Testo di – VIRGINIA STAGNI

 

“Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte Edgar Allan Poe

 

È il 1884. Sante Fortunato Vanni, giovane di Caltagirone, prende i bagagli e parte dalle coste della Magna Grecia per giungere nella panacea di tutti i sogni mediterranei: New York City. La Grande Mela lo attende non per accoglierlo in qualche cantiere o grande fabbrica, Vanni non è tagliato per la canottiera bianca e il sudore palpabile della fronte. Vanni è nato per il sudore intellettuale. Scommette, rischia, non ha nulla da perdere: da buon italiano e da grandissimo talento imprenditoriale, apre al 548 West Broadway un’attività di libreria e stamperia, la prima italiana di tutti gli Stati Uniti d’America. L’attività di Sante Fortunato è variegatissima: non solo vende i grandi classici italiani in lingua originale, ma anche dizionari, cartoline del Bel Paese, manuali d’inglese per i neofiti della lingua, riviste e santini.

La libreria Vanni che riapre a NYC

Tutta questa attività commerciale nonché culturale è evidente ed eccellente prova di un innato fiuto per gli affari dell’imprenditore siciliano: quanti italiani smarriti come lui erano, stavano e sarebbero giunti in quel di New York? Per quanti il sentimento prevalente era e sarebbe stato la nostalgia del sole iodato di casa, delle dimensioni umane delle mura cittadine e del rintocco dei vespri che scandiva la giornata? Nel pieno boom dell’immigrazione negli States, Vanni punta a rinsaldare un legame unico che unisce gli immigrati al proprio natio borgo: le tradizioni popolari, quelle religiose e l’orgoglio letterario che pochi popoli come quello italiano posson permettersi di ostentare. E così la libreria di Vanni diventa simbolo degli Italiani d’America: nulla cambia con il primo passaggio di proprietà nel 1931 ad Andrea Ragusa, consulente editoriale per Vanni ma anche direttore generale della Fratelli Treves. La missione che spinge Ragusa a NYC? Vendere qui la Treccani: per questo motivo vuole rendere la realtà editoriale italiana Vanni sempre più al centro della Big Apple. Decide infatti di spostarla prima a Bleeker Street, poi nella sede attuale al Greenwich Village sulla 12esima Strada. E qui è la vera svolta: Vanni riesce a diventare finalmente un fulcro culturale, centro nevralgico della produzione a portata sia di italoamericani (naturalmente simpatizzanti), sia di americani filoitaliani. Riuscirci a quel tempo, dove gli stereotipi facevano da padrone e la Grande Depressione era esplosa solo due anni prima, è stato un successo, culturale in primis, strepitoso.

La libreria Vanni che riapre a NYC

Dagli anni ’30 Ragusa comincia a pubblicare libri in inglese su tematiche per lo più italiane, in modo particolare storia e letteratura, ma anche libri scolastici. Professionale e determinato, riesce a divenire il fornitore di libri italiani per le biblioteche pubbliche e universitarie di tutto il Nord America: la nicchia che caratterizzava il luogo, lascia spazio ad un’avventura molto più challenging per i 138 titoli pubblicati da Ragusa. Un uomo tanto amante della realtà editoriale che possedeva che il destino ironico e crudele lo vuole deceduto proprio tra le mura della libreria Vanni, a metà degli anni ’70, per una rapina.

L’impresa passò dunque alle figlie Isa e Olga, che la curarono fino al 2004 quando l’emorragia della crisi del mondo editoriale e non solo è inarrestabile, come continua poi ad esserlo oggi: nulla da fare, Vanni chiude i battenti e rimane solo un dolce ricordo di quegli anni tanto dolorosi ma tanto ricchi di soddisfazione per un popolo come quello italiano che l’America, in fondo, l’ha costruita.

Ma i miracoli non sono solo biblici. Qualcuno ha reclamato quel mito italo americano e, si crede, con una buona campagna di marketing di supporto, il movimento non durerà per breve tempo: al numero 30 della 12/a strada, Vanni si rillumina di immenso per qualche mese come libreria “pop up” e centro culturale. Merito indiscusso del Centro Primo Levi. Sul comunicato Ansa leggiamo: “L’obiettivo – spiega Alessandro Cassin, direttore editoriale del Centro e figlio di quell’Eugenio Cassin che, con la piccola casa editrice Orion Press a Londra, pubblicò la prima edizione in inglese di “Se questo è un uomo” nel 1959 – , è puntare i riflettori sulla storia dell’ebraismo italiano in America, ma anche resuscitare un mito”. Basterà questo argine culturale? Questo scudo che protegge rievocando tradizioni, credenze, culture e la storia di un paese che da sempre arranca alla ricerca di una radicata identità culturale? Gli sciacalli non mancano, anzi sono in agguato: da un lato i ricchissimi borghesi di Manhattan che vogliono appropriarsi di un immobile in una location cool&fashion, dall’altra la New York University, dirimpettaia della libreria, che cerca famelica ogni genere di spazio per allargare sempre più il suo ateneo.

Ora è giunto un primo angelo custode a salvare Vanni. Resisterà? E per quanto? Vi terremo aggiornati sulle evoluzioni di questa magnifica realtà che, se perduta, significherebbe gettare nell’oblio quello che il nostro popolo italiano è stato per l’America, troppo spesso propensa a dimenticarsene.

 

 

2 Risposte

  1. maria antonietta ellebori

    Per cortesia, potrei avere un recapito telefonico della libreria Vanni a New York?

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