Testo di – Massimiliano DonMax Romauldi

Torino

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’71, UN FILM SEMPLICEMENTE SPETTACOLARE.

L’OPERA FIRMATA YANN DEMANGE E’ UN PRODOTTO SENZA ESCLUSIONE DI COLPI: IL WAR MOVIE DAI FORTI CONNOTATI HORROR.

TORINO – Montaggio serrato, regia frizzante, trama avvincente: queste sono le caratteristiche che fanno di un film un’opera più che valida e, neanche a dirlo, sono tutte presenti in ’71 di Yann Demange. L’opera risulta infatti incredibile, un film d’azione superbo che unisce il war movie al survival horrror. Il prodotto che ne esce fuori è riuscito, è una piccola perla da gustare in quel di Torino, nonché una delle migliori opere al 32TFF: ambientato a Belfast nel 1971, ’71 ha come protagonista una recluta inglese. Orfano, con un fratello minore sulle spalle (per il pargolo è una figura paterna), la recluta trova nell’Esercito Britannico una seconda casa, diventa la sua famiglia e la divisa è per lui una seconda pelle. Nelle prime immagini lo vediamo eccellere in ogni pratica, dalla boxe alla marcia, è il soldato perfetto. Di stanza in una caserma periferica, diretto a Berlino, il corso degli eventi e soprattutto in seguito all’acuirsi del conflitto fra cattolici e protestanti nel nord del’Irlanda lo ritroviamo assieme ai suoi commilitoni per le strade di Belfast. L’operazione di ordine pubblico si trasforma però in un vero e proprio rastrellamento; al rastrellamento corrisponde la reazione e ribellione dei cattolici (fra cui vari esponenti dell’IRA) che cacciano a sassate il presidio britannico ma la giovane recluta protagonista resta nei vicoli. Abbandonato accidentalmente dai suoi compagni, lasciato solo nelle vie di Belfast, assiste all’ennesimo scontro fra le due parti e cade vittima di una caccia in cui egli stesso è la preda ambita da più parti. Il soldato si trasforma in un topo in gabbia e siamo solo alla prima parte del film.

L’opera è totale; a Belfast vi è una guerriglia notturna e nelle scene girate al buio l’atmosfera è semplicemente da brivido. ’71 fondamentalmente è un film action che in molti frangenti si trasforma in uno zombie movie – in fondo ci potrebbero essere benissimo i non-morti al posto dei terroristi dell’IRA ed il film, per la sua natura, risulterebbe riuscito comunque. A tratti risulta Romeriana e soprattutto Friedkiniana – basti pensare all’inseguimento a piedi fra uno dei più giovani esponenti dell’Ira ed il soldato, avvincente quasi quanto quello presente in The French Connection. Certo, l’inseguimento presente in ’71 è più artigianale, risulta meno professionale di quello realizzato dal sommo Friedkin ma il risultato adrenalinico è lo stesso. Il soldato passa così da predatore a preda, trovando una luce di salvezza in un bambino cresciuto troppo in fretta. ’71 è un film meraviglioso, c’è spazio per tutto, è un’opera che rimanda lo spettatore agli anni d’oro del cinema. E’ un Escape from New York senza Kurt Russell o Lee Van Cleef; l’atmosfera è quella di The Warriors di Walter Hill senza I Guerrieri. La scena finale sembra inoltre fare l’occhiolino ad High Noon di Zinnemann.

Tenete sotto controllo il regista, ne avremo delle belle.

5 stelle su 5

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IL 32TFF SI TINGE DI WESTERN: SE SEI VIVO SPARA.

LA FATICA DI QUESTI CON UN TOMAS MILIAN MICIDIALE ED UNA TRAMA ESPLOSIVA.

Un film fatto su commissione di un produttore assolutamente pazzo ma geniale, Sandro Iacovoni, si è trasformato, nella grammatica della mia filmografia commerciale, nel film che in assoluto preferisco. Perché nella banalità della sua cornice western c’era dentro tutta l’assurda violenza che io e Kim [Franco Arcalli, NdR] abbiamo vissuto durante la guerra partigiana.”

-Giulio Questi-

TORINO – Se sei vivo spara fu uno di quegli spaghetti-western maledetti: venne tagliato, censurato più volte e ANCORA TAGLIATO. Il motivo della scelta è fin troppo semplice, nel ’67 Giulio Questi diresse uno dei western più violenti della storia del cinema. Protagonista indiscusso dell’opera Tomas Milian nella parte di Hermano il mezzosangue. L’opera diretta da Questi e ripresentata al 32TFF resta a distanza degli anni un western che va oltre i canoni del genere. La trama è abbastanza lineare: Hermano e la sua banda di messicani si uniscono ad un gruppo di Statunitensi per un colpo, una rapina che coinvolge l’esercito. L’obiettivo è prendere dell’oro ma gli americani non rispettano i patti, tradiscono i messicani che di conseguenza vengono massacrati. Hermano però si salva, viene prelevato da due pellerossa che credono nella sua resurrezione. In lui vedono una sorta di profeta da difendere e lo portano a una strana cittadina bigotta. Qui inizieranno una serie di disavventure che colpiranno i tre e il resto della popolazione fra sparatorie, linciaggi, impiccagioni e quant’altro.

In questa pellicola dunque la violenza regna sovrana, in un susseguirsi di atrocità che non risparmiano nessuno, lo spettatore assiste ad un ragazzino che viene molestato e violentato da alcuni cow-boys omosessuali; un indiano a cui viene fatto uno scalpo; un brigante che viene colpito da pallottole d’oro, durante un’operazione ci si accanisce su di lui per recuperarle e per il trauma muore sul colpo; infine in una scena viene gettato dell’oro colato su un tizio. La violenza è inaudita, si conoscono i vari personaggi, le loro virtù ma soprattutto i loro vizi. In particolare abbiamo Sorrow, un ricco e panciuto proprietario terriero che viene a conoscenza dell’oro preso dai banditi, egli cercherà di ottenere informazioni; non parliamo poi dell’oste Templer che ha diviso l’oro con il falso profeta di Hagerman. La trama si infittisce in seguito al rapimento del piccolo Evan, il figlio dell’oste, da parte di Sorrow (motivato da interessi prettamente economici) – questo espediente viene usato per introdurre i cowboys omosessuali i quali abusano del giovane che, a causa dell’esperienza, si suicida il giorno dopo.

La pellicola è un piccolo gioiello, è un western dai forti connotati horror, e negli anni è diventato un vero e proprio cult. L’opera ha avuto diversi problemi con la censura ma ebbe un formidabile successo di pubblico. Nella sua evasione offriva ed offre qualcosa di più del western classico, tanto da essere citato da Quentin Tarantino in Kill Bill vol.2 quando la sposa esce dalla bara in cui è sepolta. Surreale, atroce, violento, ambientato in un paesino affamato d’oro ma timorato di Dio il film è a dir poco impressionante. La trama è esplosiva ed ancora oggi per molti è un vero e proprio pugno allo stomaco.

4 stelle su 5

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