffello”, sostiene l’artista. Effettivamente, prima dei suo interventi la Vuccirìa non era sinonimo di ‘movida notturna’; la sera non c’era quel viavai di gente, quella piacevole confusione che si crea nelle ore notturne, quando i numerosi locali intorno alla Cattedrale dei Rifiuti aprono e la piazza si anima, diventando una grande discoteca, frequentata da persone di ogni sorta ed estrazione sociale.

 

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L’evidente passione di Uwe Jaentsch per la Sicilia emerge soprattutto quando, in occasione della presentazione in anteprima a palazzo Costantino (da lui definito un luogo “segreto” e, al solito, abbandonato a se stesso) del suo film << AC/DC greetings from Palermo – viaggio in Sicilia di un Goethe del XXI secolo >>, afferma con orgoglio: “Per me, che arrivavo da un mondo di supermercati e centri commerciali, vedere quella merce di strada, i mercati tipici, quei cartelli scritti a mano, quella contrattazione molto araba dei prezzi, mi ha conquistato. In questa Sicilia, così lontana dall’Europa, eppure Europa, è stato subito amore. Questo mi ha spinto a restare: questa cultura così diretta, così comunicativa”. Una cultura rara e preziosa, di cui dovremmo andare soltanto fieri.

Il suddetto film, auto-documentazione divisa in tre parti di 12 anni di lavori artistici a Palermo, rappresenta un’opera di denuncia contro il degrado e i martiri inflitti alla città; si pone come reazione a una politica dell’abbandono che, chissà perché, regna sovrana in tutto il Sud. Ma è anche il tentativo di sgretolare l’immagine stereotipata della Sicilia violenta e pericolosa, di mostrare i volti e i dettagli di una città seducente e sconosciuta. E’ il richiamo a riappropriarsi di ciò che ci appartiene, in quanto cittadini e abitanti di un luogo, sia esso Palermo o Detroit (cambia ben poco).

L’opera di Uwe, provocatoria e ricercata, è anche espressione di un’arte lungimirante, che mira a preservare la bellezza e i valori di ciò che sta intorno, senza cadere nel mero concettualismo e anzi esplorando nuovi sentieri e forme di comunicazione artistica. Ne è una prova l’ultimo progetto, “Coca Fanta Palermo”, un reading in musica di pensieri scritti dall’artista nel 2002, quando stava muovendo i primi passi nel caos palermitano; realizzato lo scorso anno in collaborazione con la band austriaca Merkel Tv, il progetto è  diventato un vinile in edizione limitata (solo 300 copie) comprensivo di 9 brani, 5 in lingua italiana e 4 in tedesco.

Uwe: a Palermo è un nome ormai leggendario, in Italia è ancora tutto da scoprire. E’ il nome di qualcuno che ha messo radici in Sicilia e sembra non voler andare via. Da essa trae ispirazione, ad essa rende omaggio.

 

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