Testo di – MATTEO D’ARCANGELO

 

“Huston abbiamo un problema”

Era il 1995 e Tom Hanks pronunciava queste parole entrate nella storia. Il dramma dell’Apollo 13 veniva raccontato in un straordinario film di Ron Haward che tenne con il fiato sospeso milioni di spettatori.

Earth6391

Diciotto anni dopo, il dramma dell’incedente spaziale torna sugli schermi con Gravity. Questa volta la storia è puro frutto della fantasia di Alfonso Cuaròn (regista e sceneggiatore) ma l’ambientazione è reale, super reale. Dimenticate la fantascienza spaziale di Star Wars e Star Trek: qui tutto avviane a bordo dello Shuttle e della stazione spaziale internazionale, luoghi è vero fuori dal comune ma reali. Ed è proprio questo senso di realtà a permeare l’intero film rendendolo unico.

Gravity prima ancora di essere un film di fantascienza è un film drammatico. Non trasmette semplice ansia ma angoscia pura. Non faranno in tempo a spegnersi le luci in sala che vi ritroverete catapultati a migliaia di chilometri dalla terra a tifare per la sopravvivenza, per la vita, come da tempo non capitava al cinema. Novanta minuti che vi travolgeranno, trascinandovi in un’ avventura al cardiopalma ai confini dell’universo, dove ogni istante può essere l’ultimo e dove vi ritroverete a vivere minuto per minuto, come si vi trovaste anche voi a fluttuare nel vuoto.

Se George Clooney non da il meglio di se, lasciandosi travolgere troppo dalle battute e da un personaggio che ha il compito di “alleggerire” quanto possibile la situazione (rischiando, a tratti, l’effetto spot della “Nespresso”), dall’altra parte Sandra Bullock è monumentale. Una delle sue interpretazioni migliori di sempre, perché solo una grandissima attrice, coperta per tutto il film da una tuta spaziale stile omino Michelin e con solo il volto scoperto, è capace di creare un legame così forte con il pubblico. Attraverso gli occhi riesce a trasmettere tutta la sua disperazione, l’attaccamento alla vita che la spingerà a combattere fino all’ultimo istante.

Se diciotto anni fa Apollo 13 aveva stupito tutti per le riprese in cui gli attori sembravano fluttuare in assenza di gravità, preparatevi ad effetti talmente speciali da sembrar reali. Il terzo protagonista assoluto è infatti la tecnologia. Cuaròn, dando una delle sue prove più brillanti, non si è risparmiato, dedicando cinque anni a sviluppare la tecnologia necessaria. Tanta tecnologia non ha certo risparmiato un notevole sforzo fisico da parte degli attori, che sono rimasti per mesi appesi a 12 cavi di acciaio, per otto ore al giorno, calati in un cubo di schermi verdi e con telecamere che gli sfrecciavano attorno fino a 40 km/h. Tutto ciò ha fatto fuggire a gambe levate i due attori originariamente previsti ovvero Angelina Jolie e Robert Downey Jr.

Gravity è cinema puro, la potenza emotiva, esaltata da immagini di rara bellezza. In ogni istante, in ogni inquadratura ci ricorda quanto siamo piccoli in confronto alla Terra, mai stata così bella al cinema.

Mi è piaciuto: Sandra Bullock semplicemente incredibile e la potenza visiva delle immagini.

Non mi è piaciuto: George Clooney sembra recitare se stesso, un po’ fuori luogo.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata