Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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Qualche giorno fa la notizia che il cinema Apollo avrebbe chiuso, abdicando per motivazioni economiche a un Apple Store, lasciò interdetta e amareggiata una grande quantità di appassionati di cinema e non qui a Milano (certo, di tutti quelli che non già impegnati a mettersi la quarta ipoteca sulla casa per prenotarsi, con un ragionevole anticipo, il novo I-Phone).

L’abdicazione di un grande simbolo culturale cittadino, di un cinema che nelle sue sale per lungo tempo è riuscito a proporre una mirabile programmazione che offrisse il giusto compromesso fra l’essai e il commerciale, fra i pochi ancora attenti a rassegne e festival è stata un duro colpo.

La presenza però,  a mezzo isolato di distanza dalla salma, dei grandiosi spazi del cinema Odeon e stata una valida scialuppa di salvataggio cui aggrapparsi in mezzo al naufragio cinematografico in corso.

Certo, l’ Odeon è enorme… ora sicuramente cercherà di coprire anche quella che era l’offerta dell’ Apollo e un posto per fruire di cinema di qualità vedrai che ci resta in zona centro…

NO!

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cine 2

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Perchè invece Fininvest, proprietaria dell’immobile, pare abbia accettato (in un momento, va detto, di difficoltà finanziarie per la holding dei Berlusconi) una bella valangata di milioni (si parla di una cifra oscillante fra gli 80 e i 100) dagli storici antagonisti di Rinascente (Ma non era la vostra Standa quella che voleva comprarsi Rinascente?)…

La morale?

Odeon chiuderà 14 mesi per un lavoro di “ristrutturazione” dal quale uscirà cinematograficamente mutilato ma, in compenso, “arricchito” da una serie di reparti di mutande, profumi ed opinabili chincaglierie sovrapprezzate marchiate Rinascente: si, esatto, dell’ Odeon (ripeto: dopo UNA LUNGA CHIUSURA DI 14 MESI) resteranno, pare, solo il piano terra e quello interrato, il resto farà spazio alle corsie di un centro commerciale.

Tanto per Apollo/Apple quanto per Odeon/Rinascente bisogna considerare che si è trattato di una trattativa commerciale tra privati

Va però altresì detto che, da qualche parte, c’è scritto che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” [articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana] e mi lascia fortemente stupito quanto amareggiato il fatto che le pubbliche amministrazioni non intervengano mediando le trattative commerciali al fine della preservazione di un livello minimo ed accettabile nell’offerta culturale locale.

Dopo tutto se trovo una tomba etrusca zappando la terra per piantare le melanzane nell’orto di casa mia NON SONO LIBERO DI VENDERMELA A CHI MI PARE, tanto meno a Tim Cook o al signor Rinascente, perchè qui in Italia PARE che la Cultura e l’Arte siano ancora beni PUBBLICI, dalla REPUBBLICA tutelati nella loro gestione, fruizione e diffusione.

è giusto quindi che, supinamente piegata al suo stesso culto Marchiocentristico, la città di Milano si sbarazzi, nel giro di poco più di 24 ore, delle due istituzioni cinematografiche più importanti del suo centro storico per far spazio al distaccamento di un supermercato e all’ennesimo cubo di cristallo in cui vendere telefonini? è giusto che mentre un’ intera nazione sta cercando di presentarsi come culturalmente impegnata e non retrograda agli occhi del mondo puntati su Rho Fiera, a Palazzo Marino si ospitino i rappresentanti della Apple per ammirare il plastico del parallelepipedo di cristallo che sorgerà al posto dell’Apollo? è giusto che la pubblica amministrazione si volti dall’altro lato senza prendere posizioni innanzi a una città (e dopo tutto a una Nazione) culturalmente umiliata e morente?

Ed ancora i radical chic della paracultura meneghina, dietro al calice di prosecco, rivendicano il ruolo di Milano a stella polare culturale dell’intera nazione, altri vomiti di vanità e facciata si riversano dalle bocche di una borghesia socio-culturale compiaciuta e miope, incapace di prendere ogni qual si voglia posizione meno comoda di quella che la vede arroccata nel bastione più alto dei suoi polverosi castelli di carte, che tanto fin che stanno su ben venga, poi se tutto crolla al massimo atterro su una pila di denaro (e chi se ne sbatte della sua provenienza).

Intorno la città muore e la qualità di vita continua ad abbassarsi, sempre più luci dalle sempre più vetrine, sempre più poveri fuori a guardare sognando i sempre meno che ancora possono permettersi di valicare le porte scorrevoli ed accedere ai piccoli eden del commercio, emancipandosi in una nube di profumi spruzzati a tradimento dalle standiste in t-shirt nera.

Dai ragazzi però la situazione non è così disperata perchè, state tranquilli, che fra un po’ esce il nuovo i-phone e mal che vada, se non sapete che fare, iniziatevi a mettere in coda fuori dall’ Apple Store: pare che le formiche in attesa dell’anelata briciola saranno moltissime ed al massimo se Michael Bay sforna un altro Transformer ce lo possiamo comodamente vedere lì, mentre aspettiamo in piedi, sullo schermo del nostro (ah no…nostro no perchè il mutuo lo finisco di saldare l’anno prossimo, giusto in tempo per iniziare quelli dei prossimi due modelli) smartphone.

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