Testo di – PAOLO BONFADINI

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Quando Robert Zemeckis si trovò, nel 1989, a dover tratteggiare un “lontanissimo” futuro nel quale catapultare uno dei suoi più riusciti protagonisti, lo fece con un’ampia dose di iperbolica immaginazione, come ben si addice a chiunque si accinga a scrivere il secondo capitolo di una saga cinematografica fantascientifica.

Ciò che scaturì dalla penna e dalla cinepresa del cineasta statunitense fu l’immaginario 21 Ottobre 2015 di “Ritorno al Futuro – Parte II”, nel quale Marty McFly (Michael J. Fox), giunge a bordo dell’indimenticabile DeLorean DMC – 12 nella fittizia località di Hill Valley – California, con l’intento di salvare i propri figli dal non proprio roseo destino nel quale sarebbero incappati senza un suo tempestivo intervento.

Dunque, per non tralasciare i dovuti convenevoli, diamo un caloroso benvenuto nel futuro al nostro Marty!

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Un futuro che peraltro gli stessi interpreti e realizzatori della saga possono finalmente toccare con mano dopo un’interminabile attesa trentennale. Se tutti hanno sognato un 2015 (ora il nostro 2015) popolato di skateboard ed automobili volanti, autostrade fluttuanti nel cielo, televisori automatizzati al servizio di futuristici bar, nonché gli indumenti in grado di aggiustare la propria taglia in base alla stazza di chi li indossa, bisogna amaramente constatare che, per avere a che fare quotidianamente con tutto questo ben di Dio (o più opportunamente, ben di Scienza), dovremo purtroppo attendere ancora qualche decennio.

Se è vero che viviamo nell’era dei televisori ultrapiatti, del wi -fi, del cinema stesso che sta virando (purtroppo o per fortuna) verso più coinvolgenti esperienza tridimensionali, rincresce dire che, quanto ad autostrade celesti e motori comodamente ed economicamente alimentati a spazzatura, siamo ancora in alto mare.

La fantasia di Zemeckis può dunque aver esagerato un po’, ma ha creato così facendo una delle più strepitose e coinvolgenti epopee cinematografiche contemporanee, fatto non a caso provato dai festeggiamenti che oggi, giorno dell’arrivo nel futuro di Marty McFly, avranno luogo in molte località patrie e non solo, a dimostrazione del vero e proprio affetto che ha ormai reso la saga di “Ritorno al Futuro” un vero e proprio cult tra gli appassionati.

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Sono molti gli elementi che rendono la trilogia un fenomeno tuttora mondiale, tra i tanti la genialità recitativa dell’allora giovanissimo Michael J. Fox e del coprotagonista Christopher Lloyd, nei panni dell’intramontabile ed irriverente Dottor Emmett “Doc” Brown, la sapiente regia di Zemeckis, la bellezza estetica degli scenari a cui i realizzatori delle pellicole hanno dato vita.

Sono poi i piccoli, geniali particolari sparpagliati per i singoli episodi a rendere ognuno di essi davvero unico nel suo genere: basti pensare alla celeberrima versione di Johnny B. Goode suonata dal protagonista durante il suo primo viaggio nel tempo, nel lontano 1955, ed udita attraverso una telefonata dallo stesso Chuck Berry, che dunque nell’ipotetico scenario creato dal film trarrà il più grande successo discografico della sua carriera dall’esibizione di un suo fan … del futuro!

Per non parlare di quello che è forse il più grande pregio dei curatori della saga, ovvero quello di aver concepito non solo una storia coinvolgente e mai banale, ma un vero e proprio immaginario collettivo, che ancora oggi riesce a far sognare noi giovani del “futuro” con la stessa efficacia con cui colpì la generazione dei nostri genitori negli anni ’80.

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Sarebbe poi indiscutibilmente superficiale svalutare la visione di una simile serie di film per via degli effetti speciali che alcuni potrebbero considerare ormai obsoleti, paragonati alle attuali (talvolta bisogna ammettere sconvolgenti) tecnologie di effettistica attualmente a disposizione degli studios più all’avanguardia. Sarebbe come gettare nell’immondizia un libro antico, preferendo alle sue pagine ingiallite la copertina colorata di una nuova ristampa. Tralasciando il fatto che, al momento dell’uscita nelle sale, “Ritorno al Futuro” si presentò come un’esperienza visiva sconvolgente per il periodo, il fatto che una saga risalente a trent’anni fa rappresenti ancora oggi uno dei capisaldi assoluti di un genere misto tra quello fantascientifico e quello della classica commedia americana ad equivoci, la dice lunga sulle innegabili qualità di “Ritorno al Futuro”, entrato nel cuore di milioni di persone soprattutto, come spesso accade, con il primo capitolo della trilogia.

Chi non ha mai sognato di spingere la DeLorean fino alle fatidiche 88 miglia orarie, per avere anche solo un assaggio del passato (o, in questo caso, del futuro) visitato da Marty McFly?

Chi non si è mai fermato un attimo a riflettere sulla ricorrente quanto saggia ammonizione di Doc “nessuno dovrebbe mai conoscere troppo del proprio futuro”?

Tutto questo fa sì che “Ritorno al Futuro” rappresenti un insieme di divertimento, avanguardia estetica, genialità e riflessione, e forse “festeggiare” simbolicamente un avvenimento fittizio così insolito e bizzarro può avere un, pur minimo, impatto culturale, almeno nel piccolo microcosmo di una città che accetta placidamente la chiusura di due pilastri della propria proiezione cinematografica nel giro di ventiquattro ore.

Può voler dire che il cinema rappresenta ancora qualcosa di tanto importante da far sembrare, agli occhi dei numerosissimi fan, un evento fittizio alla stregua della più indimenticabile esperienza personale.

Può voler dire, insomma, che il cinema c’è.

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E il “Ritorno al Futuro Day” di oggi sembra trasmetterci l’idea che, in fin dei conti, sognare e fantasticare un po’, ogni tanto, non può che far bene.

Sperando dunque che porti con sé qualche mirabile aggeggio volante, accogliamo come si deve Marty McFly, e, se possibile, diamogli anche una mano, per evitare che ci cancelli dalla faccia della Terra creando per sbaglio un futuro parallelo.

In occasione di questa giornata celebrativa la saga farà di nuovo capolino sul grande schermo, un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati, per coloro che abbiano eventualmente curiosità di sorridere vedendo come, trent’anni fa, immaginavano il nostro 2015, nonché per tutti coloro a cui, almeno una volta, parlando, è scappato un “eh si, magari fra trent’anni …”

Marty: Ma allora dove diavolo sono?
Doc: La domanda giusta è: “Quando diavolo sono?”

(Ritorno al Futuro – Parte I)

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