Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

 

Cronaca_di_una_fine_avversativa

 

A riassumere questo romanzo con una parola sola si fa presto: MA. “Cronaca di una morte annunciata” è senz’altro un libro avversativo. Tutti sapevano MA nessuno ha voluto far niente; tutti li avevano visti MA nessuno li aveva presi sul serio. Lui sarà anche stato una carogna, a volte, MA non era neppure il caso di farlo fuori così. Per quanto la grammatica sia ricca non c’è un altro avverbio, una congiunzione o perifrasi che possa accompagnare meglio il bugiardo destino di Santiago Nasar, quel giovane così bello e troppo spavaldo. Sembra quasi che Garcia Marquez con questa cronaca solo apparentemente neutrale abbia voluto porre l’accento su uno dei mali che meglio riesce a passare inosservato nella quotidianità: l’omertà. “Cronaca di una morte annunciata” è una racconto avversativo sull’omertà di un intero paesino. E, pur essendo ambientato nei primi anni del secolo scorso, risulta più attuale che mai, vero come sanno essere solo le cose che abbiamo vergogna di ammettere e spietato come le azioni che avremmo dovuto compiere ma che sono rimaste orfane di gesti veri e non solamente desiderati di esser compiuti. Viene da chiedersi cosa possa esser successo di così grave fra tre amici così affiatati come erano Santiago e i fratelli Vicario, Paolo e Pedro. Quel che succede quasi sempre: una donna e una bugia, Angela Vicario e un’invenzione troppo credibile. Fossi in voi affilerei il segnalibro come un coltello da macellaio, giunti alla fine disperatevi come la madre di Santiago e stupitevi come la stessa vicenda possa essere narrata da così tanti punti di vista e risultare nuova anche solo per un piccolo particolare.

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