Testo di – FEDERICO QUASSO

“Grazie Cornelio, questo disco è nato con te”

Se si vuole trovare uno spartiacque, un momento di cambiamento e rinnovamento fra il primo ed il secondo disco di Levante, lo si deve cercare in questa semplice frase a conclusione dei ringraziamenti nel booklet di Abbi cura di te. La relazione con Sir Bob Cornelius Rifo aka The Bloody Beetroots costituisce infatti le fondamenta su cui è nato questo nuovo lavoro: rispetto alla malinconia e alla sensazione di inadeguatezza che pervade Manuale distruzione, in Abbi cura di te si può riconoscere una positività ed una felicità raggiunta –per usare le parole della stessa Levante- “Senza raccomandazioni, con tanta fatica e pagandone il prezzo”

Claudia Lagona, in arte Levante, è siciliana di nascita e torinese d’adozione: a quattordici anni, dopo la prematura scomparsa del padre, si trasferisce nel capoluogo piemontese assieme alla madre; qui, dopo anni di provini, gavetta, collaborazioni, manifestazioni musicali e dischi mai usciti, nel 2013 si fa notare dall’etichetta INRI con cui pubblica il suo primo cd ricevendo consenso di pubblico e critica. Nel 2014 viene selezionata da Mtv come finalista agli European Music Award come “best italian act”, nello stesso anno è finalista per il premio Tenco e premiata dal Medimax nella categoria “migliore opera prima”. Viene poi chiamata ad aprire i concerti di Max Gazzè e dei Negramaro. L’uscita del suo secondo lavoro è datata 5 maggio 2015 per la Carosello Records.

Proprio da Torino è partito l’instore tour di presentazione di Abbi cura di te, che porterà Levante nelle Feltrinelli di varie città italiane fra cui Milano, Bologna, Firenze e Roma. Abbiamo avuto la fortuna di partecipare alla prima tappa di questo tour. Presentata da Massimo Gramellini, la cantautrice ha voluto spiegare le ispirazioni e le motivazioni sottese alle 12 tracce che compongono il cd.

Lo spartiacque della sua carriera cui accennavamo all’inizio si ritrova fin dal primo brano, dal titolo Le lacrime non macchiano: “Parla di un incontro con un uomo per il quale una donna lascia il fidanzato, mette i suoi vestiti e altri oggetti dentro tre o quattro sacchi e va via. Questa canzone descrive esattamente tutti i passaggi che fa per arrivare a quest’uomo”, chiarisce Levante. La parte autobiografica è sempre stata fondamentale nella scrittura dei testi per Claudia, fin dal suo esordio nel mercato discografico avvenuto nel 2014 con Alfonso, divenuto vero e proprio tormentone grazie all’urlo liberatorio Che vita di merda, mantra di coloro che avvertono il proprio senso di inadeguatezza verso gli altri. In questo secondo album, invece, è lo stesso titolo Abbi cura di te a dare la chiave di lettura dei sentimenti che hanno animato Levante nella stesura dei testi: “L’ho iniziato come una dedica a qualcuno, ma poi l’ho finito dedicandolo a me: il punto l’ho messo guardandomi allo specchio, dicendomi abbi cura di te. Una raccomandazione che mi fu fatta durante la registrazione di Manuale distruzione dalla mia ex insegnante di canto. Quella raccomandazione, in quell’esatto momento, con quel tono lì, mi traforò il petto. E lì decisi che il mio secondo album si sarebbe chiamato Abbi cura di te”. E questa raccomandazione Levante la rivolge a tutto il suo pubblico, non più un grido di frustrazione, ma uno di speranza, con un messaggio fortemente positivo.

Uno dei punti di contatto fra i due dischi, e si potrebbe dire dell’intera carriera, se non vita, di Levante, è l’attaccamento alla famiglia, in particolare al padre scomparso quando lei era ancora in giovane età. “In tutti i dischi che ho scritto c’è almeno una canzone dedicata a mio padre, è quella rabbia che mi fa affrontare la vita in un certo modo.”; in questo se ne trovano due: la prima è Caruso Pascoski, ispirata al film omonimo di Francesco Nuti, canzone toccante per la sua tenerezza che Levante ha voluto dedicare a se stessa e a suo padre seduti davanti al televisore. Il messaggio della canzone è di nuovo estremamente positivo: “Caruso rincorre l’amore a tutti i costi, si innamora di Giulia a tre anni, poi se ne innamora di nuovo a tredici anni, se ne innamora una terza volta a vent’anni, se la sposa, Giulia lo tradisce, lui se la va a riprendere e la riconquista. Ed è uno dei messaggi più positivi dell’amore: nonostante le difficoltà lui riesce a trattenerla”. L’altro brano dedicato al padre è la traccia che chiude il disco, dal titolo Biglietto per viaggi illimitati, una ballata intima e toccante, pervasa da una malinconica accettazione del lutto capace di toccare le corde profonde dell’empatia.

Famiglia e (auto)biografia, dicevamo, come capisaldi dell’ispirazione per Levante, e l’ennesima riprova si ha nel brano Finché morte non ci separi che racconta una fuga d’amore compiuta dalla madre della cantautrice all’età di sedici anni per raggiungere l’uomo che sarebbe poi diventato suo marito. La traccia vede la partecipazione di due guest star: la madre stessa che canta gran parte della canzone, e Elena Borgogni, moglie di Bianco, cantautore e amico di Levante , che in sottofondo alla parte strumentale recita la promessa matrimoniale del rito cattolico.

Essendo un album prettamente pop, gli arrangiamenti sono classici di questo genere, con largo uso di archi e tastiere; ci sono però alcune piacevoli sorprese, fra cui la già citata Caruso Pascoski e Contare fino a dieci, brani che hanno un’anima più rock. Avere la possibilità di ascoltare Levante suonare qualche pezzo permette di rendersi conto di quanto Claudia abbia un’innata capacità di emozionare il pubblico anche solo con l’accompagnamento di una chitarra della sua voce, grazie anche ad una potenza vocale sfruttata in maniera ottimale.

 In conclusione, Abbi cura di te è un buon prodotto di discografia indipendente che fa dei testi il suo punto di forza, capaci di coinvolgere empaticamente l’ascoltatore, dote non comune di questi tempi nella scena musicale italiana. Levante ha sicuramente talento, la speranza è che non si perda nei tortuosi e oscuri labirinti del pop italiano e delle major discografiche.

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