Testo di – GIULIA BEROZZI
Foto di – GIULIA BEROZZI e STEFANO DI FONZO

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Si è conclusa domenica 4 aprile la sesta edizione del Festival dell’Oriente, tenutosi al Parco Esposizioni Novegro di Milano, nei pressi dell’aeroporto di Linate. Un evento pensato per far rivivere ai visitatori il meraviglioso universo orientale, attraverso la gastronomia, le danze, la musica e le tradizioni di un continente culturalmente immenso.

I Paesi presenti erano diversi: dalla Birmania al Giappone passando per India, Malesia, Marocco, Mongolia, Nepal, Tibet, Thailandia e Vietnam. Quattro i palchi dedicati alle cerimonie tradizionali, ai concerti, ai balli e alle dimostrazioni, nonché una vasta area rivolta alle numerose discipline relative alle arti marziali.

Un esperimento senz’altro ben riuscito che, però, richiede ancora qualche perfezionamento. Deludente infatti la presenza di stand palesemente non pertinenti alla cultura orientale, poiché non in sintonia con l’atmosfera creata dagli altri banchi.

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Particolarmente coinvolgenti sono stati gli spettacoli e le dimostrazioni che si sono susseguiti per tutto l’arco della giornata. Impossibile staccare gli occhi dal palco durante la performance di danza indiana Bharatanatyam, un’arte in cui si incontrano le espressioni dei gesti del corpo, degli occhi e delle mani e il ritmo, tramite cui vengono raccontate le storie divine e le tradizioni indiane. Incredibili anche la performance di canto tradizionale giapponese, la danza indonesiana dal ritmo e dalle movenze ipnotiche in cui però non vi è contatto fisico, la danza del ventre interpretata in maniera scenografica grazie all’uso del velo e di costumi scintillanti, il concerto di tamburi giapponesi (“Taiko”) ed altri show coloratissimi in grado di far viaggiare, anche solo con la mente, gli spettatori.

Il festival ha rappresentato la magia di questo continente non solo attraverso i suoi aspetti più tipici, ma anche quelli più moderni. Il pubblico ha potuto assaporare l’essenza autentica di queste culture, lontane dal mondo europeo, grazie ai profumi delle spezie, alle stoffe, ai ricami, ai costumi, ai gioielli antichi, alle pietre, al thè e agli infusi e grazie al resto dei prodotti presenti in questo variopinto grand bazaar in cui passeggiare a ritmo di musica.

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Numerosi gli angoli dedicati alla gastronomia, in cui poter assaggiare le prelibatezze della cucina indonesiana, tibetana, giapponese, cinese, thailandese e cingalese. Presenti anche una sala da thè marocchina e vari punti riservati alla cucina vegetariana, vegana e biologica.

Per chi, invece, voleva concedersi un momento di relax, bastava visitare i due padiglioni interamente dedicati alla salute e al benessere ed il parco esterno, intitolato “Il mondo che vorrei”.   All’interno era possibile provare decine di massaggi differenti effettuati da mani esperte o apprendere le varie tecniche tradizionali. Ma anche sperimentare gratuitamente le discipline per il benessere e l’integrazione corpo e mente, la meditazione, lo yoga tradizionale e moderno.

L’ottica è quella di incontro fra il mondo orientale e quello occidentale. Non vi erano solo espositori stranieri, ma tanti erano anche gli stand di italiani appassionati che, grazie a questa occasione, hanno contribuito alla diffusione di queste meravigliose culture.

Presenti anche angoli dedicati alla fotografia, alla pittura, alle attività manuali ed aree adibite alla conversazione, ai convegni e seminari sulle religioni e le filosofie, con la possibilità di sperimentare un approcio diretto a situazioni e modelli di vita alternativi.

Un’esperienza forse un po’ caotica ma senz’altro da provare.

Per maggiori informazioni su questo evento, prossimamente a Roma per la 7° edizione, potete visitare il sito www.festivaldelloriente.org.

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