Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

THE HELP

The Help di Kathryn Stockett.

Non ho mai amato i libri raccontati a più voci, li ho sempre trovati troppo dispersivi.

Già si fa fatica a seguire il filo dei propri pensieri, figuriamoci star dietro a quello di altre tre persone.

Ma a volte succede di riuscire a mettere da parte le proprie avversioni: è questo il caso di ‘The Help’.

Dimenticate le storie genere ‘Il buio oltre la siepe’ o le pellicole come ‘The butler’, qui parliamo di due sogni che si realizzano e  che in comune hanno una cosa: la giustizia.

Da una parte, quella di vedersi riconosciuto il diritto di essere una scrittrice, dall’altro, il semplice diritto di essere.

Fra essere scrittori e camerieri non vi è molta differenza in realtà: lo scrittore deve tirare a lucido la sua storia, badare che la trama sia in ordine, che la storia non faccia una grinza e lo stesso deve fare una brava cameriera di casa: curarsi che la casa sia in ordine e che le camice del suo padrone non abbiano grinze ma solo il colletto ben inamidato.

Agire di nascosto, al buio, parlando piano e senza far nomi: a tratti sembra di trovarsi immersi in un romanzo poliziesco.

Triste dover ammettere che sedere alla tavola di una “negra” fosse cosa riprovevole e fuori dalla legge per una “bianca”.

È raccontata in maniera divertente per chi legge e un po’ meno per chi l’ha dovuta vivere, questa America degli anni ’60/’70, in pieno fervore per la morte di Kennedy e i disordini razziali.

Gli sketch divertenti e i momenti meno allegri si susseguono in maniera equilibrata, creando il giusto ritmo per una storia che non ha bisogno di chiedere di essere letta, si sarà costretti a finire il libro tutto d’un fiato.

 

 

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