Testo e foto di – VIRGINIA STAGNI

foto 3(1)

“Studio in biblioteca!”: se lo fai a Bologna sai già che non potrai mai rispettare i tuoi presupposti che ti avrebbero visto in modalità topo da biblioteca in preparazione alla sessioni invernale di esami. La magia del luogo che vi descriverò non solo vi catturerà e vi distrarrà dal libro di bilancio o anatomia o diritto privato, ma forse vi farà nascere anche qualche curiosità nei confronti di una struttura centenaria che ospitò le menti più geniali dal 1100 a oggi ed impressionò celebrità intellettuali del calibro di Goethe, Michel Eyquem (conosciuto come Montaigne), il gesuita Andreas Schott, Charles de Brosses, il domenicano dal multiforme ingegno Jean Baptiste Labat, lo scrittore De Blainville, Gabriele D’Annunzio e tanti altri.

DSC_0979

Recarsi all’Archiginnasio significa aprire il proprio spirito al sapore velato dei tempi antichi, a quell’odore di libro sfogliato, accarezzato, vissuto.
Questo palazzo nasce come prima sede dell’università bolognese. Infatti l’Alma Mater Studiorum di Bologna, prima università del mondo occidentale, vede la luce nel 1088 sotto forma di insegnamento privato a gruppi ristretti di rampolli della società, riuniti nelle universitates, associazioni studentesche ante litteram. Le lezioni si svolgevano nelle abitazioni degli insegnanti per lo più e i luoghi di riunione per assistere alle lezioni erano centri religiosi e culturali come le abbazie e le chiese. Questa didattica dislocata per la provincia continua per ben cinque secoli fino a che il Legato Pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo, e il suo vice Pier Donato Cesi, decidono di rispondere alle istanze centralizzatrici invocate dalla Santa Sede ponendo la prima pietra di quello che diverrà uno dei palazzi più invidiati nel panorama artistico internazionale cinquecentesco. Alla fine del febbraio 1562 si iniziano i lavori e con rapidità impressionante per i tempi e le conseguenti tecnologie, si inaugura l’edificio il 21 ottobre 1563. Quel giorno si stava dando finalmente forma e riconoscimento “politico” alla prima attività didattica di livello universitario.
La decisione del pieno centro della città come ubicazione è significativa: il progetto dell’architetto Antonio Morandi, detto il Terribilia, vedeva la sede dello Studium bolognese come continuità e implementazione della topografia bolognese, basata su una rete di interessi economici, culturali e sociali stratificatasi nei secoli. L’humus urbanistico ed economico è infatti il principale punto di riferimento per il Morandi: Bologna riecheggia in ogni volta, corridoio, sala del Palazzo per colori, struttura e scelta ornamentale.

DSC_0988

L’Archiginnasio (così chiamato per far riecheggiare tutta la grecità persa nel latinismo “scuole” o “studio”) diventa dunque simbolo non solo di una nuova politica culturale ma anche l’inizio di un piano di rinnovamento urbano del forum felsineo voluto dall’energico vice legato Cesi.
Alla costruzione del Palazzo seguirono infatti la Piazza del Nettuno con la celebre fontana del Giambologna nel 1564, un anno dopo l’Ospedale della Morte attiguo all’Archiginnasio stesso (oggi Museo Archeologico – ndr: qui è custodita la terza collezione egizia in Italia, riconosciuta mondialmente per importanza dei pezzi e dimensioni-, un tempo luogo di attesa ed espiazione dei condannati alla gogna in Piazza Maggiore con volontaria assistenza di rappresentanti ecclesiastici soprannominati “i consolatori”,  ma anche macabra sede di riunioni clandestine di studenti di medicina che, illegalmente, esaminavano qui i cadaveri dei giustiziati) e infine,tra 1565 e 1568, la nuova facciata del Palazzo dei Bianchi, nella amata Piazza del Crescentone (per i non bolognesi: l’insieme di pietre squadrate che crea la pavimentazione del forum della Dotta).

DSC_0984

Ma torniamo al Palazzo.
Negli archivi dei manoscritti della Biblioteca è reperibile una relazione inedita di Pier Donato Cesi al cardinale Borromeo, una vera e propria visita guidata al Palazzo (congruente, per altro, con le monete bronzee oggi custodite a Cambridge che ritraggono il neonato Scholarum Exaedific), retoricamente accorta e con una notevole spolverata di orgoglio municipale alla fine di ogni paragrafo.
Un lungo portico di 139 metri, con trenta arcate su colonne di macigno, guida fino all’Archiginnasio che si articola su due piani, attorno ad un cortile che vede, al centro, una sfera, simbolo greco di equilibrio e perfezione. Il loggiato su doppio ordine rievoca altre sedi di atenei italiani, come la Sapienza di Roma o Palazzo Bo di Padova.

DSC_0976
Per giungere alle dieci aule scolastiche e alle due aule magne, poste alle parallele estremità dell’edificio, bisogna immergersi in quelli che ritengo i due scaloni più magnifici del Cinquecento. Il motivo principale del Palazzo, che riecheggia già dalla facciata ma trova appunto la sua espressione massima negli scaloni, è il succedersi di stemmi di studenti e di memorie di docenti e personaggi legati allo Studium. L’  horror vacui dello stile imposto dal Cesi agli artisti è evidente nella fitta decorazione che costella non solo le pareti ma qualsiasi volta dei loggiati e delle scale. L’armonia di questa descrizione stemmica degli universitari è sorprendente: divisi in due categorie, Legisti ed Artisti, (la stessa divisione è anche per le due aule magne), gli stemmi e i nomi si susseguono con un ritmo incalzante, emotivamente coinvolgente ed artisticamente commuovente. È un infinito pentagramma musicale di titoli, simboli e disegni, ognuno dei quali narra la storia di una gens che ha visitato il capoluogo emiliano e ha voluto lasciare qui la propria traccia. La successione araldica (oggi sono rimasti circa 6000 stemmi rispetto agli oltre 7000 apposti nei secoli: rimane comunque il più cospicuo complesso araldico murale sulla Terra) è di fatto la armonica soluzione di continuità spaziale tra facciata, atrio, cortile, scale, loggiati e sale, l’evocativo fascino di memorie che simbolicamente e storicamente comunicano più di qualsiasi altro documentazione storica sulla vita della prima Università al mondo e dei suoi frequentatori.

DSC_0987
La visita è notevolmente più suggestiva se ne fruite dopo il tramonto: l’attenta illuminazione riesce ad evidenziare dei particolari altrimenti non visibili di encomiabile fattezza.

Si legge in un testo del Montanari una curiosità per tutti i Legisti del passato ed odierni: la seconda Aula Magna è intitolata “sala dello Stabat Mater”, denominazione che è andata a connotare l’ateneo bolognese stesso, perchè qui, il 18 marzo 1842, ebbe luogo la prima esecuzione dell’omonima opera di Rossini sotto la direzione di Gaetano Donizetti.

“Le piu belle Scuole et Studio che sia al mondo”. Così Andrea Mamellini, notaio bolognese, scriveva sul suo memoriale della inaugurazione del Palazzo. E nessuno può dargli torto, soprattutto dopo aver visitato il teatro anatomico, dove venivano dissezionati i cadaveri, spettacolo sì truce ma ampiamente compensato dall’eleganza e dalla bellezza della sala.

DSC_0990

Completamente rivestita e decorata in legno, con statue e busti di celebri medici e professori, patrocinata dall’Apollo ligneo sospeso sul soffitto (dio della medicina), contornato dalle costellazioni, raffinato richiamo al “Sogno di Scipione” di Cicerone del sesto libro della Repubblica, quale “designazione della vita gloriosa, che aspetta i grandi uomini dopo la morte” (cit. Burckhardt) , il Teatro Anatomico è ciò di cui “i bolognesi hanno ragione di essere fieri”.

DSC_0991

La cattedra per il docente è sorretta dai celeberrimi “spellati” firmati Ercole Lelli (ma in realtà scolpiti dall’innominato ma bravissimo Silvestro Giannotti, esecutore anche di altre dodici statue presenti in sala).

DSC_1002
Crollata con i bombardamenti del ’44, la sala venne interamente ricostruita con intransigente rigore filologico, riutilizzando ogni materiale superstite e non cambiando in alcun modo la fisionomia del luogo, da architetti ma soprattutto da tanti bolognesi che si rimboccarono le maniche per sopperire agli ingenti danni della guerra.
Fate una donazione di almeno due euro per i lavori di ristrutturazione della sala anatomica: non solo vi ricompenserà il sorriso compiancente della anziana signora bolognese dalla voce dolce e la s vigorosa come la tagliatella tirata a mano contornata da un ragù cucinato in piu di quattro ore, ma potrete avere anche una guida del palazzo oltre che poster ed altri gadget. E in più, in cuor vostro, sapreste di aver contribuito al restauro e alla conservazione di quello che rimane, per me, il luogo più magico di Bologna.

DSC_0975

L’Archiginnasio non si fa mancare proprio nulla: anche una donna si è artisticamente espressa qui. Infatti abbiamo la testimonianza dell’unica opera di un’artista del Palazzo: dipinta nel 1706 da Teresa Muratori su commissione del padre Roberto,  troviamo la ” memoria ” degli antenati filosofi e medici della famiglia Muratori, sulla parete meridionale del quadri loggiato superiore.

foto 3

L’Archiginnasio terminò la sua funzione di università nel 1803, quando la sede dell’ateneo venne trasferita a Palazzo Poggi, dove si trova ancora oggi. Su deliberazione del Dipartimento del Reno prima e volontà della Direzione generale di pubblica Istruzione del Regno d’Italia napoleonico poi, il Palazzo si trasforma in biblioteca, di cui è possibile fruire ancora oggi.

foto 5  foto 4(1)

“Quando non esiste la storia della biblioteca si raccomanda allo zelo del bibliotecario di compilarla”: questo il punto  7 del dispaccio napoleonico. Ma questo non era di certo problema dell’Archiginnasio che anzi, ebbe grandi difficoltà nella fusione dei diversi cataloghi delle biblioteche che vennero fatte convogliare qui.

foto 1(1)

Il lavoro di catalogazione fu lungo e forse estenuante ma dobbiamo ringraziare chi lo attuò perchè oggi è possibile fruire di più di 850’000 volumi, manoscritti cinque-seicenteschi, carteggi, collezioni di autografi, stampe e disegni.

foto 1
È comunque possibile recarsi qui tutti i giorni con i propri libri o giornali per studiare o rilassarsi in una location che non ha nulla da invidiare alla New York Public Library (se non, ahimè, la notorietà!).

foto 2

Beh. Forse non sarete stati dei secchioni perfetti, ma entrando qui e soprattutto studiando qui, avrete respirato l’ossigeno di secoli di altri studenti come voi e, forse, colto qualche altrui secolare neurone nell’aria. Anzi, vi sareste forse predisposti ad essere curiosi nei confronti di un luogo che il mondo ci invidia. E sarete pronti a diventare topi da biblioteca per una giusta causa: la curiositas intellettuale che distingue chi studia da chi apprende.

foto 4

Per ulteriori approfondimenti (essendo la storia di questo palazzo infinita):

Palazzo dell’Archiginnasio, Piazza Galvani 1, Bologna
www.archiginnasio.it
Per invece proseguire la vostra visita virtuale al palazzo:
www.archiginnasio.it/storia_palazzo/visitaguidatapalazzo.htm

Fonti:
Archiginnasio volume I e II – Il Palazzo,l’Università – Giancarlo Roversi – Credito Romagnolo
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio – Pierangelo Bellettini – Nardini editore / le grandi biblioteche d’Italia
Stemmi e iscrizioni del palazzo dell’Archiginnasio – Sorbelli
Archiginnasio – guida – Comune di Bologna
www.genusbononiae.it
foto 2(1)

1 risposta

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata