Scritto da – Sara Pacioselli

Umberto Eco, semiologo, romanziere, grande intellettuale italiano, si è spento ieri sera alle ore 22.30 nella sua abitazione. La notizia ci coglie di sorpresa e come accade ogniqualvolta un grande artista ci lascia, rimaniamo senza parole.

Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, la sua carriera è costellata di successi: da “Il nome della Rosa” a “Il pendolo di Focault”. Filosofo, esperto della comunicazione, semiologo, aveva sempre uno sguardo attento sulla realtà in tutte le sue sfaccettature. Inoltre collaborava da tempo con Repubblica e L’Espresso, scrivendo la sua rubrica “La bustina di Minerva”.

Allontanatosi dalla Mondadori, dopo la recente fusione della stessa con Rcs, recentemente aveva lanciato una nuova casa editrice, chiamata “La Nave di Teseo”, della cui pericolosità in termini di probabile “buco nell’acqua” egli stesso era consapevole, ma sosteneva che “Teseo è solo un pretesto, un nome come un altro. L’importante è la nave, non Teseo”, come a voler sottolineare che anche se la nave perde i pezzi, questi ultimi vanno poi sostituiti per continuare a navigare.

Vogliamo ricordarlo così com’era: un immenso intellettuale che sapeva interpretare la realtà, dandone una chiave di lettura politica, ma anche filosofica, letteraria e soprattutto critica. Rimarrà per sempre celebre per le sue pubblicazioni come “Opera aperta” del 1962, “Lector in Fabula”, saggio elaborato nel 1979, per “La misteriosa fiamma della regina Loana” (2004), un romanzo illustrato con foto di riviste e libri, fumetti, manifesti che fa rivivere i tempi degli ultimi anni ’30 fino alla guerra.

Dulcis in fundo, Eco era anche attivo dal punto di vista social: è celebre il suo discorso invettivo -tenuto a Torino nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale, in occasione del ricevimento della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” – contro i social media, accusati di dar voce a “legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

D’accordo o meno con questa tesi, inevitabilmente Eco sapeva far riflettere e ci piace ricordarlo, concludendo così:

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita. Chi legge avrà vissuto 5000 anni. La lettura è un’immortalità all’indietro”

Per saperne di più in merito al discorso contro i social media ed Internet, qui c’è il link per il video integrale:

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