TESTO — CHIARA CRESCINI

 

Dal 17 Marzo al 16 Agosto 2015, sarà accessibile al pubblico, presso il Metropolitan Museum of Art di New York, l’esposizione fotografica “FatalAttraction”, che rappresenta la prima inchiesta e ricerca sul lavoro fotografico di Piotr Uklański.

L’artista di origine polacca, classe 1968, dopo aver studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia e successivamente fotografia presso l’istituto accademico Cooper Union, emerge sulla scena del panorama artistico newyorchese nella seconda metà degli anni Novanta grazie all’emblematica scultura Untitled (Dance Floor). Un’opera che è riuscita a fondere perfettamente e con eleganza tra loro, minimalismo, intrattenimento ed una spiccata componente ludica volta ad attrarre il grande pubblico.

Il continuo errare di Uklański tra Europa e Stati Uniti, e tra diverse forme di espressione artistica, dalla cinematografia alle fotografia, ha permesso all’artista di crescere velocemente, sia a livello artistico che concettuale, mediante gli innumerevoli stimoli artistici e culturali che lo hanno plasmato sin dagli esordi della sua carriera.

La celebrità è stata raggiunta anche in concomitanza all’utilizzo di una serie di soggetti controversi ed a forte impatto emotivo che hanno causato l’insorgere di numerose reazioni polemiche da parte del pubblico proprio nei confronti della sua arte. L’esempio più eclatante di ciò è quello legato alla distruzione della serie fotografica “Untitled (The Nazis)”, esposta presso la galleria fotografica “The Photographers Gallery” a Londra nel 1998.

Da allora, le opere di Uklański fanno parte delle maggiori collezioni ed esposizioni di alcuni dei più importanti musei di arte contemporanea a livello globale, dal Museum of Modern Art di New York alla Tate Britain di Londra.

Come detto in apertura, l’esposizione Fatal Attraction, che si tiene tuttora al MET, è la prima ad indagare la ricerca fotografica di Uklański ed a porre l’utilizzo della macchina fotografica stessa al centro della sua pratica artistica.

La maggior parte delle opere esposte provengono infatti da “The Joy of Photography”(1997–2007), una serie, ispirata all’omonima guida fotografica realizzata da Eastman Kodak, di cui Uklański ne mette in risalto i luoghi comuni ed i soggetti, grazie ad un percorso d’esplorazione tra i clichés della fotografia popolare. Ed è ancora in “Joy of Photography” di Kodak, che il controverso genio artistico di Uklański, muovendosi dalla Polonia agli Stati Uniti, subito dopo la caduta del Comunismo, trova un readymade, un’emblema del gusto e delle aspirazioni della cultura americana di massa.

Tra le opere esposte al MET e che si rifanno alla guida di Kodak, Untitled (Waterfall) (2001), è un importante esempio di una tecnica fotografica contemporanea chiamata “post-appropriation”, la quale teorizzava un ritorno alla manualità ed all’utilizzo dei colori in pittura dopo anni di dominazione da parte dell’arte concettuale. Inoltre, “Waterfall”sembra suggerire, da una prospettiva del tutto europea, come il popolo americano fosse solito trasformare i momenti di piacere in forme di lavoro ed occasioni di miglioramento personale.

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Successivamente, ed a partire dai primi anni del ventesimo secolo, l’artista polacco realizza inoltre diversi ritratti che raccontano della sua sfera intima e privata e che culminano con un pezzo realizzato nel 2003 ed intitolato Untitled (GingerAss), nel quale Uklański cattura il “derrière” della curatrice Alison Gingeras, prima sua partner ed ora consorte.

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