Testo di – STEFANIA STEFANIZZI

 

 

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25 Aprile 2013, Padova. Il sole è già alto e la giornata è bellissima. Decido che è ora di uscire dall’hotel e dirigermi verso il centro per dare inizio a questa full immersion nei tesori di una delle più belle città venete. Mi faccio accompagnare in auto da un amico (ebbene si, sono una “comodona”) e in poco meno di dieci minuti sono in centro. Prima tappa del mio cultural trip: La Cappella Scrovegni. Per chi non lo sapesse, la Cappella Scrovegni è uno dei capolavori del patrimonio Unesco in Italia nonché il frutto dell’abilissima mano di Giotto. Ma la cosa più sensazionale di tutte è che dopo quasi settecento anni  la cappella e gli affreschi in essa contenuti sono quasi del tutto intatti. Arrivata, dopo aver pagato solo 6 € ( riduzione studenti ma comunque cifra piuttosto modica visto quello che avrei avuto da li a pochi minuti sotto gli occhi), mi dirigo, insieme a altre venticinque persone (numero tassativo per ogni turno) nel cosiddetto Corpo Tecnologico Attrezzato di Accesso alla Cappella degli Scrovegni (C.T.A.), una camera di compensazione per la stabilizzazione del microclima interno della cappella. Quindici minuti di attesa, in un clima piuttosto antartico. Suona la “campanella”, e una giovane ragazza ci dice gentilmente di uscire.

Poso la borsa ed entro.

Epiphany Joyceiana? Bene, se volete provare una sensazione del genere la Cappella degli Scrovegni è il posto adatto. La prima domanda che mi è balzata in mente infatti è stata “Come diavolo ha fatto Giotto a dipingere tutto questo?”

È entusiasmante essere al cospetto di uno dei capolavori più apprezzati in tutto il mondo e poterlo ammirare da vicino cercando di immaginare quanto lavoro e quanta dedizione ogni sua singola parte ha richiesto. Una sala di pochissimi metri quadrati è costellata di affreschi celeberrimi: “l’annunciazione”, “la fuga in Egitto”, “il compianto su Cristo morto”, e ovviamente “il Giudizio Universale”. Frutto della grande maestria di un pittore che i professori di storia dell’arte definiscono il maestro della prospettiva, la Cappella Scrovegni dimostra però quello che non si conosce di Giotto, cioè che l’artista fu uno dei primissimi psicologi della storia dell’arte: mette in scena i sentimenti, le passioni, i dolori, le angosce, le paure di personaggi che ognuno di noi conosce sin dai tempi del Catechismo.

Se come me amate l’arte, se come me vi emozionate vittime della consapevolezza che i vostri occhi ammirano quello che grandi mani hanno con maestria realizzato, se pensate che queste stesse mani hanno fatto la storia del nostro patrimonio, bene: la Cappella Scrovegni è il posto che fa per voi.

 

Credette Cimabue nella pittura/tener lo campo, e ora ha Giotto il grido/Si che la fama di colui oscura”.

 

 

Guida per viaggiatori improvvisati in una città veneta:

Numero del call centre 049 20 100 20
(funzionante da lunedì a venerdì dalle 9 alle 19 sabato dalle 9 alle 18, escluso i festivi)
.

La prevendita è obbligatoria.
Le prenotazioni possono essere effettuate fino al giorno antecedente la visita nel caso si scelga di pagare tramite carta di credito.
Per poter effettuare il pagamento nelle altre modalità disponibili, la prenotazione dovrà avvenire per via telefonica e obbligatoriamente con almeno tre giorni lavorativi d’anticipo rispetto alla data prevista per la visita.
I tre giorni lavorativi sono da intendersi escludendo dal conteggio sia giorno di visita che quello di prenotazione. (Esempio: data della visita VENERDI’, ultimo giorno utile per effettuare la prenotazione LUNEDI’).
Non si accettano prenotazioni per il giorno stesso. Il ritiro del biglietto deve avvenire con congruo anticipo: si consiglia soprattutto ai gruppi di presentarsi in biglietteria almeno 45 minuti prima rispetto all’orario della visita.

 

www.cappelladegliscrovegni.it

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