Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

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“La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker

 

Al mondo esistono due tipi di libri: quelli che non vedi l’ora di aver finito, come quei classici imposti sui banchi di scuola- alzi la mano chi ha odiato “La Certosa di Parma” o “I Promessi Sposi”; e poi ci sono quei libri che non vorresti finire, preghi che per ogni capitolo concluso se ne materializzi un altro.

Scegliete voi a quale categoria dovrebbe appartenere “La verità sul caso Harry Quebert”.

Questo giallo è la seconda opera dello scrittore ginevrino Joel Dicker.

La storia si apre con quello che è l’incubo di chiunque abbia la passione della scrittura e che abbia fatto di questa il proprio mestiere: la sindrome della pagina bianca.

Marcus Goldman, “il Formidabile”, aveva perso l’ispirazione.
Scomparsa, sparita, volatilizzata.

Cosa fare per ritrovarla? Un viaggio! Lontano dalla caotica New York avrebbe sicuramente avuto un’intuizione geniale.

Aurora aveva proprio l’aria di essere il posto ideale, avrebbe alloggiato a casa del suo mentore e amico, lo scrittore americano più conosciuto e apprezzato dell’era contemporanea: Harry Quebert.

Ma Goldman non avrebbe mai potuto immaginare che il suo soggiorno sarebbe stato tutto fuorché tranquillo come aveva sperato: Harry sarebbe stato accusato di omicidio, omicidio di una ragazzina, la bella e dolce Nola Kellergan.

Harry Quebert andava scagionato, la verità doveva saltar fuori. Inizierà così una collaborazione- prima forzata, poi armonica, fra uno scrittore è un investigatore.

La realtà dei fatti verrà portata a galla dopo una serie di inaspettati e ricorrenti colpi di scena.

Questo è il romanzo che vi smentirà ogni volta che penserete “so chi è il colpevole!”

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