Testo di – VIRGINIA STAGNI

Un ringraziamento speciale al professor Severino Salvemini per avermi concesso una piacevole intervista spoiler dell’evento di mercoledì, il quale sarà il regista dell’evento.

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L’aria è tesa. Dopo il tramonto si torna a casa, la città non è degna di essere vissuta perché, come il sole cala, così fa il sipario della mondanità. L’unica cosa che vive nel cielo notturno è l’inflazione, che è alle stelle. Si sono chiusi gli anni ’70, quelli che sarebbero passati alla storia come gli Anni di Piombo. E anche gli anni ’80 non hanno di certo cambiato piega sul nascere. È  il 2 agosto quando Bologna vive la tragedia della Stazione e sono innumerevoli gli altri episodi di violenza e terrorismo. Un decennio che si apre in sordina, con, sullo sfondo, la costante Guerra Fredda e situazioni politicamente complesse sia da un punto di vista intestino che internazionale. Questo clima era ben chiaro e terso nella vita dei cittadini i quali, però, con l’avanzare del decennio, dimostrano sempre più una necessità di maggiore spensieratezza, di quella leggerezza di cui si sentiva narrare da chi aveva vissuto a pieno due decadi prima, ossia gli anni ‘60. E così la generazione dai 15 ai 25 anni scatta. Un multiforme Antonio Ricci lo percepisce e trova il modo migliore per dare ciò che il popolo italiano desidera. È così nasce Drive In.

Un format televisivo giovane, perfetto per la neonata tv commerciale, totalmente calzante rispetto ai desideri della gente, che cambia e sconvolge i ritmi televisivi ma anche le domeniche sera delle famiglie – abituate prima solo a un impegno con l’Angelus della Rai, che ora trova un geniale varietà ad accompagnarli nelle ultime ore del fine settimana. Drive in è l’interpretazione più originale di quel nostrano gusto per il sogno a stelle e strisce, che si cala in quel cinema all’aperto che tanto ricorda un episodio di Happy Days.

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Un ritmo veloce, calzante, che già si andava affermando in alcuni spot pubblicitari e che si paleserà poi nei momenti di informazione dei telegiornali del gruppo Fininvest all’inizio degli anni ’90 (si pensi alla irriverente rapidità della comunicazione giornalistica di un giovanissimo Mentana, passato da Rai 2 per diventare l’ uomo di punta di Canale 5). Un cinema, delle risate spassionate e fresche, la frivolezza delle giovani e procaci cameriere, un sapore leggero e diffuso di divertimento: questa è la cornice di quella che passerà alla storia come la trasmissione più caratterizzante degli anni ’80 e la fonte di una comicità italiana del tutto nuova. È quella interpretata da Gianfranco D’Angelo, da un Ezio Greggio alle prime armi, da Enrico Beruschi e da una schiera di comici che non si conoscevano al tempo, ognuno dei quali si inventa un personaggio che sarebbe passato alla storia della televisione italiana e che avrebbe affermato quegli stessi comici nel panorama artistico della satira: Giorgio Faletti, Teo Teocoli, Malandrino e Veronica, Gialappa’s Band, Massimo Boldi e tantissimi altri.

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Alcuni personaggi sono ricorrenti e sono parodia di stereotipi ben chiari nella mente degli spettatori: il “terrone” trapiantato a Milano, l’ “ingenuo” del “vorrei ma non posso”, la frivola e carnosa cameriera provocatrice tanto quanto le americane sui pattini e un personaggio stravagante, quello di Sergio Vastano, il prototipo di studente fuori corso che invece di andare all’università di Cosenza sceglie la lombarda Bocconi. È l’incarnazione dello studente meridionale che sogna un futuro da manager rampante. Ricordiamo che sono anni in cui il valore diffuso è quello di fare carriera in fretta, fare tanti “shholdi” per poter consumare il più possibile; le strade preferite per affermarsi sono la finanza e la moda, la Bocconi è il mito, i modelli Luca Cordero di Montezemolo (che anni dopo prima Ballardini, Crozza poi, ne faranno una caricatura di certo più elegante di quella nel Drive In, che però non si discosta troppo da questa pura emulazione, per così dire, più rozza, del personaggio Vastano).  Purtroppo per Sergio, non verrà integrato in questa città e società così snob e classista, benchè cerchi di dimostrare a tutto e tutti il proprio talento e si presenti sempre con una rivista patinata tra le mani che è, a livello di magazine, rappresentazione perfetta dei tempi, Capital, la mamma dell’odierna Vanity Fair.

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Mettere in discussione e soprattutto fare della satira su un’istituzione così ingessata come l’Ateneo milanese fu un passo azzardato ma che permise anche all’università di diventare più pop. Ha aperto cioè le porte alla mondanità e a quella Milano da Bere che si andava definendosi. Una Milano che è un altro mondo rispetto al resto della nostra Penisola, è l’incarnazione dei nuovi ritmi frenetici che la televisione, in primis spot, telegiornali e il Drive in, andavano interpretando. Gli anni giovani, di Fiorello, Jovanotti, Cecchetto, Gerry Scotti (quell’irripetibile team di Radio Dee Jay), di quella moda appariscente, esagerata, interpretata dai più come da urlare agli altri per imporsi già come “presenza scenica” in strada o in ufficio, gli anni di una musica frivola e non particolarmente memorabile. Sono gli anni degli yuppies, dai valori portanti di vita fin troppo evanescenti (come dimostreranno gli anni a venire, costellati da un ampio superamento di quella generazione dai più spietati – oggi – 30enni).

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Tutti queste caratteri indimenticabili che hanno reso gli anni ’80 intramontabili, saranno perfettamente declinati nell’evento del 15 maggio all’Università Bocconi: saremo infatti in compagnia di Antonio Ricci, il “genio del male” della televisione italiana, il critico d’arte Philippe Daverio, l’attore  Sergio Vastano, la allora direttrice di Capital Myriam De Cesco e il bocconiano Maurizio Tamagnini, incarnazione dell’homo novus dalla carriera stellare (oggi AD del Fondo Strategico Italiano), che ci racconterà come lui visse quella frenetica e fashion Milano in un contesto come quello bocconiano.

Tre macro-aree di discussione, tra cui il contesto geo-storico della Milano degli anni ’80, il boom della televisione commerciale e l’Università Bocconi nel suo disgelo istituzionale: il tutto con il filo conduttore del Drive in, una trasmissione che ha satirizzato con un linguaggio all’avanguardia quegli anni, mitizzandoli – comicamente – e stigmatizzandoli nella memoria degli spettatori.

Un modo di riflettere sulla contemporaneità che tanti elementi condivide, sia storicamente che economicamente che socialmente, con questi mitici anni ’80.

Un’occasione di sano dibattito su ciò che, come i grandi storici insegnano, non è altro che il frutto del nostro passato, che in quanto tale non possiamo far altro che conoscere e su esso riflettere per comprendere al meglio la contemporaneità.

Perché la storia è un immenso e continuo presente, e mai solamente un passato.

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Foto fonte blog TV – Archivi web Drive In

 ANNOTATE:

MERCOLEDI’ 14 MAGGIO, ORE 12.30, UNIVERSITA’ BOCCONI – AULA MAGGIORE

VIA SARFATTI 25

Scoprire la MILANO DEGLI ANNI ’80 E LA TV COMMERCIALE, il DRIVE IN e i suoi personaggi che hanno fatto epoca, insieme ad ANTONIO RICCI, PHILIPPE DAVERIO e tanti altri, sotto la regia del Professor Severino SALVEMINI.

 

Qui l’evento Facebook per partecipare:

https://www.facebook.com/events/308500022632766/?ref_dashboard_filter=upcoming

 

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