Testo di – LEANDRO BONAN

 

Girare per Vienna il sabato pomeriggio dà l’impressione di essere tornati indietro nel tempo di 150 anni, a tal punto che le macchine e i semafori quasi stonano con l’atmosfera sospesa ed elegante della capitale austriaca. Tutto, nella città, fa riferimento al periodo glorioso dell’Impero Austroungarico: basti pensare che i negozi storici si vantano tuttora di essere stati fornitori ufficiali degli Asburgo, scrivendo di essere kaiserlich und königlich, imperiali e regi. Sia imperiali che regi perché l’Austro-Ungheria era in realtà un’entità bicefala, come a due teste è l’aquila che ne è simbolo: infatti, dopo i moti rivoluzionari ungheresi del 1867, in cui i ribelli ricevettero l’aiuto interessato della Prussia, Francesco Giuseppe dovette riconoscere maggiore autonomia allo stato boemo, dichiarando il suo Stato come l’unione dell’Impero austriaco con il Regno ungherese, modificando il proprio titolo in Imperatore e Re. Kaiser und König, appunto.

Francesco Giuseppe, l’ultimo imperatore, si scorge ovunque in città, in quanto quest’anno occorre il centenario della sua scomparsa. Il suo profilo austero e baffuto campeggia sulle fermate dell’autobus, sui muri delle case e sugli stendardi lungo la via dello shopping Marienhilfe. La mia visita di Vienna è iniziata proprio dal luogo ove riposa, la Cripta dei Cappuccini. Si trova nel pieno centro cittadino, a due passi dalla meravigliosa cattedrale gotica di Santo Stefano, ed è una cappella in cui tutti i membri del casato Asburgo sono sepolti. L’architettura è consona allo spirito della famiglia: spoglia, austera, priva di fronzoli o decorazioni, e le stesse tombe sono (con eccezione di quella di Maria Teresa) semplici ma solenni. Il silenzio e la penombra avvolgono il visitatore e fanno percepire come la Cripta non sia solo il luogo in cui gli Asburgo riposano da generazioni, bensì sia diventata negli anni un simbolo stesso della storia e dell’identità nazionale.

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Kunsthistorisches

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I viennesi infatti vi si recano quotidianamente per rendere omaggio alla loro dinastia, lasciando corone di fiori sempre freschi, e Die Kapuzinergruft, La Cripta dei Cappuccini, è il titolo del romanzo più famoso di Joseph Roth, autore austriaco di religione ebraica che visse e scrisse a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Il romanzo racconta di come i giovani viennesi videro la propria vita stravolta con la prima guerra mondiale, la successiva annessione alla Germania e la seconda guerra mondiale. Dopo i decenni di pace e calma prosperità in cui erano vissuti i loro genitori e nonni, i ragazzi del 1890 si trovarono catapultati improvvisamente nella storia, rimanendone spesso spiazzati. Nella scena conclusiva del romanzo, il protagonista si rifugia a visitare cripta appena ha notizia dell’avvenuta Anschluss dell’Austria alla Germania nazista. Quel luogo per lui, e per gli austriaci in generale, rappresenta il passato glorioso di uno stato di 8 milioni di abitanti, che nel 1913 ne contava oltre 52, e quel che resta della passata pacifica stabilità.

Non pensiate, però, ad una città malinconicamente ripiegata nel suo passato, perché vi sbagliereste: Vienna continua a vivere la sua storia, utilizzando gli spazi ottocenteschi anche oggi, adattando la forma e lo stile ma mantenendo inalterata l’anima originale della città. Ne è esempio il coloratissimo Naschmarkt, nella zona meridionale del centro. Nato, si racconta, a metà Cinquecento come luogo in cui venivano vendute bottiglie di latte e formaggi e sviluppatosi poi come maggior mercato cittadino, oggi ha mantenuto la sua anima chiassosa, popolare e variopinta, ospitando bancarelle di verdura, frutta esotica, spezie, dolci e cibi turchi, gastronomia slava e pasticceria locale. Pur avendo radicalmente cambiato la natura delle merci esposte, è rimasto invariato nel tempo come luogo di incontro, scambio, e simbolo della sorprendente ricchezza culturale della città.

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Naschmarkt

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Antitetici ad una prima impressione, ma molto simili per il processo di attualizzazione che ne ha consentito la preservazione, sono le pasticcerie viennesi, famose in tutto il mondo per la bontà delle loro torte e per la scortesia del loro personale. Su tutte, più ancora che l’ormai turistico Hotel Sacher, spiccano per eleganza Demel, di fronte alla Hofburg (la residenza imperiale) e il Café Central, in pienissimo centro storico, a due passi dalla già citata e maestosa cattedrale gotica, che da sola vale la visita a Vienna (l’impressionante copertina di questo articolo). Aperti rispettivamente nel 1786 e nel 1876, ospitarono fin da subito l’intellighenzia culturale e politica dell’Impero: Freud, la principessa Sissi, von Hoffmannsthal, Theodor Herzl, Lenin e Trotsky erano clienti abituali. Lì si riunivano, sorseggiando tè e mangiando le celeberrime torte, trasformando le pasticcerie in salotti culturali o gabinetti politici, a seconda dei momenti. L’impero è finito, e i poeti hanno smesso di frequentare le patinate sale specchiate dei Caffè, ma questi luoghi non hanno perso l’aura rilassata e meditabonda che li caratterizzava: i viennesi vi si recano abitualmente, anche per incontri di lavoro, e il fatto che siano tuttora frequentati da chi a Vienna ci vive ha permesso a questi luoghi di sopravvivere, nonostante l’invasione dei turisti.

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CaféCentral

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Le stesse residenze imperiali non sono state trasformate in mausolei in ricordo degli Asburgo: la Hofburg, dimora principale dell’imperatore fino alla fine della prima guerra mondiale, oggi è dove il Presidente della Repubblica Austriaca vive. Non è solo un luogo di potere, però, in quanto il vastissimo cortile interno e i cancelli sono sempre aperti alla cittadinanza, diventando parte di un complesso verde nel centro cittadino. Il palazzo, oltre ai barocchi e maestosi appartamenti imperiali, ospita anche la biblioteca nazionale (Prunktsaal) e la Augustinerkirche, che ospita i cuori degli Asburgo e un monumento funebre di Antonio Canova a Maria Cristina, figlia dell’imperatrice Maria Teresa.

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Collage

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Vienna è anche, però, la Secessione Viennese, il Simbolismo di Klimt, gli arti contorti e sofferenti di Egon Schiele, i colori violenti di Kokoschka. Per gli appassionati, due sono i luoghi da non mancare. Il primo è il palazzo in cui la separazione dall’accademia delle belle arti ebbe luogo, il Palazzo della Secessione, per l’appunto. Il secondo è il Belvedere, costruito nel 1717 come residenza del principe Eugenio di Savoia, che divenne alla morte di questi uno dei primi musei pubblici al mondo.Ma ve ne parlerò un’altra volta, in un altro momento, ora meglio non esagerare.

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