Testo di – EDOARDO RIGHINI

 

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Grande risonanza ha avuto la conferenza di ieri, 21 novembre 2013, organizzata dall’associazione letteraria ALBI dell’Università Luigi Bocconi, con protagonista Roberto Vecchioni.

Uno che coi giovani è sempre stato abituato a parlare e confrontarsi, per attitudine e storia personale. Del resto, non è un caso che nel settore lui sia conosciuto come “il Professore”. Non ha mai nascosto, Vecchioni, il suo trascorso di docente in studi classici (in particolare latino e greco) e il profondo legame con il mondo della scuola (con un’affettuosa predilezione per i “somari”) e della cultura. Deve il suo soprannome, infatti, anche alla propria impressionante ed eterogenea conoscenza, che l’hanno conservato giovane. Può essere inserito all’interno di quello (ormai sparuto) gruppo di cantautori italiani che facendo musica fanno anche e prima di tutto letteratura.

Eccolo allora di fianco a de Andrè, di cui però gli manca forse la connotazione politico-sociale così evidente e talvolta furibonda, Guccini, accomunati dalle fitte citazioni letterarie con cui tessono le canzoni e dalla vocazione per la carta stampata, ma anche de Gregori e Branduardi, con cui collaborerà in diverse occasioni. Senza dubbio Vecchioni del gruppo è il più intimista, il più intellettualmente problematico. Sono parte della sua poetica, infatti, il perpetuo interrogarsi dell’uomo sull’uomo, il rapporto con Dio/Destino, e il posto dell’uomo-Vecchioni (ma non solo) nel mondo e nella storia. E poi ovviamente la cultura in primo piano e davanti a tutto.

Da uomo di lettere e di cattedre, Vecchioni non ha mai però perso il polso della narrazione: chi ha insegnato per tanti anni sa benissimo che le cose vanno prima di tutto trasmesse, in modo chiaro e accessibile, con l’umiltà di ripetere per chi non ha capito e di procedere “col passo del più lento”. Per questo il Professore non è mai diventato intellettuale snob e radical. Non è stato intrappolato dalla torre d’avorio dei suoi ragionamenti e riflessioni, ma si è reso sempre accessibile, con una certa qual vocazione alla gratuità. Questo non significa, però, scendere a patti con il banale; molte delle sue opere, infatti, sono concepite “a strati”, dal più semplice al più complesso, per poter raggiungere il semplice ascoltatore, e lettore, o il letterato, l’appassionato, l’esegeta.

Qualche dato di merito va fornito, giusto per rendersi conto del peso del personaggio. In campo musicale ha vinto praticamente tutto ciò che si può vincere in Italia: il Premio Tenco nel 1983, il Festivalbar nel 1992, il Festival di Sanremo, il Premio Mia Martini della critica nel 2011 e il Premio Lunezia Antologia 2013. Paroliere di razza, scrive per Ornella Vanoni, Gigliola Cinquetti, Iva Zanicchi. Suoi sono alcuni dei pezzi più importanti della musica italiana di tutti i tempi: Samarcanda, Luci a San Siro (Guccini disse a proposito: “uno di quei pezzi che ogni cantante vorrebbe aver scritto”), Sogna, ragazzo, sogna, La farfalla giapponese, Velasquez e Voglio una donna. La produzione musicale si intreccia con quella letteraria, di cui si ricordano Il libraio di Selinunte, Volevo. Ed erano voli, Il grande sogno, Scacco a Dio.

L’affetto con cui ieri è stato accolto fa pensare. E fa anche bene al cuore. Perché non è vero che la musica italiana è morta o non può dare quanto la musica straniera. La voglia di ascoltare storie c’è e c’è sempre stata, sembrano piuttosto i cantanti ad essere diventati afoni. O prigionieri di logiche di etichetta, attente più al prodotto che alla produzione, più al contenente che al contenuto. Forse bisognerebbe avere il coraggio di fare qualcosa di difficile e scommettere sull’intelligenza del fruitore, che viene invece sempre considerata al ribasso.

Avere il coraggio di non usare l’essere di nicchia come un alibi per la propria scarsa capacità di sintonia con il resto del pubblico che è sempre ignorante finché non ti compra il disco. Vecchioni, da questo punto di vista, è un esempio. Di come si possa trionfare anche con una barca che è volata in cielo senza essere sempre, per forza, il solito amico di Amici.

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