Testo di — FEDERICO QUASSO

 

“In molte delle civiltà meno formaliste dell’Orlo Esterno Est della Galassia, la Guida galattica per gli autostoppisti ha già soppiantato la grande Enciclopedia galattica, diventando la depositaria di tutto il sapere e di tutta la scienza, perché nonostante presenti alcune lacune e contenga molte notizie spurie, o se non altro alquanto imprecise, ha due importanti vantaggi rispetto alla più vecchia e più accademica Enciclopedia. Uno, costa un po’ meno; due, ha stampate in copertina, a grandi caratteri che ispirano fiducia, le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO.”

Nato nel 1979 come adattamento della serie radiofonica omonima trasmessa dalla BBC, Guida galattica per gli autostoppisti è divenuto in breve tempo, e sempre più nel corso degli anni, un romanzo cult, inauguratore del filone della fantascienza umoristica. Grazie alla fantasia e alla sagacia del suo ideatore, Douglas Adams, la saga è proseguita per altri quattro capitoli, formando, per usare l’espressione dello stesso autore, una “trilogia in cinque parti”.

Guida galattica per gli autostoppisti è la storia di uno “stupido giovedì” e delle sue straordinarie conseguenze, un giovedì iniziato con una brutta sorpresa per Arthur Dent: delle grosse ruspe gialle, mostri rombanti e senza cuore, attendono in fila fuori dalla sua piccola casa, pronte a raderla al suolo in nome del progresso stradale; l’abitazione, infatti, sorge sul percorso che dovrà seguire la nuovissima tangenziale, e per questo deve essere abbattuta. Per un crudele gioco del destino, il pianeta Terra ricopre, nell’universo, lo stesso ruolo che ha la casetta di Arthur nella quieta campagna inglese: una flotta di astronavi vi orbita attorno, comandata dal prostetnico Vogon Jeltz dell’Ente Galattico Viabilità Iperspazio, pronta a fare fuoco e distruggerlo per sempre.

Questa, però, è anche la storia di un libro, la Guida galattica per gli autostoppisti, appunto; ebook ante litteram, composto di più di un milione di pagine digitali che racchiudono tutte le notizie importanti che un aspiranti viaggiatore spaziale dovrebbe sapere sui luoghi che vuole visitare (mai permettere ad un Vogon di leggervi le sue poesie, ad esempio). Grazie ad intrepidi esploratori la Guida è costantemente aggiornata, riveduta ed ampliata. Uno di questi coraggiosi è Ford Prefect, amico di Arthur Dent, alieno proveniente dalla stella Betelgeuse, giunto sulla Terra per reperire nuove informazioni su di essa ma rimastovi intrappolato per quindici anni; le sue lunghe ricerche lo hanno portato a modificare la precedente lacunosa descrizione del pianeta (“Innocuo”) con una molto più efficace: “Fondamentalmente innocua”.

Chiedendo un passaggio ad una delle astronavi demolitrici, Ford e l’ignaro amico, trascinato a forza, scampano miracolosamente alla distruzione del pianeta. Arthur si ritrova così improvvisamente catapultato in un mondo a lui completamente sconosciuto, fatto di alieni dalle forme più disparate e di pesci babele (capaci di tradurre simultaneamente qualsiasi lingua spaziale), di astronavi alimentate a “propulsione di improbabilità infinita” e di androidi depressi e deprimenti.

Douglas Adams, con una scrittura estremamente fluida e accattivante, insieme ad un umorismo fine e graffiante si diverte, e diverte il lettore, nel dare vita ad una serie di luoghi e personaggi accattivanti, originali, capaci di imprimersi immediatamente nella memoria suscitando simpatia o avversità genuine, oltre ad una certa dose di immedesimazione. Un libro libero da pretese, creato quasi per gioco con il semplice scopo di intrattenere, obiettivo che raggiunge pienamente; il romanzo si muove nel campo dell’assurdo, a volte perdendovisi e ritrovando la strada poco dopo e raggiungendo picchi estremi di nonsense. Conclusa la lettura di Guida galattica per gli autostoppisti si ha voglia di aprire subito il capitolo successivo della saga, per seguire le arrembanti avventure dei protagonisti, ma anche e soprattutto per lasciarsi trascinare dalle parole e dalla propria immaginazione in un altro spazio e in un altro tempo, senza mai farsi prendere dal panico.

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