Testo di – SVEVA SCARAVONATI

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In questi giorni al Teatro Franco Parenti è in scena uno spettacolo tratto dall’opera di Domenico Starnone: “Autobiografia erotica di Aristide Gambía”, prodotto da Silvio Orlando e dalla moglie Maria Laura Rondanini e con la regia di Andrea De Rosa.

Uno spettacolo non convenzionale, concentrato in un’ora intensissima di riflessioni. La storia ruota attorno a due personaggi, Aristide e Mariella, ora adulti, che vent’anni fa hanno consumato un rapporto sessuale, il primo per Mariella. Ed è proprio lei, a distanza di così tanto tempo a chiamarlo presso la sua dimora per un incontro, e Aristide, a metà tra l’eccitato e l’incuriosito si reca sperando in un replay.

Nulla di tutto ciò: un dialogo che avviene agli estremi di un tavolo, i cui spostamenti scandiscono i diversi momenti dello spettacolo. Un linguaggio che diventa immediatamente nudo, crudo, disilluso tanto quanto lo è stato quel vecchio rapporto.
In questo caso i due personaggi, situati spesso a lati opposti di un palcoscenico asettico come ciò che hanno vissuto si parlano, e con il linguaggio dell’ironia e del sarcasmo provano a trovare punti in comune in quel rapporto, che pare aver segnato Mariella, in quanto momento in cui ha visto perdere la sua verginità.

 Gli stessi abiti, tubino nero e completo color sabbia, stanno ad indicare i diversi livelli in cui è stato vissuto quel giorno. E non c’è nulla che accomuni i due soggetti: nulla tranne quell’urlo maledetto che proviene da un’altra camera, la figlia handicappata nata proprio da quel rapporto.

L’autore vuole metterci in guardia dalle conseguenze drammatiche di un sesso fine a se stesso, che non conosce affetto o amore. Perché il teatro a che serve, se non porci domande in prima battuta e aiutarci a trovare risposte partendo da noi stessi?

Uno spettacolo breve, ma intenso. Da vedere.

Fino al 29 aprile al Teatro Franco Parenti.

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