Testo di – ALICE ARDUINO


Dal 2 Novembre 2016 all’11 Febbraio 2017, la Galleria Franco Noero di Torino presenta la personale di Robert Mapplethorpe, realizzata per la prima volta nello spazio di Piazza Carignano 2, in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation.

La selezione di fotografie è una sequenza di associazioni, somiglianze e contrasti cari all’artista: ritratto, natura morta, nudi maschili e femminili, parti del corpo e sensualità. La mostra è allestita negli spazi della galleria, situata all’interno di un edificio di fine Settecento con una fuga di stanze classicamente decorate. Grazie all’architettura degli spazi presenti, è possibile visualizzare un viaggio tra le sue opere più importanti, dall’occhio giovanile dell’artista degli anni Settanta, fino  alle opere sofisticate degli anni Ottanta, venate di sottile edonismo.

Tra le immagini presenti troviamo i fiori e le nature morte che creano un contorno di sequenze più complesse, tra le quali, due dei suoi modelli preferiti, Milton Moore e Dennis Speight. Nella sala principale, decorata da grandi specchiere, sorge l’autoritratto dell’artista, in cui Robert brandisce un coltello. L’oggetto, diventa una protesi appuntita del suo braccio, in una posa che unisce una velata minaccia alla curiosa costante ricerca di qualcosa.

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Ma per capire a fondo l’animo del fotografo, è necessario riportare la sua biografia e descrivere attentamente l’obbiettivo della sua arte.

Robert Mapplethorpe è un fotografo statunitense nato a New York il 4 novembre 1946 e morto a Boston il 9 marzo 1989.

Da sempre fissato per il sesso e il nudo maschile fin dall’infanzia, in cui prenderà coscienza della sua omosessualità, Robert farà della sua vita, un opera d’arte, ricercando le sue ossessioni e i suoi desideri nella fotografia e immortalando la bellezza nelle sue immagini. Utilizza la macchina fotografica come una “confessione”, in cui esprime tutta la sua creatività. “Io non faccio foto, faccio parte dell’evento, in questo senso non mi considero fotografo. La fotografia per me è uno strumento per fare un oggetto”. (Intervista pubblicata in Flash Art Italia n° 124, gennaio 1985.)

Mapplethorpe ritrae il suo universo personale, dedicandosi alla bellezza dei corpi femminili e dei modelli gay conquistati nei sex club newyorkesi fino ad arrivare alla raffigurazione di personaggi famosi presenti sulla scena pop americana, come Andy Warhol, Deborah Harry, Patti Smith, Amanda Lear e la culturista Lisa Lyon. Nel 1967 il suo incontro fortuito con la ancora sconosciuta Patti Smith, segna l’inizio di una relazione amorosa e una convivenza che si protrarrà negli anni, in una sana amicizia. Sarà lei la sua prima musa ispiratrice e protagonista di molti scatti, tra cui quella che la raffigura sulla copertina dell’album “Horses”.

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In quegli anni, conosce Sam Wagstaff che diverrà amante e compagno di vita, introducendolo nell’alta società e dando inizio al suo successo come fotografo. Ossessionato dalla bellezza dei corpi nudi spazierà sulla scena underground, tra coppie omosessuali e sadomaso, fino alla creazione dei magnifici “blacks”, nudi afroamericani scolpiti come il marmo, talvolta rappresentati con gli organi genitali scoperti, come focus principale dell’immagine. Saranno queste opere che lo porteranno all’apice del successo.

Tra i suoi lavori, “Portfolio X” è sicuramente la più scandalosa per i contenuti, visto che comprende un autoritratto di spalle con una frusta inserita nell’ano. L’obbiettivo era quello di mischiare arte e pornografia, scardinandone il confine. I suoi soggetti sono coppie autentiche della scena gay newyorkese, corpi nudi di uomini che fanno riferimento a pratiche erotiche estreme come fist-fucking e il bondage. Le sue opere troppo “osè” per l’epoca, crearono un forte dibattito tra arte e religione. L’allestimento della sua mostra “The Perfect Moment” del 1990 (che comprendeva sette ritratti sadomaso) portò al processo contro il Cincinnati Contemporary Arts Center con l’imputazione di induzione all’oscenità. Il direttore e il museo vennero in seguito prosciolti, ma questo non spense le polemiche sulla sua arte.

Alla base delle sue immagini, vi è una ricerca della forma, l’istinto fondamentale è diretto verso un concetto di bellezza che fa parte di tutte le creature viventi e irradia la sua energia anche sugli oggetti che ci circondano. Robert vedeva i corpi nudi come statue che rievocavano le nudità classiche e accostavano la sua fotografia alle opere di Leonardo e Caravaggio. La sua arte è fuori dagli schemi e dalle convenzioni sociali, una liberazione sessuale presente proprio negli anni 60-70 in America con i primi movimenti omosessuali. Le sue foto ridavano dignità e bellezza ad una categoria di persone considerate degradanti. Le sue immagini, considerate a tratti violente per le pose trattate, si esprimono  con uno studio quasi maniacale della luce sulla materia e la forma, prediligendo le linee forti, nette, con volumi plastici e chiaroscuri estremi, evidenziati dalla fotografia in bianco e nero.

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Anche nelle immagini di nature morte vi una sottile allusione alla sessualità. I fiori infatti, sono gli organi sessuali delle piante e richiamano ai suoi lavori omoerotici. In una intervista dichiarerà: “Nel fotografare un fiore, mi pongo più o meno nello stesso modo di quando fotografo un cazzo. In sostanza è la stessa cosa. E` un problema di luce e di composizione. Non c’è molta differenza. La visione è la stessa”.

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Possiamo dare il merito a Robert Mapplethorpe di aver creato un arte fotografica considerata in quegli anni tabù, ma che grazie alla rivoluzione sessuale, oggi, è considerata un documento iconografico di incredibile importanza e mostrato nelle migliori gallerie d’arte del mondo.

BIOGRAFIA

Di origine cattolica è sempre stato ossessionato dal nudo e dalla pornografia sin dall’infanzia. A 16 anni viene sorpreso a rubare un giornale pornografico gay sostenendo “Erano sigillati, il che li rendeva anche più sexy; perché non li potevi vedere […]. Pensavo che se avessi potuto in qualche modo renderli arte, se avessi potuto mantenere quella sensazione, avrei creato qualcosa di unicamente mio”. Per soffocare i suoi istinti omosessuali si iscrive all’associazione paramilitare “National Honor Society of Pershing Rifles” di cui lo stesso padre faceva parte. Sono gli anni tra il 1963 e il 1969, quelli della guerra del Vietnam, della rivoluzione sessuale,  degli hippies e delle rivolte studentesche, anni che portarono ad un profondo cambiamento della società americana. Robert assecondando le mode del tempo, fa uso di marijuana, LSD, speed-ball, droghe che lo accompagneranno per tutta la vita. Nel 1967 conosce Patti Smith, giovane donne non ancora famosa, appena arrivata a N.Y. con cui avrà una relazione. Inizierà a fotografare con una Polaroid e coltiverà la sua passione per l’immagine grazie anche al curatore della sezione fotografica del Museum of Modern Art, John McKendry. Nel 1973 espone la prima personale, “Polaroids”, presso la Light Gallery di New York, ma la svolta della sua carriera arriva con l’amante Sam Wagstaff, che lo itrodurrà nell’alta società, permettendogli di fare del suo lavoro una professione retribuita. Sam gli regalerà la prima macchina fotografica professionale, la “Hasselblad” con cui produrrà centinaia di capolavori che lo renderanno famoso, fino al controverso “The X portfolio”, una serie di fotografie sadomaso agli innumerevoli ritratti di personaggi famosi e nature morte.

All’apice della sua carriera, nel 1989, Robert Mapplethorpe muore a causa delle complicazione portate dalla malattia dell’AIDS.

In una intervista realizzata dopo la sua morte il fratello Edward dichiarerà: “Qualunque fosse la forza che ha reso mio fratello Robert Mapplethorpe un artista è la stessa cosa che lo ha divorato e ucciso”.

Attualmente, la Fondazione Robert Mapplethorpe si occupa di gestire il suo patrimonio e di promuovere la fotografia e la lotta contro l’AIDS. All’interno del libro di Patti Smith “Just Kids” è possibile trovare numerosi dettagli della vita e del pensiero del fotografo americano.

Per maggiori informazioni sugli orari d’apertura della Galleria Franco Noero, consultare il sito: www.franconoero.com

Copyright immagini | © Robert Mapplethorpe Foundation

APPROFONDIMENTI

“Robert Mapplethorpe. Fotografia a mano armata” di Jack Fritscher, Johan & Levi Editore, 2016

“Robert Mapplethorpe. La ninfa Fotografia” di Germano Celant, Skira Editore, 2014

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