AMORE E PSICHE – UNA STORIA D’AMORE ETERNA

Come ogni anno, il 14 febbraio è arrivato e tutti gli innamorati sono impegnati in acquisti frenetici per il proprio partner: un anello, una rosa, un simbolo di amore. Tutti parlano del giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, evento più commerciale che sentimentale: ma non sono qui per raccontarvi quello che penso bensì ciò che la storia e la cultura ci hanno lasciato.

La figura di San Valentino viaggia tra storia e leggenda: il 14 febbraio 274 egli venne decapitato, condannato e successivamente dichiarato martire per aver celebrato il matrimonio tra Serapia, una giovane cristiana, e il suo amato Sabino, un legionario romano pagano, un’unione che in quell’epoca non era ancora accettata a causa dei contrasti religiosi tra il nuovo credo cristiano e il radicato paganesimo.

Una storia davvero romantica, se solo non fosse che la festa di San Valentino non è altro che la sostituzione, come tante altre, di una tradizione pagana che da molti anni ricorreva a Roma: i Lupercalia, giorni di purificazione. Non mi soffermerò a parlare della tradizione romana essendo questo un argomento molto ampio.

L’amore è un tema ricorrente che possiamo trovare in molte forme d’arte nel corso della storia, tutte con un tratto in comune: il gesto che concretizza il sentimento, un bacio. Il marmo, elemento duro e freddo, viene lavorato dalle mani esperte di Antonio Canova che ci lascia una delle sculture più romantiche e ricche di significato: Amore e Psiche, una storia raccontata da Apuleio nel romanzo L’Asino d’oro.

Venere gelosa della bellezza di Psiche, una giovane mortale, con l’aiuto di suo figlio il dio Amore, vuole che la fanciulla si innamori di un uomo brutto e che il suo amore non sia corrisposto, ma il giovane dio ne rimane perdutamente innamorato ed insieme consumano la passione che li avvolge.

A Psiche viene ordinato di non poter guardare il volto dell’innamorato, ma spinta dalle sue sorelle cede alla tentazione e dopo aver scoperto l’identità del suo amato, Amore indignato si allontana dalla fanciulla.

Per poter ricongiungersi ad Amore, Psiche affronta una serie di prove per ottenere l’immortalità, ma una volta superate, l’ira di Venere la porta ad un’ultima e difficile sfida: scendere negli Inferi per chiedere a Proserpina un po’ della sua bellezza e nel momento in cui riceve il dono, Psiche in preda alla curiosità apre l’ampolla a lei consegnata e cade in un sonno profondo.

Amore, venuto a conoscenza delle fatiche compiute dalla giovane, corre in suo aiuto per poterla salvare e con un bacio risveglia la sua amata Psiche.

Ed è proprio questo l’esatto momento che Antonio Canova racchiude, nel 1793, nel complesso statuario di Amore e Psiche: un attimo destinato a durare un’eternità, come l’amore dei due giovani, l’istante in cui Amore sta per appoggiare le sue labbra su quelle di Psiche, entrambi colti nel momento più ricco di passione e sentimento mentre le braccia si stringono tra i loro corpi freddi, ma delicatamente scolpiti nel marmo.

Antonio Canova decide di mostrarci il momento più ricco di pathos tra i due giovani, ma la loro storia non è solo concentrata su questo bacio. Analizzando nel complesso la novella raccontata da Apuleio, possiamo capire che la storia ha lo schema tipico della fiaba dove una giovane fanciulla si ritrova ad affrontare situazioni pericolose, superate anche grazie all’aiuto di altri personaggi, e l’immancabile lieto fine.

È proprio questo che avviene nella parte finale della storia: Giove, la divinità suprema per i Romani, celebra il matrimonio tra Amore e Psiche e dona alla fanciulla l’immortalità e il rango di dea in modo tale da poter vivere insieme al suo amato per sempre.

Quali spunti trarre dalla storia incarnata nel marmo del Canova? Anche se l’analisi della novella è molto più complessa di quel che vi ho scritto, vorrei che foste voi lettori a dare un’interpretazione: io stessa, davanti alla scultura Amore e Psiche, mi sono fermata a guardarla e nel mentre mi immaginavo i due innamorati che prendevano vita dal marmo e che finalmente incrociavano le loro labbra per concretizzare il loro amore per sempre.

Forse sentimenti di tale purezza, come quelli che solo l’Arte riesce a reificare, non meritano spiegazioni ma la pura, estatica, contemplazione.