Testo di – LUIGI DI PIAZZA

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Giuseppe Panza di Biumo è stato uno tra i più importanti collezionisti italiani e mondiali del Novecento. Il suo grande desiderio fu di tramandare la grande collezione di arte contemporanea custodita a Villa Panza, a Varese: per questo la famiglia nel 1996 donó la settecentesca villa e l’incredibile collezione di arte al Fondo Ambiente Italiano.  L’aria della villa riempie i visitatori di sospensione dal quotidiano, la vista scorre veloce sulla città sottostante e questo luogo di rara bellezza fa proprie intimità e isolamento.

In questa location unica il FAI ha realizzato in collaborazione con il Los Angeles County Museum of Arts (LACMA), il Guggenheim Museum di New York, il Getty Research Istitute di Los Angeles e l’Archivio Panza di Mendrisio una mostra sulla ricerca artistica di Robert Irwin e James Turrell, principali protagonisti della collezione Panza.  Il titolo della mostra “Aisthesis  – All’origine delle sensazioni”  è esplicativo: tentare di indagare con meticolosa determinazione l’”origine delle sensazioni”.  La luce, regina indiscussa in questo processo, non è solo mezzo, strumento di manifestazione dell’opera; essa diventa, per il duo, soggetto e materiale stesso di studio.
Nel corso delle diciannove opere esposte, tra le quali alcune realizzate specificatamente per i luoghi della Villa – unica località a livello nazionale con lavori site-specific dei due artisti – la luce viene scavata nella sua materialità e i fruitori non possono che percepirne la vitalità.

Le prime opere che incontriamo salendo lo scalone sono  “Red Orange Triangle Outie “(2013), “Blue Green Ellipse Outie” (2012) e “Green Triangle Outie(2012)” di Turrell: ologrammi su carta fotografica che a seconda della posizione del punto di vista si modificano, variano e si distorcono. La luce è tridimensionale, appare quasi tangibile: l’interazione tra vista e tatto è stretta, convergente quasi congruente.
In seguito, organizzate in modo sapiente dai  curatori Michael Govan e Anna Bernardini, vengono riproposte anche opere risalenti ad anni precedenti, tra cui “Wallen (White)” (1976) è un esempio prepotente: sfruttando la luminosità di un proiettore l’artista crea volumi che in una stanza priva di altra fonte di luce determina  una profondità piena, viva che nel buio si staglia. Emerge ancora, sempre più, l’indagine sul ruolo che rivestono la luce e l’ombra nella definizione di ciò che è spazio, nella sua alterazione e nella variazione della nostra stessa percezione.

Incontriamo poi anche il lavoro di Robert Irwin. “Untitled (Column)” (2011) è una colonna in plastica acrilica trasparente che si erige in una spoglia sala in cui la luce entra prepotente dalle finestre. L’opera si incentra sul superamento della “pictorial situation”, ovvero l’individuazione di un punto focale di attenzione all’interno di una sala, e ci riesce creando qualcosa di percettibile, ma invisibile: la colonna è presente, ma la luce naturale che su di essa rifrange proietta arcobaleni colorati sul pavimento della stanza, inducendo il fruitore a un movimento perpetuo alla ricerca di un nuovo spazio definito dal continuo cambio di punto di vista e di proiezione trasportandolo a una consapevolezza differente dello spazio stesso.

Esperienza assolutamente affascinante è “Varese Scrim”, commissionata da Giuseppe Panza a Irwin nel 1973. Una grande tela modifica lo spazio della stanza in cui è installata, portando alla creazione di un corridoio illusorio. Come negli altri lavori, qui ciò che è indagato non è l’esperienza in sé della tela ma la sua relazione con lo spazio in cui è inserita. Vi è un processo continuo di definizione e ridefinizione spaziale, la relazione che si instaura tra tela e spazio è il motore dell’esperienza visiva, dell’esperienza artistica. Nelle Scuderie troviamo una seconda versione del “Varese Scrim”, realizzata dall’artista appositamente per la mostra Aisthesis.

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Attraversando tutto l’ edificio si è avvolti dalla dolcezza dell’arte, la collezione permanente si interseca continuamente con la mostra temporanea, enfatizzando il tentativo comune di ricerca, di speranza di tutti gli artisti. Ciò è evidente nel corridoio dei Rustici, con il lavoro di Dan Flavin (interamente appartenente della collezione permanente) basato su tubi al neon non modificabili: un’arte che esplora la pura tensione tra i materiali, la luce e il loro comportamento nello spazio. La destabilizzazione dell’occhio è martellante, percepiamo con il corpo tutto, e nulla è indifferente.

Nelle sale, si affiancano due opere di Turrell sulla luce naturale.  “Skyspace I”, 1974, è una piccola stanza quadrata totalmente bianca con un’apertura, quadrata anch’essa, sul soffitto direttamente sul cielo. Qui Turrell esplora la luce di origine naturale e non artificiale, la sua declinazione e modificazione è segnata dal passare del tempo: ogni momento è unico in sé stesso, non replicabile. L’interazione è ora tra il cielo e lo spazio, l’immenso blu del cielo primaverile che ha accolto la nostra visita si staglia prepotentemente.

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L’ultima opera del percorso espositivo è “Sight Unseen” (2013), di James Turrell (foto di copertina). Sight Unseen rientra all’interno del filone dei lavori dell’artista sui Ganzfeld, “campo totale”, che in psicologia indica una tecnica di deprivazione sensoriale che descrive il fenomeno della perdita totale di percezione della profondità. Questo è esattamente quello che succede durante l’interazione con l’opera: la piccola sala che dà accesso al “Campo Totale” si configura nella sua palese semplicità, una scala conduce all’interno di un incavo nella parete a circa due metri dal suolo. Entrandovi, si è subito disorientati dalla totale assenza di riferimenti spaziali, una stanza dagli spigoli curvi, totalmente monocroma e leggermente inclinata accoglie il fruitore. Si percepisce la scomparsa della profondità, l’occhio perde totalmente la prospettiva a favore dell’assorbimento omnidirezionale del colore. Questo stato di quiete viene brutalmente interrotto da un serie di luci stroboscopiche che allontanano nuovamente l’equilibrio. La disarticolazione percettiva raggiunge qui il suo apice, la destrutturazione è totale e si avverte la “pienezza del vuoto”.
“Sono interessato a un nuovo paesaggio senza orizzonte” afferma Turrell.

Le parole possono solo in parte trasmettere la totalità dell’esperienza artistica che Aisthesis offre: questo è per voi  un invito a esperire una tra le mostre più emozionanti del 2014.

Aisthesis-All’origine delle sensazioni. Robert Irwin e James Turrell a Villa Panza. Fino al 2 novembre 2014. Ulteriori info: http://www.aisthesis-fai.it/index.html

Per Villa Panza su Revolart.it, guarda anche: http://revolart.it/esperienze-di-luce/

Per le immagini:

http://www.aisthesis-fai.it/

http://www.guggenheim.org/

 

 

 

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