Testo di – DAVIDE PARLATO

 

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Questo articolo non vuole essere di anteprima o di presentazione (essendo il gruppo di cui andrò a parlare già conosciuto e affermato non solo in Italia ma anche globalmente. Vuole piuttosto essere la condivisione di quella che per me è stata una quasi-scoperta. I Calibro 35, che ho avuto l’immenso piacere di sentire in concerto il passato fine settimana e di cui non avevo sentito prima che qualche traccia sparsa, si sono rivelati una fantastica scoperta nell’orizzonte della musica italiana e internazionale. Un interessantissimo progetto in grado di stupire ed appassionare su differenti livelli di fruizione.

C’era una volta il funk… The magnificent 70s

Il progetto Calibro 35 nasce a Milano nel 2008, dalla collaborazione di un gruppo di musicisti già di certa fama e attivi nell’ambiente musicale italiano: Massimo Martellotta (chitarra, tastiere), Enrico Gabrielli (tastiere, sax, flauto traverso, vocals), Fabio Rondanini (batteria) e Luca Calvina (basso). Obiettivo del progetto: riproporre il sound e le melodie delle colonne sonore dei film poliziotteschi italiani anni ’70 in una veste spiccatamente funk jazz. Anche alla luce dell’ondata di furore vintage che sta imperversando in questi anni, la produzione dei Calibro riporta alla luce un’esperienza (quella del giallo-poliziottesco all’italiana) composta non solo da una dimensione visiva cinematografica in senso stretto, ma anche da una forte componente musicale: indimenticabili sono le colonne sonore firmate Ennio Morricone, Luis Enriquez Bacalov, Riziero Ortolani e altri grandi nomi della musica italiana che accompagnano le (dis)avventure dei protagonisti di queste pietre miliari del cinema. Queste soundtrack ma soprattutto l’esperienza che ne sta alla base è riesplorata dal gruppo milanese, resa di nuovo viva da una verve stilistica galvanizzante. Perciò se siete appassionati degli anni Settanta e cercate una musica grintosa per ritrovare l’hippie che è in voi, contattate un pusher di acidi di fiducia, mettetevi degli occhialoni imbarazzanti, mettete su i Calibro e incominciate a ballare nel modo più dinoccolato possibile! (In alternativa potete saltare le operazioni precedenti e ascoltare solo i loro album, vi divertirete lo stesso). Se in più siete dei fans del poliziottesco all’italiana, questa è un’imperdibile occasione di fare un tuffo nel passato e riscoprire il sound esplosivo che ha accompagnato i grandi capolavori del genere.

 Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

“Funk” è un’espressione che deriva dall’americano gergale, utilizzata dagli afroamericani del ghetto per indicare la puzza di sudore, l’odore acre della sudorazione (si può dire che fosse una specificazione di “stink” all’insegna dell’ascella).  Il genere funky in effetti nasce proprio nei ghetti afroamericani come musica popolare (la “solita vecchia storia” della musica americana, che, a ben vedere, è nata tutta in questo modo). La puzza friggente del sudore accompagna di certo i brani dei Calibro 35, ad esempio nell’acre sapore delle distorsioni e dei suoni fuzz che accompagnano le armonie delle tastiere. Tuttavia la loro musica non si limita a questo. È infatti fondamentale l’influenza jazz, soprattutto nelle declinazioni del funk jazz e della fusion, riscontrabile nella scelta delle armonie (la partenza dal pilastro del giro di blues per approdare alla sperimentazione ritmica e armonica), la tempistica altamente sincopata e spesso alterata in modo esaltante, la scelta dell’improvvisazione esplorata nelle dinamiche più coraggiose. Non si può non notare infatti l’influenza (anche nell’arrangiamento di alcuni pezzi) di giganti del genere quali Billy Cobham o Miles Davis. A questo punto è inutile dirlo: i musici che compongono la band sono di talento eccezionale. È difficile trovare una parola in italiano che non suoni eccessivamente volgare per descrivere la musica dei Calibro: ma se dovessi cercare questo attributo nell’inglese la definirei “badass” (che poi in inglese è pure volgare, ma suona molto meglio ed è davvero molto più piena di significato). Senza l’eccesso virtuosistico del free jazz, sia le tracce degli album sia le proposizioni live spiccano per il talento formidabile nell’improvvisazione e nella ricerca accurata del sound giusto.

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Il sound giusto (per addetti ai lavori)

Per chi come me suona, potrebbe essere interessante avere qualche dettaglio sulla strumentazione utilizzata dal gruppo: la ricerca fine della stessa infatti è fondamentale nella creazione del sound Calibro 35. Questo a sua volta si rifà direttamente al sound anni Settanta: un sound variegato che trova le sue influenze nel funk e nel jazz (come precedentemente detto) nonché nel rock e nella psichedelica britannica. Il tutto confluisce in un impasto musicale del tutto unico, fatto di distorsioni frizzanti, rantolii che accompagnano le armonie e fluttuazioni costanti e riverberanti dei suoni. Il tutto reso possibile da un’effettistica che faceva largo uso di wha-wha alla Jimi Hendrix piuttosto che delay o effetti modulatori ad arco alla Pink Floyd. Il tutto rigorosamente analogico. Così come tutta la strumentazione dei Calibro 35. La cosa, alla luce della sopracitata mania del vintage che divampa in questi anni, potrebbe sembrare una masturbazione fine a se stessa: ma basta ascoltare (dal vivo e non) i nostri suonare e ci si rende conto di quanto la strumentazione influisca sulla resa finale. Chitarre vintage dal suono aspro e pedaliera di effetti in grado di coprire le esigenze di modulazione (compreso l’immancabile e feticistico wha-wha) per Martellotta; synth Tiger e tastiera Hohner per Gabrielli. Il tutto contribuisce alla creazione di un sound che è soprattutto un’esperienza: l’esperienza di una riproposizione del passato nei caratteri senza tempo della musica jazz nelle sue varie sperimentazioni.

Detto tutto questo, se siete rimasti incuriositi da almeno una cosa che ho esposto in questa dissertazione,i miei consigli sono sostanzialmente tre:

1)      Ascoltatevi gli album dei Calibro 35 (se non l’avete già fatto) perché posso dire con sicurezza che la loro produzione è davvero qualcosa di unico e imperdibile nel panorama musicale attuale (anche ad un livello di fruibilità aperto a tutti, diversamente da molte produzioni fusion)

2)      Se avete possibilità andate ad un loro live perché è un esperienza favolosa, sia se siete musicisti per apprezzare dal vivo la preformance, sia se siete semplici appassionati per ballare e godere dal vivo del loro sound (le date del tour europeo a questo link)

3)      Guardatevi i poliziotteschi italiani anni Settanta: non c’entra direttamente, ma perché non consigliarlo in fondo?

 

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