Testo di – GIUDITTA ARMIRAGLIO

La luce è storicamente un ingrediente centrale nell’arte: la pittura, dalle origini, mira a riprodurre sulla tela la stessa inafferrabilità luminosa che caratterizza la realtà. Simbolo di potenza di vita, rappresentazione del divino e della forza della natura, indice di verosimiglianza. La luce è un’ossessione per gli artisti e, soprattutto negli ultimi cinquant’anni, le sperimentazioni sono andate ben oltre la pittura, ma gli artisti non hanno smesso di inseguire quella rappresentazione impossibile. C’è stata però una grande evoluzione: comprendere che la luce ha un potenziale espressivo proprio. Per questo può divenire soggetto unico e autorevole dell’opera d’arte. Ora gli artisti la vogliono cogliere come materia fondante ed originale, o come prodotto di tecnologia. Naturale o elettrica. Tra gli anni ’60 e ’70, tra New York e Los Angeles, la conversione all’utilizzo della luce come materia e fenomeno si fa interessante con le opere di due grandi artisti: Dan Flavin e James Turrell.0x9 Il loro lavoro si basa su tecniche diverse: Dan Flavin utilizza il neon come strumento per diffondere energia, caratteristica primaria della luce, affermando che si tratta della “più semplice e diretta forma d’arte che si possa trovare “(1987). Turrell è il maestro della luce naturale: non indotta, ma già presenta nell’ambiente, essa è uno strumento fondamentale per la percezione visiva e spaziale e genera quindi una complessa esperienza fisiologica in grado di ampliare i confini sensoriali. Un grande collezionista s’innamorò in quegli anni del lavoro di questi due maestri: il conte Giuseppe Panza di Biumo. Egli rimase colpito dalla forte motivazione a usare la luce nella sua concretezza e non imitarla in modo illusorio. Invitò così i due artisti nella sua casa, Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo a Varese e qui essi lasciarono eccezionali impronte del proprio passaggio. Infatti, la collezione permanente della Villa è un caso unico in Italia, anzi, diciamolo, nel mondo: comprende, tra le altre, una serie di opere site specific realizzate da Flavin e Turrell. Un’ala dell’edificio racchiude questi lavori in stanze che affacciano su un lunghissimo corridoio centrale, nel quale si concentra la vera anima artistica: le stanze colorate dai neon liberano energie cromatiche pure, le quali si relazionano con gli spazi aperti sul cielo (Skyspaces, appunto) di Turrell, generando nel corridoio ulteriori giochi di luce, un trionfo incontrollato di vitalità. Sono pochissimi i luoghi in cui i due artisti hanno fatto interventi specifici: l’Hamburger Bahnof di Berlino e la Chiesa Rossa a Milano per Dan Flavin; Turrell invece sta  lavorando all’opera d’arte totale, un cratere nel deserto dell’Arizona in cui vuole mostrare effetti di luce diversi all’interno di uno stesso luogo. L’eccezionalità sta nella presenza simultanea delle loro opere nel medesimo contesto: perfetta comunicazione mistica di luce. Per questo Villa Panza è un luogo meraviglioso e ricco di fascino. Non a caso, anche il ristorante della Villa si chiama “Luce”.

Nel 1991 la Fondazione Solomon R. Guggenheim acquisisce la Collezione Panza di Biumo, cedendo in prestito permanente le opere al FAI a cui invece viene donata nel 1996 la proprietà della Villa. Inizia così un’intensa attività espositiva a livello di arte contemporanea che si affianca alla collezione permanente: esibizioni modeste, ma di altissima qualità si susseguono in modo continuo. Bill Viola, Lawrence Weiner, Robert Rauschenberg, Daniel Buren: alcune tra le personali più recenti. La mostra in questo momento in corso è dedicata a Mario Nanni, definito poeta della luce, e anche del buio. Un progettista che venera la lampadina a incandescenza, considerandola regina indiscussa dell’illuminazione, ma gioca anche con il proiettore tra luci e ombre. Per Nanni la luce è tutto, la luce è anche buio: il buio non esiste, l’occhio vede sempre la luce, anche nella penombra. L’artista fu presente a Villa Panza già nel 2009, con l’opera “Piove, ci bagna la luce”: nel buio, una pioggia di lampadine cadono sul pavimento in modo così cristallino da sembrare gocce d’acqua. Egli ritorna oggi a Villa Panza con un messaggio più articolato, sulla luce naturale e quella artificiale, ponendosi in dialogo diretto con le opere permanenti di Dan Flavin e James Turrell. Un triangolo particolare, una visione approfondita di alcune sperimentazioni di light art. Tuttavia, il silenzio etereo generato dalle opere di Turrell e l’energia pulsante di Flavin affermano la propria superiorità, impedendo a questo triangolo di chiudersi armoniosamente.

 


 

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