Collisioni Strangers: Musica, giornalismo, arte nel cuore delle Langhe – TUTTI GLI OSPITI

Testo di – ALBERTO ANDREETTA, CHIARA INFORTUNA, GIUSEPPE ORIGO, DAVIDE PARLATO

Foto di – GIUSEPPE ORIGO 

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Collisioni 2016 – Strangers. Questo il titolo dell’ottava edizione del festival AgriRock nelle splendide colline di Barolo, una dedica al genio di David Bowie e al contempo un rimando al tema dell’immigrazione.

Muovendoci con agilità nel budello del borgo langarolo (quest’anno decisamente meno gremito rispetto agli anni passati, complice forse la separazione fra l’area live di Piazza Colbert e il borgo cittadino), abbiamo avuto modo di ascoltare i racconti, le storie e le presentazioni di molti degli ospiti dell’evento.

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Erri de Luca

A Barolo presenta l’ultimo libro “La faccia delle nuvole”, continuazione della parabola laica rinarrata dallo scrittore napoletano sulla Sacra Famiglia. Ancora una volta De Luca, armato di una sensibilità narrativa direttamente fiorente dai suoi studi sulla Parola evangelica (studi anche etimologici strictu sensu), ci presenta una storia che prima di essere storia di fede è storia di vita, di amore e di profonda ed eterna umanità, presentata al pubblico di Collisioni nella modalità informale di un racconto destrutturato. Sono molti gli spunti che il romanziere ha regalato nella sua performance, ora sotto forma di racconto aneddotico, ora di analisi semantica puntuale delle parole ebraiche del testo sacro, il tutto in un’atmosfera di grande intimità e coinvolgimento di un pubblico di estimatori. La direttissima modalità colloquiale scelta per l’incontro (benché scarsamente informativa sull’opera) ben si è prestata per condividere con gli spettatori la verace emotività che De Luca è in grado di cogliere sulla superficie del mito evangelico, un intreccio eterno di storie di uomini che prima di tutto dimostrano l’inestricabile connessione esistente fra l’amore e la verità, l’umano e il divino, sostanziata dalla storia stessa di Cristo e dalle travagliate peripezie delle figure di Miriàm e Joséf.

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Stefano Benni

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L’incontro più fecondo e interessante della giornata. In linea con la dedica dell’edizione 2016 di Collisioni al Duca Bianco, Benni incontra il pubblico proponendo una poesia scritta per David Bowie, per il quale lo scrittore bolognese ha svelato una profonda ammirazione. “Ho sempre desiderato essere come Bowie: saper fare tutto”. Dell’artista britannico Benni elogia la grande polivalenza così come il coraggio di spezzare ogni convenzione creando costantemente qualcosa di nuovo. È su questo punto infine che si polarizza l’incontro con Benni, una conversazione con il pubblico sulle caratteristiche della realtà culturale contemporanea. Dalla posizione privilegiata di “classico vivente” (qualcosa che sta stretto allo scrittore, che scherza sul suo essere “momentaneamente” vivo), Benni si limita a fornire degli spunti sulla contemporaneità e su un mondo culturale eccessivamente intriso di stereotipi sul valore dei vari generi artistici. “La cultura è qualcosa che intercorre i generi” afferma, “non esistono generi culturali e generi popolari: ciò che davvero importa è saper accogliere le differenze di valore che naturalmente esistono fra differenti prodotti”. Comico e tragico, colto e popolare sono registri, sono modalità comunicative che non definiscono il valore culturale di un’opera: per dimostrare questo Benni richiama in causa il lavoro di Bowie, anche se potremmo rimandare direttamente al lavoro di Benni stesso, scrittore poliedrico e cavalcatore di generi e registri che si è conquistato a pieno diritto il suo posto nell’empireo della letteratura contemporanea. “Non solo per la Luisona”, ci ricorda infine ironizzando.

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Corrado Augias

Corrado Augias è stato il primo autore a salire sul palco della Piazza Blu al Collisioni 2016. Egli presenta il suo libro Le ultime diciotto ore di Gesù: un racconto che si dipana prevalentemente all’interno della dimensione storiografica della Passione, prendendo in analisi le poche fonti classiche disponibili (vengono citati fra gli altri Tacito e Svetonio). Narrare Gesù secondo la storiografia e non secondo la teologia è un passo importante nell’esegesi di una delle più grandi figure della storia umana, a prescindere dalle religioni e dalle credenze, un passo imprescindibile per la piena comprensione di una personalità e di un pensiero che hanno segnato per sempre il nostro mondo. Augias riporta il ritratto di un personaggio drammatico e immenso, che viene solitamente compresso, ridotto, addolcito; un personaggio del quale vengono ricomposte le incoerenze per darne un’immagine piana, poco sfaccettata, meno intrigante e meno eversiva di quello che fu in realtà. Particolarmente forte è il rimando ad un passo nel quale Gesù dice ad un uomo che voleva seguirlo, ma non prima di aver seppellito suo padre: “Lascia che i morti seppelliscano i morti”. Una frase apparentemente disumana, che acquista il suo senso nella dimensione eversiva del pensiero di Cristo, volto ad infrangere il muro di vuoti gesti rituali nei quali si era sclerotizzata la religiosità, creando una morale nuova e più profonda. Siamo di fronte ad un Gesù più umano, che paradossalmente ci ritorna più spirituale che mai.

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Michel Houellebecq

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Il poeta, scrittore, regista e sceneggiatore francese è per la prima volta ospite a Barolo in una delle sue poche apparizioni pubbliche. Autore molto discusso, amato e odiato, soprattutto per questioni esterne alla letteratura, si vedano le sue prese di posizione nei confronti della religione musulmana, visto da alcuni come un vate e da altri come un emerito stronzo, evita però in questo incontro ogni tipo di querelle incentrando il discorso sulla lettura ed il commento di alcune sue poesie facenti parte della raccolta La vita è rara. Risultano intriganti alcune sue riflessioni sulla statuto della poesia e sulle differenze rispetto al romanzo: se col romanzo abbiamo un organismo che si nutre di dramma, la poesia è invece liberatoria, si riesce a darle dei valori giusti e obiettivi, tali che permetta più di ogni altra cosa la felicità. Bisogna però evidenziare come Houellebeck non sia sempre stato esaustivo nelle sue risposte; risulta particolarmente deludente la risposta circa una spiegazione della definizione del poeta come “parassita sacro”. Ci si aspetterebbe infatti qualcosa di più di un “è la cosa più provocatoria che abbia mai scritto. non c’è una giustificazione”. Per quanto non tradisca la propria capacità di narratore aggiungendo una bellissima immagine quale “lo si deve leggere come una serie di scosse elettriche ininterrotte”. Houellebeck non fa comunque mancare una certe verve polemica affermando “Una certa dose di cattiveria è necessaria perché l’arte riesca ad essere percussiva. Devi essere aggressivo se vuoi rimaner vivo”.

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NEK

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Reduce dal disco di platino per “Prima di partire”, Filippo Neviani (così ha detto che sta tentando di riappropiarsi del proprio nome) è stato ospite in veste di autore del nuovo libro “Fatti Avanti Amore” e non di musicista (sebbene una versione a cappella di “Se Telefonando” ci sia scappata, per la gioia dei presenti). Un’ intervento molto biografico, condito da aneddoti sulla lunga carriera musicale dagli esordi ad oggi, passando per l’esperienza oltreoceano. Nek è sempre gradevole da ascoltare, nella sua semplicità che ne fa un ottimo comunicatore.

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Lorenzo Fragola

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“Ciò che canti sei, ciò che sei canti”, il giovane vincitore di X-Factor, e competitor sanremese, si è presentato sul palco della piazza Blu di Collisioni in nuovo look forse più grunge, forse più aduto e maturo. Si scopre appassionato di rock, fin dai Beatles che per lui furono incubatrice di musicalità. Parla a lungo della sua esperienza come appassiono di musica prima che come musicista. “Tra Beatles e stones? Beatles! E nel Britpop? Team Oasis!”.

Un indiscrezione, in fine, sui progetti futuri: “c’è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo in Italia e con il quale, non nascondo, che forse ci sarà una collaborazione: Federico Clapis”.

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Emma Marrone

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Emma Marrone, forse un pelo fisicamente appesantita (permettete il pettegolezzo) resta comunque una beniamina delle folle pop, e lo dimostra l’enorme pubblico di defender che letteralmente ha intasato la piazza blu durante il suo intervento. Nonostante la faciloneria nel linguaggio e nei topic riesce a mantenere alta l’attenzione del pubblico. Qua e la qualche ovvietà di troppo ma nel complesso un intervento interessante sulla sua carriera e vita con piacevoli excursus sulla contrapposizione fra il suo passato e il suo presente: “le canzoni che ho scritto anni fa non mi appartengono più e io non sono più quella canzone: per lei sono stata solo il giusto mezzo”. Emma ha qualche difficoltà a descriversi, forse proprio per il suo dinamismo che ne ha segnato una continua evoluzione, tanto umana quanto artistica.

Parla del suo rapporto con mostri sacri ed emergenti: “lavoro con emergenti perchè mi permettono di crescere insieme a loro, i grandi artisti invece molto spesso ti limitano al loro mondo non permettendoti di crearne uno tuo”.

Sui recenti gossip che, da donna di spettacolo a 360 gradi quale poi è divenuta, l’hanno coinvolta si è soffermata parlando del rapporto con l’eccessiva invadenza di alcuni fan “il vero fan non è quello che si apposta sotto casa tua, quello è un fanatico: il fan compra dischi e non ti rompe le palle”.

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Samuele Bersani

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In piazza rosa, ghermita, Samuele Bersani, intervistato dall’Alessandrino Paolo Giordano, ha tenuto un piacevole intervento, scandito da battute quasi mai noiose, di stampo biografico. Parte dai suoi inizi, da quando “chiamavo in radio sotto mentite spoglie per richiedere i miei stessi pezzi”, dal suo rapporto con i genitori fino a quello con il crescente seguito. Racconta di un vero e proprio, seppur platonico, amore per il regista Horror Dario Argento “sono passato dall’essere un suo fan al poterlo ospitare sul mio palco per presentare Il Mostro”.

Sono interessanti le digressioni sull’attualità, sul divenire della società che ci circonda e ispira “ero a Bologna qualche anno fa quando mi fermò un signore del Bangladesh. Ero già pronto a dirgli << Guarda mi spiace ma non ho soldi da darti>> quando invece lui mi chiese <<mi scusi, saprebbe indicarmi uno studio notarile??>>: i tempi sono sufficientemente maturi per superare ogni nostro pregiudizio”.

Scherza anche sul meccanicismo tecnologico dell’attuale a partire da un fenomeno digital contemporaneissimo: “Penso che Pokémon GO sia una stronzata: le persone si stanno progressivamente annichilendo all’interno di uno schermo, senza più esser capaci di guardare il mondo vero fuori dal telefonino”.

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GIANNI VATTIMO

vattimo1Gianni Vattimo è uno dei più mediatici filosofi della contemporaneità Italiana, oltre che ex erodeputato (ma vah?!) e Maestro di Baricco (l’incontro è organizzato, di fatti, proprio dalla scuola Holden).

Il suo è uno degli interventi più piacevoli di questo Collisioni. Lo scenario è quello dell’attualità del post ‘900: un mondo e un’umanità sempre più permeate, o virtuosamente parassitate, da scienza e tecnologia. Questo è anche lo scenario in cui si muove la filosofia che è una “riflessione storica situata SULLA nostra esistenza”.

“Gran parte della filosofia del ‘900 ha come cuore il problema di un’esistenza parassitata e modificata da una scienza dalla sua crescente presenza e intrusione: viviamo in un mondo tecnico in cui la Novità è una costante”.

Segue una digressione sulla politica e sul significato di “stabilità” come dimensione di solidità fiscale che nonostante terza rispetto all’uomo dell’Ogni Giorno va su di esso ad avere l’effetto farfalla di quel battito d’ali Italiano che causa un terremoto in cina. L’uomo è un progetto gettato in questo contesto e a sua volta ha necessità e dovere di progettare stabilità.

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