Testo di – DAVIDE PARLATO

 

Nel pittoresco contesto della Chiesa sconsacrata di San Michele, cinta nella splendida Rotonda di Via Besana, nel pieno centro di Milano, è stato inaugurato sabato 22 gennaio il nuovo progetto del MUBA (Museo dei Bambini Milano – cui la Besana è stata concessa dal Comune come sede per i prossimi 8 anni), la mostra-gioco Vietato non toccare, uno spazio-laboratorio di esplorazione e formazione per grandi e piccini, basato sulla speculazione artistica e pedagogica del grande designer e artista milanese Bruno Munari. Dal 22 gennaio al 15 settembre gli spazi del MUBA ospiteranno una mostra davvero speciale, pensata apposta per i più piccoli, fortemente basata su una fruizione interattiva dell’opera d’arte come oggetto ludico – strettamente in linea con una serie di prodotti del genio di Munari. Il tutto sarà inoltre accompagnato da attività, laboratori e incontri di gioco pensati apposta per i bambini (conciliati dal comun denominatore dell’esperienza sensoriale e manipolatoria) e seminari di in-formazione per gli adulti, di divulgazione della speculazione artistica e culturale di Munari.

È nell’eco di un vociare divertito di fanciulli che si svolge la presentazione dell’evento alla stampa, durante la quale vengono ribaditi alcuni punti nodali dell’operazione culturale. L’Assessore alle politiche culturali Filippo Del Corno pone l’accento sull’importante concomitanza dell’esperienza del MUBA (finalmente in pianta stabile e non più operazione itinerante) con i sei mesi della XXI Triennale: il progetto viene così a definirsi come strettamente intrecciato con l’insieme di iniziative culturali favorite dal Comune per costruire un nuovo tipo di relazione con la cittadinanza, relazione di maggiore partecipazione e identità che può passare tramite una rete culturale che incorpori più fasce della popolazione (come del resto riconferma un’altra esperienza sostenuta dalle politiche culturali comunali, il progetto “Siamo nati per camminare” – un progetto di mobilità sostenibile e attività pedagogico-ricreative per i più piccoli – che dialoga con le famiglie concedendo un biglietto omaggio ai musei civici milanesi ai bambini aderenti all’iniziativa).

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MUBA è perciò un tentativo di inclusione delle fasce infantili all’interno di una rete di condivisione di matrice culturale, ma allo stesso tempo è un progetto formativo attento alle dinamiche di sviluppo della fanciullezza. In quest’ottica il consigliere comunale Paola Bocci ricorda anche quanto possa essere vitale l’esperienza di laboratorio (creativo, educativo, come nel pacchetto MUBA) al fine di promuovere un’azione virtuosa di cambiamento, di educazione alla creatività e alla cittadinanza. Sensibile alle intuizioni di Munari e alle teorie psicologiche dello sviluppo infantile, Vietato non toccare diviene l’occasione per promuovere un tipo di formazione culturale che passi per l’esperienza tattile, esplorativa e sensoriale, creativa e produttiva, in linea con la rilevanza attribuita dalla psicologia a quella fascia critica dello sviluppo in cui assume un’importanza fondamentale la continua stimolazione a livello sia cognitivo che sensoriale – quest’ultima spesso fin troppo negletta da una società che si evolve in misura sempre più ritenuta nella relazione fisica con le cose.

Esplorare gli spazi del museo è incredibilmente divertente anche per un adulto, data la nostra forte disabitudine all’interazione fisica con uno spazio espositivo. Repliche di progetti di Bruno Munari si snodano per il breve (ma di certo interessante) percorso dell’esposizione: Le scatole della Meraviglia, Toccare con gli occhi e vedere con le mani, Più e Meno, il Prato dei Prelibri sono alcune delle installazioni che riecheggiano le riflessioni di Munari, anche accompagnate da interessanti citazioni didascaliche che aiutano ad inquadrare la speculazione alla base degli oggetti. Il tutto nel contesto luminoso e affascinante della Chiesa di San Michele, uno dei tanti gioielli nascosti di Milano.

In definitiva l’attività del MUBA ci è apparsa decisamente stimolante, una valida possibilità di incorporare il pubblico dei più piccoli in un progetto educativo che si spera possa divenire negli anni la regola e non l’eccezione nelle realtà delle politiche culturali locali. Il dialogo instaurato con Bruno Munari è incredibilmente fertile, rappresentando una possibilità di ricordare e ripensare ma, soprattutto, di fare uso di una delle riflessioni italiane più interessanti sul tema della relazione fra prodotto artistico, utilizzo, significato culturale e ambiente di sviluppo e di apprendimento.

Un bambino creativo è un bambino felice”, scriveva d’altronde Munari.

Per ulteriori informazioni su eventi, laboratori, costi e orari si rimanda al sito del MUBA.

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